Manlio Messina, «Schifani fa rimpiangere Crocetta»

Il deputato catanese entra nella componente di Sud chiama Nord alla Camera e boccia il presidente della Regione. Resta però dentro Fratelli d’Italia.

Manlio Messina

Il giudizio su Renato Schifani è una bocciatura senza appello. «Lo ritengo poco capace per il ruolo che è chiamato a svolgere», dice Manlio Messina in un’intervista pubblicata da Repubblica Palermo. «Sta facendo rimpiangere Crocetta, sia nell’azione politica che in quella di governo. Per me rappresenta il peggior presidente nella storia della Regione siciliana».

L’addebito che il deputato catanese muove al presidente riguarda i rapporti dentro la coalizione. «Anziché combattere l’avversario politico ha combattuto i suoi alleati per voler primeggiare sugli altri. A mio avviso è sbagliato. È una cosa che non si fa», afferma.

Il prestito che vale una componente

Le parole arrivano mentre Messina compie un passaggio che a Montecitorio ha fatto rumore. È entrato nella componente di Sud chiama Nord alla Camera, presentata il 21 ottobre in una conferenza stampa, pur restando politicamente dentro Fratelli d’Italia.

Il conto è presto fatto. Per costituire una componente servono almeno tre deputati e Cateno De Luca poteva contare solo su Francesco Gallo, unico eletto con il movimento nel 2022. Il partito di Giorgia Meloni ne ha messi a disposizione altri due, Messina e Luca Sbardella, commissario regionale di FdI in Sicilia. Il gruppo autonomo è nato così, nell’ambito dell’intesa tra le due forze.

L’operazione ha anche un effetto pratico sul voto che verrà. Con la componente, De Luca si sottrae alla cosiddetta norma anti-cespugli della nuova legge elettorale, che innalza il numero di firme richieste ai partiti più piccoli.

Nessuna rottura con Meloni

Messina tiene a precisare che il suo non è uno strappo. «Sud chiama Nord è un partito in piena sintonia con la linea di Giorgia Meloni e del centrodestra», spiega. «Cateno De Luca, a mio avviso, potrà dare un contributo determinante per tornare a vincere le Politiche».

Il ragionamento è di prospettiva nazionale. «Abbiamo un progetto comune per governare l’Italia», aggiunge. «De Luca ha già dimostrato le capacità di cui è in possesso. Il suo radicamento in Sicilia alla fine può fare la differenza».

Il capitolo che resta chiuso

Sull’uscita da Fratelli d’Italia nell’estate del 2025, quando passò al gruppo Misto, l’ex assessore regionale al Turismo del governo Musumeci non aggiunge nulla a quanto disse allora. «Si tratta di un problema interno al partito, un conflitto più umano che politico che mi ha colpito molto sul piano personale», dice. «Se ho deciso di non parlarne all’epoca, certo non lo faccio adesso».

Nessun rammarico nemmeno per la corsa a sindaco di Catania alla quale rinunciò. «C’è un tempo per ogni cosa», afferma. «Ero stato eletto da poco alla Camera e ho creduto fosse giusto mantenere l’impegno preso nei confronti degli elettori. Non sono pentito».

Il dopo Schifani e la casa rimessa in ordine

Sul candidato da schierare se il bis del presidente non dovesse arrivare, Messina lascia la scelta ai partiti e indica un profilo. «Spero in un candidato dinamico, che abbia a cuore le sorti della Sicilia, ma anche le capacità di governare una regione difficile con mille problemi», dice.

Chiude con un bilancio della classe dirigente siciliana del suo partito, uscita da un commissariamento. «In passato c’è stato un momento di smarrimento. È successo che i dirigenti abbiano tirato acqua al proprio mulino e non a quello del partito», ammette. Il merito di aver rimesso ordine lo attribuisce proprio a Sbardella, perché «proprio la sua presenza ha consentito di mettere ordine, e di questo ne beneficia la crescita del partito e della classe dirigente».