Sammartino dai Nebrodi: «La sfida è creare valore e lavoro in Sicilia»

Dai prodotti alle filiere, dalla DOC agli investimenti: Luca Sammartino traccia ai Nebrodi le priorità per l’agricoltura siciliana.

Una giornata cominciata parlando di produzioni di qualità e proseguita a 1.400 metri di quota, tra gli operai forestali dei Nebrodi. È da qui che Nino Amadore apre il confronto con Luca Sammartino, vicepresidente della Regione Siciliana e assessore regionale all’Agricoltura, ospite del Festival del Giornalismo Enogastronomico dei Nebrodi.

Il punto di partenza è il territorio. Non soltanto quello da raccontare, ma quello da trasformare in economia. Sammartino arriva sui Nebrodi dopo essere stato alla manifestazione dedicata alla pesca IGP di Leonforte, prodotto che indica come esempio della capacità di una filiera di attribuire valore alla materia prima e portarla sui mercati nazionali e internazionali.

«Riuscire a dare valore al prodotto è il grande sforzo che la filiera deve compiere e sta provando a compiere anche in altri settori della produzione primaria della nostra regione», spiega Sammartino.

Dai forestali al turismo lento

Amadore parte dalla giornata trascorsa sul territorio e dalla visita agli operai forestali. Sammartino rivendica il ruolo di lavoratori che, osserva, sono stati spesso «bistrattati», ma che possono rappresentare una risorsa importante quando vengono inseriti in una programmazione concreta.

Il vicepresidente racconta gli interventi effettuati nelle aree montane e il recupero dei caseggiati rurali, che la Regione punta a restituire alla fruizione.

«Sono quei caseggiati che vogliamo rimettere a fruizione dell’economia lenta, di quel turismo che spende e che riesce ad attrarre anche investitori».

Il ragionamento si allarga quindi all’identità dei Nebrodi, fatta di patrimonio naturalistico, biodiversità, produzioni e gastronomia. Elementi che, nella visione esposta da Sammartino, devono essere messi insieme per costruire un’offerta territoriale capace di funzionare durante tutto l’anno.

«La straordinaria forza di queste aree è che l’identità nebroidea la si riesce a toccare un po’ ovunque», afferma.

E sui forestali il giudizio è netto: «Gli operai della forestale, se utilizzati, sono una grande risorsa».

La sfida delle filiere

Amadore porta quindi il confronto su alcune delle produzioni simbolo dei Nebrodi, dal Suino Nero alla frutta secca. Il problema è noto: le eccellenze esistono, ma il sistema produttivo resta spesso frammentato. Come trasformare tante realtà in una filiera realmente organizzata?

Sammartino individua nell’aggregazione uno dei passaggi decisivi.

«Qui abbiamo già un’offerta molto ricca. Dobbiamo in qualche modo aiutare le imprese, anche e soprattutto in questa fase sul lato dei costi».

Il vicepresidente cita in particolare la filiera della frutta secca e le realtà della trasformazione che operano nell’area nebroidea, ricordando gli interventi realizzati attraverso i programmi integrati di filiera.

Ma per Sammartino il problema non si risolve soltanto attraverso i finanziamenti. Serve anche un cambiamento culturale tra gli stessi operatori.

«La filiera si supera e si riesce a mettere insieme se abbiamo l’onestà intellettuale, se i nostri agricoltori riescono ogni tanto a venir meno a quello che purtroppo è un problema endemico della nostra regione».

Il riferimento è alla difficoltà di aggregarsi e alla tendenza a guardare al risultato del vicino anziché costruire insieme.

«Tanti modelli vincenti della nostra regione si sono consolidati ormai sul mercato, ma soprattutto anche come realtà economiche importanti che creano sviluppo mettendo insieme i produttori della filiera primaria e i trasformatori».

«Il valore deve rimanere in Sicilia»

È uno dei passaggi centrali dell’intervista. Per anni, osserva Sammartino, la Sicilia ha prodotto materie prime che venivano poi trasferite in altre regioni per essere lavorate e confezionate.

Con una conseguenza: il prodotto nasceva nell’Isola, mentre altrove rimanevano trasformazione, reddito e occupazione.

«Fino a qualche anno addietro il nostro prodotto andava in altre regioni del Paese, veniva lavorato, veniva confezionato, creava reddito lì, creava valore a quel prodotto e lì c’era la ricaduta occupazionale».

È questo meccanismo che la Regione, secondo Sammartino, ha cercato di invertire.

«Noi abbiamo voluto puntare invece al fatto che in Sicilia si dovesse creare lavoro dall’industria del semilavorato e quindi dall’indotto secondario».

Una strategia che significa non accontentarsi della qualità della produzione agricola, ma completare la filiera: coltivare, trasformare, confezionare e commercializzare. E soprattutto fare in modo che una quota maggiore del valore economico prodotto rimanga sul territorio.

Il peso del caro carburante

Il confronto affronta inevitabilmente anche le difficoltà delle imprese. Il costo del carburante, dei fertilizzanti e delle materie prime sta comprimendo i margini delle aziende agricole e produce conseguenze che arrivano fino al consumatore.

Sammartino utilizza un’immagine molto concreta: il prezzo del pane che cresce mentre quello riconosciuto al grano può diminuire.

«L’emblema più grande lo abbiamo avuto in questi anni con l’aumento del costo del pane e col crollo del prezzo del grano».

La Regione, spiega, sta cercando di intervenire con misure di sostegno, ma la dimensione del problema supera le possibilità di un’amministrazione regionale.

«È chiaro che come Regione non possiamo affrontare da soli quello che è un impatto economico gigantesco che sta colpendo il nostro Paese e tutta l’Europa».

Il ritorno del vino sui Nebrodi

Amadore sposta poi il confronto su una delle prospettive sulle quali il Festival insiste da tempo: riportare la viticoltura nei Nebrodi e costruire un’identità enologica riconoscibile. La domanda è diretta: a che punto è il percorso della DOC?

Sammartino definisce la DOC nebroidea un progetto che nasce dal basso.

«La DOC Nebroidea è un’invenzione, consentitemi di dire, veramente figlia di questo territorio, della lungimiranza di alcuni viticoltori e di alcune cantine».

Il percorso passa attraverso gli studi scientifici e il recupero dei vecchi vitigni, compresi quelli che hanno resistito nel tempo alle fitopatie e che rappresentano una parte del patrimonio agricolo e storico del territorio.

Ma la denominazione, nella lettura di Sammartino, non avrebbe soltanto una funzione di tutela del vino.

«Creare una DOC in questo territorio vuol dire dare anche valore al territorio in termini numerici, in termini qualitativi e quantitativi».

Vino, paesaggio e turismo diventano così parti dello stesso progetto.

«Condirla anche con l’eccellenza del vino vuol dire darle un rilancio economico, darle una prospettiva occupazionale, ma soprattutto dare anche valore alle tante strutture di ricettività, sia agrituristica che turistica, che si stanno realizzando».

L’agenda dell’assessorato

Nella parte conclusiva Amadore chiede a Sammartino di tracciare una sorta di agenda dei prossimi mesi dell’assessorato.

Tra i temi indicati ci sono gli interventi sul caro carburante, il sostegno alla cerealicoltura e gli incentivi alla nuova semina, insieme alle misure necessarie per affrontare le conseguenze degli eventi climatici che hanno colpito il comparto.

«L’agricoltura in questa variazione di bilancio vedrà e troverà sicuramente spazio, con l’ausilio anche delle forze parlamentari di minoranza, perché è un comparto che ha sempre bisogno di aiuto, ma soprattutto che vive un’attenta programmazione e anche fasi emergenziali».

Un piano per ripiantare gli alberi

La Regione punta inoltre a un nuovo piano di ripiantumazione nelle zone dove gli incendi hanno distrutto superfici agricole e patrimonio naturalistico.

È uno dei passaggi in cui Sammartino lega maggiormente agricoltura e identità.

«Quando si perde un impianto, quando si perde una pianta, si perde la storia e l’identità di quel territorio».

Dietro ogni coltivazione, aggiunge, non c’è soltanto un valore economico.

«Intorno a una pianta c’è la fatica dell’uomo e di chi ci lavora, ma c’è anche la prospettiva di una generazione che vive di quelle piante».

L’obiettivo annunciato è utilizzare risorse comunitarie e regionali per ricostruire ciò che gli incendi hanno cancellato, accompagnando l’intervento con una maggiore attenzione alla prevenzione e al senso civico.

«Feste e festicciole? Non ci saranno»

Dopo le domande di Amadore, il confronto si apre alla platea. Un giornalista solleva il tema delle cosiddette «mancette», chiedendo se, in una fase di difficoltà per famiglie e imprese, nelle variazioni di bilancio continueranno a trovare spazio contributi destinati a iniziative locali.

Sammartino distingue nettamente tra investimenti destinati ai territori e contributi per manifestazioni.

«Definiamo la mancetta. Se per mancetta si intende l’investimento all’interno di un Comune e quindi di un’opera pubblica, io non la definisco mancetta».

Diverso il giudizio su altre forme di finanziamento.

«Se per mancetta si intende la festa, la festicciola, per quanto mi riguarda non ci sarà in questa operazione di bilancio».

Dai prodotti al sistema Nebrodi

Alla fine del confronto emerge un filo che attraversa quasi tutti i temi affrontati da Amadore e Sammartino: i Nebrodi non hanno bisogno di inventare la propria identità. Quell’identità esiste già.

È nei prodotti agricoli, nella frutta secca, nel Suino Nero, nei boschi, nei caseggiati rurali, nei vitigni da recuperare e in un patrimonio gastronomico che rappresenta uno degli elementi più riconoscibili di questa parte della Sicilia.

La sfida è trasformare tutto questo in sistema: mettere insieme produttori e trasformatori, trattenere sul territorio il valore aggiunto delle produzioni, costruire nuove opportunità di lavoro e collegare agricoltura, turismo, ambiente e ricettività.

Perché il punto, nelle parole di Sammartino, non è soltanto continuare a produrre eccellenze. È fare in modo che quelle eccellenze generino qui, nei Nebrodi e in Sicilia, sviluppo e occupazione.