Ballottaggi e rating S&P, la Sicilia che convince i mercati ma boccia il centrodestra
C’è una Sicilia che convince i mercati internazionali e una Sicilia che, nelle stesse ore, non convince i suoi elettori. Nel giro di pochi giorni il governo regionale ha mostrato entrambe le facce, e proprio nella distanza tra le due si misura lo stato di salute reale del centrodestra isolano.
Da una parte il dato freddo e incontestabile. Standard & Poor’s conferma il rating della Sicilia a BBB+ con outlook stabile, in fascia investment grade. Non è tecnicismo per addetti ai lavori: è la certificazione, da parte di un’agenzia che non distribuisce medaglie per cortesia, che la Regione ha messo ordine nei conti, con bilanci approvati con puntualità e maggiore disciplina fiscale. Per una Sicilia a lungo sinonimo di bilanci in ritardo e fondi europei restituiti a Bruxelles, è un risultato vero, che il presidente Renato Schifani rivendica con orgoglio. E ha ragione: quei numeri non li ha prodotti la sua comunicazione, li ha prodotti un analista esterno.
Le urne che bocciano il centrodestra
Dall’altra parte, però, ci sono le urne. E le urne, nello stesso fine settimana, raccontano una storia opposta. Ai ballottaggi il centrodestra perde Agrigento, dove Michele Sodano stravince contro Dino Alonge. Perde Bronte, dove Giuseppe Gullotta ribalta il primo turno. E a Ispica si afferma Pierenzo Muraglie, espressione di un’area civica e centrista. Tre città, tre segnali: la buona gestione finanziaria non si sta traducendo in consenso nei territori.
Il caso più emblematico è Agrigento, e non a caso è lì che l’opposizione pianta la bandiera. Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, esulta sui social: «Con il 70% a valanga siamo riusciti a scrivere un pezzo di storia in una competizione sulla carta considerata impossibile. Il modello Agrigento è una prova generale per mandare a casa Schifani e i suoi sodali». E dal palco, visibilmente commosso, rilancia la stessa lettura: «Oggi abbiamo compiuto un miracolo politico, fondato su tre elementi: la credibilità di un progetto, l’unità d’intenti e il candidato giusto, Michele Sodano. Come è accaduto ad Agrigento, può accadere in tutta la Sicilia, mandando a casa il governo Schifani». Una vittoria del campo largo, dal Pd al Movimento 5 Stelle passando per Avs e Casa Riformista, che diventa subito laboratorio regionale.
Forza Italia tra rigenerazione e inchieste
Ed è proprio ad Agrigento che, nelle stesse ore, Forza Italia prova a ripartire. Il commissario regionale Nino Minardo annuncia una «rigenerazione» del partito, con coordinamenti territoriali allargati a Messina, Agrigento e Caltanissetta. Ma quella ripartenza nasce su un terreno fragile: Riccardo Gallo ha comunicato l’autosospensione dagli incarichi ad Agrigento, come già Michele Mancuso a Caltanissetta, entrambi coinvolti in vicende giudiziarie. Minardo rivendica, correttamente, una linea garantista: un’indagine non può diventare «il racconto di un intero partito». È un principio sacrosanto, gli indagati sono innocenti fino a prova contraria.
Resta però il quadro politico, ed è qui che l’analisi si fa impietosa. Nello stesso luogo in cui Forza Italia deve ricucire dopo l’autosospensione di un suo dirigente, il centrodestra consegna la città al campo avversario, che la incorona subito come modello anti governo regionale. Debolezza giudiziaria e debolezza elettorale convergono nello stesso punto della mappa.
C’è però un’ultima nota, ed è quella che conta di più. Lo stesso La Vardera, chiusa la festa, ha lanciato un appello alla responsabilità: «Dobbiamo tutti spogliarci delle magliette politiche e ricordarci che oggi finisce la campagna elettorale. Da oggi viene prima di tutto Agrigento». È il banco di prova vero, per i vincitori come per il governo regionale: trasformare la vittoria, e il rating, in risposte concrete. Perché il BBB+ è una condizione necessaria, non sufficiente. I conti in ordine non creano da soli lavoro, non riparano le strade, non trattengono i giovani che partono e, come dimostrano i ballottaggi, non bastano a vincere le elezioni. Una Regione finanziariamente solida ma politicamente in affanno ha smesso di perdere la prima partita. Non ha ancora vinto la seconda.
