Prezzi benzina 2025: la Sicilia e il paradosso delle raffinerie

Il Brent vola a 100 dollari, la benzina sfiora i 2 euro. La Sicilia, terra di raffinerie, paga tra i prezzi più alti d’Italia.

Prezzi benzina Sicilia: il paradosso di chi lavora il greggio e paga di più

I prezzi del gasolio in Sicilia restano tra i più alti d’Italia, in una regione che ospita alcune delle raffinerie più grandi del Mediterraneo. La benzina sfiora i due euro al litro nei distributori italiani. Il gasolio li ha già superati: in autostrada la media è a 2,14 euro, con punte di 2,21 in alcune tratte. A Priolo-Augusta, nel Siracusano, si estende uno dei poli petrolchimici più importanti d’Europa. A Milazzo c’è un’altra raffineria di rilievo. A Gela il petrolio ha segnato la storia di generazioni intere. Il greggio arriva qui, viene lavorato qui, diventa carburante qui. E poi, quando torna nei distributori, costa come se tutto questo non esistesse.

È una stortura che i siciliani conoscono da decenni. Ogni volta che i prezzi salgono, la stanchezza aumenta. Non è rabbia urlata: è la stanchezza silenziosa di chi vede le petroliere entrare in porto e poi si ritrova a pagare il pieno come se vivesse in un’isola senza risorse energetiche.

Il Brent a 100 dollari trascina i listini

Dietro il rialzo c’è la guerra. Gli attacchi degli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, a due petroliere saudite nel Mar Rosso hanno fatto scattare l’allarme sui mercati internazionali. Il Brent ha chiuso a 100,65 dollari al barile, in rialzo del 7% in una sola seduta. Le Borse hanno risentito del colpo: Milano ha perso il 2,8% con il Ftse Mib, risultando la peggiore tra le piazze europee.

Non servono interruzioni reali delle forniture per far muovere i prezzi: basta la percezione del rischio. L’ipotesi di un aumento della produzione OPEC a settembre, circa 188.000 barili in più al giorno secondo l’agenzia Reuters, non ha portato sollievo. Non ci sono conferme ufficiali, e con l’instabilità del Mar Rosso qualsiasi decisione rischia di essere superata dagli eventi.

La benzina in modalità self service è ancora sotto i due euro, ma appena. La media nazionale è a 1,957 euro al litro. Il presidente di Unem, Gianni Murano, ha indicato un aumento imminente di 5-8 centesimi se le quotazioni internazionali resteranno a questi livelli. Per chi è già partito o sta per partire, il pieno costa mediamente 15-20 euro in più rispetto a un mese fa.

Chi abita nelle aree interne paga il conto più salato

Nelle zone interne della Sicilia la questione non è turistica. Non c’è un treno, l’autobus passa due volte al giorno, l’auto è l’unico modo per andare a lavorare, accompagnare i figli a scuola, raggiungere un ospedale. Per queste famiglie il rincaro del carburante non è un disagio da gestire: è una spesa obbligata che cresce ogni settimana, senza alternative. Una tassa invisibile che si paga ogni mattina.

Il governo e le accise: nessuna misura dal Consiglio dei ministri

Le associazioni dei consumatori chiedono un taglio immediato delle accise, almeno fino a fine agosto. Il Codacons ha sollecitato un intervento urgente per limitare i danni sulle partenze estive. Le opposizioni si sono unite al coro. Il Consiglio dei ministri ha approvato il Ddl Concorrenza, che contiene anche una riforma dei distributori di carburanti, ma sul prezzo alla pompa non è arrivata nessuna misura concreta.

È lo schema che si ripete ogni volta che il petrolio sale: il governo monitora, attende, valuta. Le famiglie intanto pagano. Quando il taglio delle accise arriva, arriva tardi e dura poco. Poi le accise tornano e il dibattito ricomincia.

L’effetto sui consumi: 700 milioni in meno per le vacanze

Confesercenti ha stimato che nei soli mesi di luglio e agosto i rincari costeranno alle famiglie italiane circa 700 milioni di euro in più. Non è un numero astratto: sono soldi che escono dai portafogli per finire nei serbatoi, sottratti ai consumi locali. Una famiglia che spende cento euro in più per il carburante è una famiglia che spende cento euro in meno al ristorante, nel negozio, nella struttura ricettiva della località di villeggiatura. Per un Paese che costruisce una parte importante del suo PIL sul turismo estivo, non è un dettaglio secondario.

Se la tensione nel Mar Rosso non si allenta, i prezzi potrebbero continuare a salire. Sullo sfondo resta il rischio di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Bce a settembre, se l’inflazione ripartisse sull’onda dei prezzi energetici. Le famiglie italiane si avviano alle vacanze con il pieno più caro degli ultimi mesi. Un taglio temporaneo delle accise non risolverebbe il problema di fondo, ma almeno attenuerebbe il colpo nel momento in cui fa più male. Per ora il governo ha scelto di non muoversi.