Rapporto Istat 2025: 13 milioni di italiani a rischio povertà, il Sud resta l’area più fragile
Stress da lavoro (cataniaoggi.it-pexels)
L’Italia dei divari: un abitante su cinque è a rischio povertà, mentre il Sud tocca la soglia critica del 38,4%. I nuovi dati Istat evidenziano un lieve calo dell’esclusione sociale grazie alla ripresa dell’occupazione, ma cresce la deprivazione grave per 3 milioni di persone: i giovani denunciano un Paese con “condizioni da periferia dell’Ue”.
Il report Istat “Segnali di miglioramento delle condizioni di vita” fotografa un’Italia a due velocità. Se da un lato la quota di popolazione a rischio povertà o esclusione sociale scende leggermente al 23,1% (pari a 13,3 milioni di persone), dall’altro si aggrava la condizione dei più fragili. Il reddito medio sale a 39.501 euro, ma resta in termini reali inferiore di quasi il 5% rispetto ai livelli del 2007. L’allarme principale riguarda la deprivazione grave, che colpisce oltre 3 milioni di cittadini impossibilitati a garantire pasti adeguati o a sostenere spese impreviste.
L’emergenza del Sud e il lavoro povero
Il Mezzogiorno si conferma l’area più vulnerabile del Paese: qui il rischio di povertà raggiunge il 38,4%, con punte di deprivazione grave (9,1%) quasi doppie rispetto alla media nazionale. Resta stabile al 10,2% il fenomeno del “lavoro povero”: avere un impiego spesso non garantisce la dignità economica a causa di part-time involontario e precarietà. La situazione peggiora drasticamente per gli stranieri (38,2% di rischio) e per le famiglie numerose o monoparentali, dove il rischio di indigenza raddoppia rispetto alle coppie senza figli.
L’esodo dei giovani: l’Italia come “periferia europea”
Secondo un’analisi dell’Eurispes, l’anomalia italiana spinge ogni anno 34.700 giovani a cercare fortuna all’estero, generando una perdita di Pil stimata in 1,66 miliardi di euro. Il rapporto evidenzia come i neo-laureati italiani trovino spesso condizioni contrattuali peggiori rispetto ai colleghi in Bulgaria, Polonia o Croazia. «L’Italia offre condizioni da periferia europea nonostante un Pil da economia avanzata», si legge nel documento, che sottolinea come il 28,3% dei lavoratori under 35 sia confinato in fasce di basso reddito.
Reazioni politiche e preoccupazione delle imprese
I dati hanno innescato uno scontro politico immediato. La segretaria confederale della Cgil, Daniela Barbaresi, ha chiesto politiche inclusive urgenti, mentre le opposizioni tornano a invocare il salario minimo con gli interventi di Arturo Scotto (Pd) e Valentina Barzotti (M5S). Critiche al governo anche da Italia Viva e Alleanza Verdi e Sinistra per la mancanza di strategie strutturali. Dal mondo produttivo, Confesercenti e Confcommercio esprimono timore per la “fragilità” dei consumi, evidenziata dai dati di febbraio che mostrano vendite al dettaglio stazionarie e un calo dei volumi dello 0,2%, quadro ulteriormente appesantito dalle recenti tensioni internazionali in Medio Oriente.
