Cateno De Luca a Paternò, «resto all’opposizione a Schifani»
Alla presentazione del libro «Non tutto è successo!» il leader di Sud chiama Nord esclude la corsa alla Regione con l’attuale coalizione. L’intesa con Fratelli d’Italia, precisa, vale solo sul piano nazionale.
Cateno De Luca durante la presentazione del libro «Non tutto è successo!» a Paternò
Nessuna candidatura alla presidenza della Regione con questo centrodestra. Cateno De Luca lo ha escluso senza giri di parole durante la presentazione del suo libro a Paternò, nella sala di San Francesco alla Collina. «Questo Centrodestra, non è quello che potrebbe sostenere Cateno De Luca che, invece, porta avanti una strategia di destrutturazione a destra e a sinistra», ha spiegato, precisando di non aver mai avanzato quella richiesta.
Il leader di Sud chiama Nord ha tenuto a separare i due piani. L’intesa raggiunta con Fratelli d’Italia riguarda il livello nazionale, non quello siciliano, dove la sua posizione resta quella di prima. «All’opposizione in Sicilia, rispetto a Schifani e a questo Centrodestra», ha chiarito. «L’accordo riguarda l’ambito nazionale e in particolare le tematiche relative a territori e sindaci che devono entrare nella prossima agenda di Governo».
Lo spiraglio e la condizione
Una porta, De Luca la lascia socchiusa, ma a condizioni sue. «Oggi abbiamo gli anticorpi per potere pretendere un rinnovamento radicale. Questo potrebbe essere un elemento di riflessione per discutere con un nuovo Centrodestra», ha aggiunto, rivendicando intanto la strada autonoma. «Intanto, il progetto “sindaco di Sicilia” va avanti, la nostra visione di dare un’impronta civica, autonomista e progressista si va sempre più consolidando».
Sul significato di quella formula si è soffermato a lungo rispondendo alle domande. Non uno slogan, ha sostenuto, ma un metodo che parte dai 391 comuni siciliani e dall’idea che i cittadini di tutti abbiano diritto agli stessi servizi. Ha citato il fondo per le autonomie locali, passato secondo la sua ricostruzione da un miliardo e duecento milioni nel 2012 a quattrocentocinquanta milioni nel 2026, e ha parlato di una visione palermocentrica da capovolgere restituendo ai sindaci risorse e poteri.
Chi c’era
L’incontro, moderato da Ferdinando Lo Presti, con la referente di Sud chiama Nord a Paternò Nunziatina Di Cavolo, ha riempito la sala di un pubblico in larga parte vicino al centrodestra e a Fratelli d’Italia in particolare. Tra i presenti il deputato nazionale Francesco Ciancitto, che ha portato il saluto di apertura ricordando come il comune di Paternò sia oggi retto da una commissione dopo lo scioglimento per infiltrazione mafiosa.
Da Palermo è arrivato in collegamento anche il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, che ha definito il movimento di De Luca una compagine nata da amministratori e ne ha indicato l’esperienza come possibile contributo anche per Paternò.
Il libro e le cicatrici
«Non tutto è successo!» è il titolo, e De Luca ne ha spiegato il doppio senso. Dietro quello che appare come successo ci sono rinunce, fatiche e cicatrici, ha detto, mettendo in guardia i più giovani dalle scorciatoie e dalla superficialità.
Ha raccontato un’infanzia in una famiglia umile di Fiumedinisi, il padre muratore e la madre contadina, le recite scolastiche vissute guardando da un angolo i genitori degli altri bambini. A quattordici anni l’inizio dell’attività politica nella sezione locale della Democrazia Cristiana, a quindici il primo lavoro di patronato, da cui è nata l’organizzazione che oggi guida.
Nel libro c’è anche il capitolo delle sconfitte, che De Luca considera utili perché costringono a fermarsi e capire. La provincia mancata per centottanta voti nel 1994, il seggio regionale perso nel 2001 per circa duecento preferenze, il risultato delle regionali del 2022.
