Schifani audito dalla commissione regionale Antimafia sul caso Armao

Il presidente della Regione ascoltato per tre ore dalla commissione Antimafia: prende le distanze dall’ex consulente Gaetano Armao

Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, è stato ascoltato per circa tre ore dalla commissione regionale Antimafia, dove ha preso le distanze dall’avvocato Gaetano Armao, coinvolto in un’inchiesta che ha investito la giunta regionale. Schifani ha depositato e letto davanti ai commissari una memoria di 24 pagine, nel tentativo di allontanare da sé ogni responsabilità per le vicende che hanno colpito governo e maggioranza.

Le domande della 5 Stelle e la distanza da Armao

La giornata in commissione è stata scandita da tre fasi: prima l’audizione di Antonello Cracolici, durata mezz’ora, poi l’intervento di Schifani, circa quaranta minuti, infine due ore di risposte alle domande dei commissari. La seduta è stata secretata, ma alcuni passaggi sono trapelati. Rispondendo alle domande della deputata del Movimento 5 Stelle Roberta Schillaci, il presidente ha definito la vicenda che riguarda Armao «inimmaginabile e deprecabile dal punto di vista umano». A tratti si è mostrato dispiaciuto: «non avrei immaginato che potesse accadere una cosa come questa, conosco Armao da 30 anni».

Il passato di Armao come consulente nazionale

Schifani ha poi allargato il discorso ricordando il curriculum dell’avvocato finito nei guai. «Fu perfino consulente dell’Antimafia nazionale fra il 2005 e il 2008», ha detto il presidente, un periodo in cui a Palazzo Chigi c’era Romano Prodi. La stoccata più dura è arrivata sul tema della presunzione di innocenza dichiarata in precedenza dallo stesso Schifani: «Se avessi visto in tempo le foto dell’inchiesta non avrei dichiarato che vige la presunzione di non colpevolezza. Ma quelle foto sono uscite il giorno dopo».

«Mai a cena con imprenditori in attesa di autorizzazioni»

Il presidente ha voluto sottolineare una differenza di comportamento rispetto all’ex consulente: «in quattro anni non sono mai andato a cena con imprenditori che hanno richieste di autorizzazione in corso», ha detto, un riferimento a condotte attribuite ad Armao. Schifani ha inoltre commentato e depositato agli atti il disegno di legge approvato dalla giunta pochi giorni dopo la richiesta di arresto di Armao, un testo che introduce un registro regionale per chi svolge attività di lobbying.

Le obiezioni dell’opposizione e la prossima audizione

Per la Schillaci e per il deputato del Partito Democratico Fabio Venezia, unici due membri dell’opposizione presenti in commissione, il provvedimento sul registro dei lobbisti arriva troppo tardi. I due hanno contestato a Schifani il ritardo con cui la giunta si è mossa, nonostante le inchieste che da due anni hanno coinvolto assessori, deputati del centrodestra e alti burocrati regionali. La commissione Antimafia proseguirà l’indagine sui casi di corruzione: la prossima audizione prevista è quella dell’assessore regionale all’Ambiente, Giusi Savarino, dal momento che la Cts è tecnicamente un organo del suo assessorato.

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che le ricostruzioni riportate corrispondono all’ipotesi accusatoria.