Catania, la rabbia del mare: Ognina e San Giovanni Li Cuti travolte, è scontro sulle polizze
Il ministro Musumeci cambia programma e visita il borgo marinaro: danni ingenti e polemiche sulle assicurazioni.
La furia del Ciclone Harry non ha risparmiato il cuore marittimo di Catania. Quella che si presenta agli occhi dei cittadini e delle istituzioni è una cartolina strappata: il lungomare è ancora al buio, ferito dalla violenza delle onde che hanno colpito duramente la scogliera e le attività economiche. Un pellegrinaggio amaro quello dei catanesi, che continuano ad affluire per vedere di persona, scattare foto e documentare sui social una devastazione che i media hanno già mostrato, ma che dal vivo fa ancora più male.
Il sopralluogo: da Ognina a San Giovanni Li Cuti
Il Ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, era atteso inizialmente a Ognina, storico approdo dei catanesi, ma il programma è cambiato in corsa. Il rappresentante del governo si è fermato in piazza del Tricolore per poi scendere verso il borgo di San Giovanni Li Cuti. Ad accompagnarlo, in assenza del sindaco Enrico Trantino impegnato a Roma, c’era il vicesindaco Massimo Pesce.
Lo scenario è desolante: attività commerciali squarciate dalle onde, strutture danneggiate e imprenditori che chiedono risposte immediate. Il ministro si è fermato a parlare con i titolari dei locali e degli stabilimenti colpiti, ribadendo però una linea ferma sulle procedure: «Il vostro interlocutore in questa fase deve essere la Regione».
L’allarme assicurazioni e la “beffa” delle polizze
Proprio tra le macerie della costa catanese si accende lo scontro sulle tutele. Musumeci ha sollevato il tema delle coperture assicurative, chiedendo di capire quante attività fossero coperte da polizza. Una posizione che ha scatenato la reazione veemente di Confesercenti. L’associazione di categoria ha denunciato un paradosso normativo che rischia di trasformarsi in beffa: la polizza “cat-nat” (catastrofi naturali) obbligatoria per le imprese, infatti, «non copre le mareggiate». Il timore è che chi ha pagato l’assicurazione non venga rimborsato perché l’evento non rientra nelle clausole, venendo paradossalmente penalizzato rispetto a chi non si è assicurato e potrebbe accedere ai contributi pubblici.
La corsa contro il tempo
Mentre si contano i danni, che per l’intera Isola (inclusi danni a Calabria e Sardegna) potrebbero oscillare tra i 500 e gli 800 milioni di euro, l’imperativo è salvare la stagione estiva. La ricostruzione delle infrastrutture più importanti richiederà competenze tecniche e tempi non brevi, ma la comunità catanese chiede di non essere lasciata sola in questa ennesima emergenza.
