Galvagno avverte La Vardera: «Grande comunicatore, ma non sarà lui il candidato»
Scontro a distanza sulle regionali: il presidente dell’Ars prevede il ritiro del leader di Controcorrente. «Senza intese, da solo, perde».
La corsa per Palazzo d’Orléans è ancora lontana, ma il clima è già quello dei giorni caldi. A incendiarlo è un duello a distanza tra Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. Il primo, in un’intervista al quotidiano La Sicilia, conferma la candidatura alla presidenza della Regione e chiude a ogni ritirata. Il secondo gli risponde con un video sui social che, dietro i complimenti di facciata, è un colpo deciso.
La Vardera tiene il punto e rivendica una corsa nata «dal basso», da un movimento senza risorse, rifiutando le offerte di posti in Parlamento arrivate per convincerlo a sfilarsi. La sua bussola, dice, è una sola: «resto in campo non per me, ma per riportare migliaia di siciliani al voto». E la sua scommessa guarda dove gli altri non guardano più: «La coalizione che voglio costruire va ben al di là del campo largo, perché ha come grande alleato il più grande partito, ossia quello dell’astensione. Partito cui solo noi riusciamo a parlare davvero». Con Avs e M5S rivendica un lavoro comune; sul Pd è tranchant: «nel Pd ci sono pezzi del partito, non tutto, che su di me hanno delle resistenze. Meglio così, con quei pezzi non voglio averci a che fare». Quanto agli avversari, non li teme: «non temo nemmeno la candidatura della Meloni a presidente della regione».
È a questo punto che Galvagno entra a gamba tesa. Il presidente dell’Ars accusa il collega deputato di aver provato a offenderlo, presentando il suo passato come un demerito: «Lui ha pensato di offendermi, di mettermi al paragone come se fosse una diminutio il fatto di essermi occupato in passato di organizzare serate». E ribalta tutto, rivendicando quell’esperienza: «ne vado assolutamente fiero e orgoglioso», perché gli è servita anche «per mantenermi gli studi» e per «creare aggregazione e farmi conoscere in una maniera assolutamente sana». Poi la stoccata personale, quella destinata a far rumore: «Non ho avuto bisogno di dovermi mettere con una telecamera nascosta per avere popolarità e fare dei video e girare un film». Un riferimento trasparente al passato da inviato di La Vardera, rilanciato per marcare la distanza: «Io ho fatto un percorso molto differente, un percorso che va dalla politica universitaria, dall’associazionismo, dal volontariato».
Ma il cuore del ragionamento è politico, e qui Galvagno costruisce un vero teorema. Primo: il ritiro. «Ritengo che alla fine si ritirerà», dice del collega deputato, «perché a 35 anni non si potrà assumere la responsabilità politica di dare l’unica speranza al centro-sinistra di poter vincere le elezioni». Secondo: le alleanze. «Non credo neanche che il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle possano confluire nella sua candidatura, perché significherebbe ammettere di non avere assolutamente una classe dirigente dignitosa per poter esprimere una candidatura in Sicilia». Con un avvertimento che pesca nel 2017 e nel «recordman di voto disgiunto a saldo negativo» di allora, l’ex candidato mai nominato per nome.
Terzo, e qui sta la chiave di tutto, la matematica del voto: «la Vardera alla fine, così come gli altri, dovrà fare degli accordi, dovrà fare delle intese, anche perché, se non le fa, perde». Per Galvagno il successo alle amministrative nasce solo «perché il centrodestra va spaccato»; ma alle regionali, «se il centrodestra dovesse essere compatto, non ha dove andare: può giocarsi la partita per arrivare secondo o terzo, ma certamente non per vincere». E il sospetto, neanche troppo velato, è che la candidatura alla presidenza serva soprattutto «per essere attrattivo verso coloro i quali vorranno candidarsi alla sua lista», tra chi ci crede e chi cerca «opportunità politiche».
Il congedo, ancora una volta, è in punta di fioretto: «per me rimane veramente un grandissimo comunicatore e io auguro comunque ogni bene». Ma sotto la cortesia restano due idee di politica agli antipodi. La Vardera scommette sul vuoto lasciato dai partiti; Galvagno gli ricorda che, in Sicilia, senza intese non si vince. La distanza è enorme. E la campagna, di fatto, è già cominciata.
