Direzione Pd Sicilia, Barbagallo rilancia le primarie per le regionali
Barbagallo rilancia primarie e guida del centrosinistra, ma Energia popolare e Left Wing lo attaccano: «Sul suo nome impossibile l’unità»
La Direzione a Termini Imerese riapre le ferite
Non era ancora finita la conta dei voti delle amministrative che già dentro il Pd siciliano sono tornate a esplodere le tensioni. Sabato 14 giugno 2026 il segretario regionale Anthony Barbagallo ha tenuto la sua relazione alla Direzione regionale del partito, riunita a Termini Imerese sotto la presidenza di Cleo Li Calzi. All’ordine del giorno l’analisi del voto delle ultime comunali, la campagna “diritto di restare” e i bilanci 2024 e 2025, presentati dal tesoriere Alfredo Rizzo. Ma è bastata la relazione del segretario a riaccendere lo scontro con la minoranza interna.
Barbagallo: primarie e Pd alla guida del centrosinistra
Barbagallo ha rivendicato i risultati ottenuti nelle urne e ha fissato la rotta verso le prossime elezioni regionali siciliane. Il Pd, secondo lui, deve prendere in mano la coalizione progressista e dettarne le condizioni. «Lo sforzo delle prossime settimane e dei prossimi mesi deve essere quello di alimentare ed intensificare il tavolo di confronto con gli alleati del campo progressista. Un tavolo che il Pd ha voluto e animato per queste elezioni amministrative con incontri settimanali e proficui e che ha visto in campo una coalizione larga ed inclusiva. E’ questo il nostro modello per vincere le prossime elezioni regionali».
Sul metodo di selezione del candidato alla presidenza della Regione, nessuna ambiguità: «La sensazione da qualche tempo è che il centrodestra non è più maggioranza in Sicilia. Tocca al Pd riuscire a compattare il fronte alternativo e costruire un modello di coalizione che marchi discontinuità nei metodi e negli uomini rispetto al centrodestra. Da Termini Imerese oggi non possiamo non ribadire che per noi il metodo di scelta del candidato presidente della regione è quello delle primarie».
Il segretario ha poi indicato le prossime mosse: intensificare il confronto con gli alleati, aprire un ascolto con parti sociali, categorie produttive e realtà associative. E ha chiuso con un riferimento alla parte del partito assente in sala: «Tocca a noi, infine, intensificare gli sforzi per compattare tutto il partito sia sulla linea politica ma anche sul nome su cui fare sintesi».
I numeri delle amministrative secondo il segretario
Barbagallo ha definito quella appena conclusa «la migliore tornata elettorale per il Pd degli ultimi anni». I dati citati: 32 consiglieri comunali eletti nei comuni con sistema proporzionale, contro i 17 della tornata precedente. Il partito era presente con il proprio simbolo in 13 comuni superiori, rispetto ai 9 di prima. Vittorie rivendicate a Marsala, Agrigento e Lentini, conferme a Termini Imerese e Floridia, dove il Pd è risultato primo partito. Nei comuni col sistema maggioritario, il centrosinistra unito ha vinto a Pedara, Polizzi, Mirto e Sutera.
Il segretario ha ammesso criticità solo su Messina, dove è mancata la coalizione e «una campagna di comunicazione degna di una città metropolitana», e ha riconosciuto che ad Altofonte, Campobello e Raffadali il partito ha perso ma si è comunque rafforzato.
Energia popolare e Left Wing: «Un passo indietro»
La risposta delle correnti interne non si è fatta attendere. I dirigenti siciliani di Energia popolare e Left Wing hanno diffuso una nota congiunta durissima, parlando di «inadeguatezza politica» e «totale perdita di lucidità» del segretario. «In queste settimane, tra campagna referendaria ed elezioni amministrative, abbiamo preferito evitare polemiche interne concentrandoci con grande impegno sulle importanti sfide del partito nazionale e dei circoli territoriali. Ma dinnanzi all’inadeguatezza politica e alla totale perdita di lucidità di Anthony Barbagallo, non possiamo più rimanere in silenzio. Anziché prendere atto che sul suo nome è impossibile costruire l’unità del partito e fare quindi un passo indietro, Barbagallo continua a tenere in ostaggio il PD siciliano».
Sul fronte dei numeri, la minoranza contesta punto per punto la lettura trionfante del segretario: «Le sue fantasiose narrazioni trionfalistiche dei risultati delle amministrative siciliane non possono nascondere la realtà di una gestione disastrosa e con risultati modesti e in alcuni contesti irrilevanti». Vengono citati i dati delle liste Pd nei comuni sopra i 15.000 abitanti: Ispica 2,5%, Augusta 3,4%, Carini 6,6%, Bronte 8,1%, Barcellona 8,8%, Marsala 8,7%, Agrigento 8,4%, Messina 8,5%. A Milazzo, la lista Pd insieme a Cinque Stelle e Rifondazione comunista avrebbe raccolto appena il 6,2%.
I risultati migliori, secondo la minoranza, sarebbero arrivati proprio dove Barbagallo «non ha messo mano»: Floridia 12,45%, Lentini 13,1%, Termini Imerese 13,6%. Viene poi sollevato il caso di Randazzo, dove il segretario avrebbe sostenuto come candidato sindaco il segretario di circolo Anzalone, sostenuto a sua volta dal sindaco uscente il cui comune era stato sciolto per mafia, per poi dichiararlo «impresentabile» in veste di componente della Commissione nazionale antimafia. E ancora: a Pedara e Trecastagni, secondo la minoranza, avrebbe benedetto alleanze con Fratelli d’Italia.
La richiesta: Barbagallo lasci la segreteria
La conclusione della nota non lascia spazio a interpretazioni. Le due correnti chiedono le dimissioni immediate: «Per queste e per tante altre ragioni, comprese le pesanti illegittimità del congresso regionale, chiediamo con forza che Barbagallo non resti un giorno in più alla guida del PD». L’accusa più pesante riguarda il consenso interno: secondo Energia popolare e Left Wing, l’80% degli amministratori del Pd eletti nell’ultima tornata non riconoscerebbe la gestione del segretario.
Il Pd siciliano si ritrova così a fare i conti con una frattura profonda proprio nel momento in cui Barbagallo vorrebbe presentarsi come il perno dell’alternativa al centrodestra in vista delle regionali. La strada verso le primarie e la costruzione della coalizione progressista passa prima da una resa dei conti tutta interna al partito.
