Dirigenti regionali, è scontro totale tra Schifani e sindacati: martedì la riforma approda in aula
Renato Schifani
Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, conferma la determinazione nel portare avanti la riforma della dirigenza regionale, attesa da un quarto di secolo. Nonostante l’apertura a un ultimo confronto con i sindacati, il governatore ribadisce che il voto in Sala d’Ercole inizierà martedì, puntando a una semplificazione dei ruoli per sbloccare i concorsi e colmare i vuoti d’organico.
Il clima politico all’Assemblea Regionale Siciliana si scalda in vista del voto sul disegno di legge che mira a rivoluzionare l’assetto burocratico dell’isola. Il governatore Renato Schifani ha respinto le richieste di ritiro della riforma, definendola un «intervento necessario per modernizzare l’amministrazione e allinearla agli ordinamenti già adottati in tutte le Regioni». La proposta prevede l’accorpamento delle attuali tre fasce dirigenziali in una sola, eliminando le corsie preferenziali per il personale più anziano e aprendo la possibilità di guidare i dipartimenti a una platea più vasta di dirigenti in base al merito.
La necessità del provvedimento è dettata anche da una preoccupante carenza di personale. Schifani ha sottolineato che, a fronte di una pianta organica che prevede 752 dirigenti, ne risultano attualmente in servizio solo 559, numero destinato a scendere ulteriormente a 421 entro la fine del 2027 a causa dei pensionamenti. La riforma rappresenterebbe dunque la chiave per bandire nuovi concorsi e inserire 156 nuove risorse giovani, evitando la paralisi della macchina amministrativa.
I sindacati, tuttavia, restano compatti nell’opposizione, lamentando una carenza di concertazione e chiedendo l’allineamento alle norme statali che prevedono due fasce dirigenziali. Mentre la maggioranza, con gli onorevoli Giorgio Assenza (FdI) e Nino Germanà (Lega), si dice fiduciosa ma vigile sul rischio di “franchi tiratori”, le opposizioni affilano le armi. Nuccio Di Paola (M5S) e Michele Catanzaro (PD) hanno già annunciato battaglia, schierandosi al fianco dei lavoratori e ipotizzando slittamenti dovuti alle tensioni interne al centrodestra.
