Fino a 15 mila euro per l’autonomia delle donne vittime di violenza

La Regione incrementa del 50% il sostegno per le donne seguite dai centri antiviolenza. Risorse triplicate a oltre 600 mila euro

Regione siciliana (cataniaoggi.it-facebook)

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Triplicano le risorse regionali per il reddito di libertà

La Regione Siciliana potenzia in modo significativo il sostegno economico alle donne vittime di violenza che stanno costruendo un percorso di uscita dalla sopraffazione domestica. Il nuovo avviso pubblico sul reddito di libertà prevede un incremento del 50% del contributo massimo erogabile, che passa da 10 mila a 15 mila euro per ciascun progetto individuale di autonomia.

Ma l’aspetto più rilevante della misura riguarda lo stanziamento complessivo: le risorse disponibili crescono da 236 mila euro a oltre 600 mila euro, quasi triplicando la dotazione finanziaria rispetto all’anno precedente. Un segnale politico concreto che punta a dare una risposta più ampia alle richieste di aiuto.

Il provvedimento si inserisce nel quadro degli interventi regionali di contrasto alla violenza di genere e rappresenta un sostegno complementare rispetto al reddito di libertà nazionale erogato dall’Inps, rivolto proprio a quelle donne che non hanno potuto accedere ai fondi statali.

A chi è destinato il contributo

Possono beneficiare della misura le donne residenti in Sicilia che si trovano in condizioni di fragilità economica e che sono già seguite dai Centri antiviolenza o ospitate nelle strutture di accoglienza a indirizzo segreto. Si tratta quindi di un sostegno che interviene in una fase avanzata del percorso di protezione, quando la donna ha già intrapreso un cammino di uscita dalla violenza con l’aiuto di professionisti e operatori specializzati.

L’intervento regionale è pensato per integrare e ampliare il sostegno nazionale, andando a coprire le domande rimaste escluse dai finanziamenti statali. In questo modo si riduce il rischio che la mancanza di risorse economiche possa ostacolare o interrompere percorsi di autonomia già avviati.

I progetti personalizzati predisposti per ciascuna beneficiaria potranno coprire una vasta gamma di spese. Tra queste: l’autonomia abitativa, con il pagamento dei canoni di locazione, l’acquisto di attrezzature necessarie per avviare un’attività professionale, la partecipazione a percorsi formativi, il pagamento di utenze domestiche e servizi vari.

Le parole dell’assessore Albano

Nuccia Albano, assessore regionale con delega alle Politiche sociali, ha sottolineato il senso politico e sociale del potenziamento della misura. «Con l’avviso pubblicato abbiamo scelto di rafforzare il reddito di libertà, aumentando sia le risorse disponibili sia il contributo massimo destinato alle beneficiarie. Vogliamo offrire un sostegno concreto alle donne che hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza, affinché nessuna sia costretta a rinunciare alla propria libertà per motivi economici. L’autonomia economica rappresenta uno dei passaggi fondamentali per consentire alle donne di costruire un nuovo progetto di vita per sé e per i propri figli».

Le dichiarazioni dell’assessore mettono in luce un principio cardine: la libertà personale non può dipendere dalla disponibilità economica. Molte donne restano intrappolate in relazioni violente proprio perché prive di risorse per poter ricominciare altrove, sostenendosi da sole e garantendo un futuro ai propri figli.

Spese ammissibili e sostegno ai figli

Il contributo regionale copre diverse voci di spesa legate al reinserimento sociale e lavorativo. Oltre all’autonomia abitativa, sono previste risorse per l’inserimento lavorativo, l’acquisto di strumenti e attrezzature professionali, la frequenza di corsi di formazione e aggiornamento professionale.

Un’attenzione particolare è riservata ai figli minori o con disabilità delle donne beneficiarie. Sono infatti ammissibili interventi a loro favore nell’ambito del percorso scolastico e formativo: spese per materiale didattico, attività educative, sostegno scolastico e tutto ciò che può contribuire al loro benessere e sviluppo in una fase delicata di ricostruzione familiare.

Questo approccio integrato dimostra che il percorso di uscita dalla violenza non riguarda solo la donna ma coinvolge l’intero nucleo familiare, in particolare i minori che hanno assistito o subito violenza domestica.

Come presentare domanda

Le domande dovranno essere presentate dai Comuni siciliani, che agiranno in collaborazione con i Centri antiviolenza e le strutture di accoglienza accreditate presenti sul territorio. La finestra temporale per l’invio delle richieste sarà aperta dal 30 giugno al 31 luglio 2026.

Il criterio di assegnazione delle risorse sarà quello cronologico: le domande verranno finanziate secondo l’ordine di arrivo fino all’esaurimento delle risorse disponibili. Un meccanismo che premia la tempestività nella presentazione delle istanze e che sottolinea l’importanza di una collaborazione efficiente tra enti locali e centri antiviolenza.

La procedura conferma il ruolo centrale dei Comuni come enti di prossimità e dei Centri antiviolenza come punti di riferimento qualificati per l’accompagnamento delle donne vittime di violenza nel loro percorso di libertà e autonomia.