Referendum giustizia: l’analisi del presidente Anm Catania Ottavio Grasso
Referendum giustizia, il punto dell’Anm Catania: «In Sicilia ha vinto il lavoro capillare dei comitati». Il presidente Ottavio Grasso analizza l’esito del voto: «Non è stata una campagna contro il governo, ma per informare i cittadini sulla tenuta del sistema. Ora la magistratura deve avviare un percorso di autoriforma dialogando con avvocatura e politica».
Il risultato referendario in Sicilia è il frutto di un impegno “certosino” portato avanti per mesi sul territorio dai comitati per il No. Lo ha affermato Ottavio Grasso, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Catania, intervenendo alla trasmissione “L’Intervista” su Rei Tv. Secondo il magistrato, la mobilitazione è nata dalla consapevolezza che si stesse intervenendo sulla Costituzione, ovvero sulla Carta fondamentale che definisce la divisione dei poteri.
La sfida dell’astensionismo e l’indipendenza della magistratura
Nonostante la vittoria del No, Grasso ha espresso rammarico per non essere riusciti a coinvolgere quel 52% di siciliani che non si è recato alle urne[cite: 1]. “Nella nostra regione si va a votare chiedendosi cosa cambia domani mattina? Non siamo riusciti a far capire a tutti che le regole del gioco sono sempre importanti per la tenuta del sistema” ha spiegato il presidente dell’Anm etnea. Il magistrato ha inoltre ribadito che il comitato “Giusto dire No” è nato in modo autonomo e senza appartenenze politiche, con l’unico scopo di informare sui contenuti della riforma e non per alimentare uno scontro con l’esecutivo.
Critiche ai festeggiamenti e prospettive di autoriforma
Grasso ha preso nettamente le distanze dalle scene di giubilo viste in altre città subito dopo lo spoglio: “I festeggiamenti di alcuni magistrati a Napoli sono stati un errore grave, un fallo di reazione a caldo che tutti abbiamo subito criticato”. Definendo l’episodio un caso isolato, ha ribadito che la magistratura non è una fazione politica e che la priorità attuale deve essere il miglioramento del servizio giustizia. Secondo Grasso, la separazione delle carriere non avrebbe garantito maggiore imparzialità, rischiando invece di rendere il pubblico ministero autoreferenziale. La strada da seguire, dunque, è quella di un’autoriforma basata sul pluralismo all’interno del Csm e sul dialogo con l’avvocatura e le parti sociali.
