L’ex Palazzo delle Poste di Catania diventa Digital & Business Hub: una nuova casa per l’innovazione

Catania si conferma polo centrale dell’innovazione nel Mediterraneo con la nascita del DBHub, un ecosistema dedicato a talenti e imprese.

Catania non è un foglio bianco, ma un libro pieno di capitoli importanti a cui oggi se ne aggiunge uno decisivo. La città sta vivendo una stagione di fermento che respira il clima favorevole creato da iniziative di respiro regionale come “Innovation Island”, ma che qui, alle pendici dell’Etna, trova un terreno già arato da giganti. È il territorio dove la visione pionieristica di STMicroelectronics ha creato un indotto d’eccellenza unico nel Mediterraneo e dove, più di recente, grandi gruppi bancari come Crédit Agricole hanno scelto di impiantare i loro hub per l’innovazione. È raccogliendo questa eredità, che unisce la strategia politica alla storia industriale, che nasce oggi il Digital & Business Hub (DBHub).

Promosso dal gruppo Netith e guidato da Franz Di Bella, imprenditore e vicepresidente vicario di Confindustria Catania, il DBHub non è “un altro ufficio”, ma il punto di sintesi di questo percorso. L’hub, che aprirà i battenti nei prossimi giorni, sorge in un luogo dal fortissimo valore simbolico: il Palazzo delle Poste di via Etnea. Lì dove per generazioni i catanesi hanno spedito lettere e pacchi, connettendosi fisicamente con il mondo, oggi si scambieranno dati, visioni e progetti d’impresa. Oltre mille metri quadrati restituiti alla città per «generare futuro», trasformando un edificio storico in un polmone di modernità.

In un’intervista rilasciata al quotidiano La Sicilia, Di Bella traccia la rotta di questa navigazione coraggiosa. La riflessione nasce da un dato di fatto: il Mezzogiorno non manca di talento, manca di connessioni stabili. «Negli ultimi anni – osserva Di Bella – abbiamo assistito a una crescita significativa di talenti, competenze e idee, spesso però prive di un contesto capace di accompagnarle in modo organico. DBHub nasce per colmare questo vuoto: non parliamo solo di spazi, ma di un modello di sviluppo che favorisca contaminazione, collaborazione e crescita sostenibile». Il progetto offre dunque una “casa” operativa a chi vuole restare, trasformando la speranza in business plan.

Il cuore pulsante del DBHub è la filosofia dell’Open Innovation. Superando la logica dei silos aziendali, l’hub spalanca le finestre: attraverso programmi di incubazione e mentorship, accompagnerà i giovani dalla fase embrionale dell’idea fino alla strutturazione aziendale. Ma l’innovazione, avverte Di Bella, è anche narrazione: «Oggi non basta innovare: bisogna anche saper raccontare, interpretare e condividere l’innovazione». Per questo, la struttura fungerà anche da piattaforma editoriale e culturale, un luogo “vivo” attraversato quotidianamente da studenti, investitori e istituzioni.

La credibilità dell’iniziativa è blindata da partnership di alto livello che confermano la bontà dell’operazione. Spicca quella con la famiglia Gozzi e Wylab, il primo incubatore italiano per lo sport-tech, un modello di successo che ora approda in Sicilia. Ma l’interesse ha valicato lo Stretto: grandi player nazionali ed esteri stanno formalizzando la loro adesione attraverso “gentleman agreement” che promettono di portare a Catania capitali e know-how. Il riscontro, confida Di Bella, è stato «estremamente positivo, oltre le nostre aspettative», segno che il mercato attendeva un interlocutore credibile.

L’ambizione finale è alta, ma i piedi sono ben piantati nel basalto lavico: fare del DBHub un modello replicabile, capace di generare occupazione vera. È una scommessa sulle persone, prima ancora che sulla tecnologia. «DBHub è una scommessa sul futuro, ma soprattutto sulle persone. È da lì che vogliamo partire», conclude Di Bella. E forse è proprio questo il segreto: unire la potenza del digitale al calore delle relazioni umane, per dimostrare che dal Sud non si parte soltanto. Dal Sud si può anche ripartire.