Niscemi Green City, gli urbanisti bocciano la New Town: «Usiamo le case vuote, basta cemento»

Ricostruire Niscemi senza consumare nuovo suolo: la proposta degli urbanisti dell’Università di Catania, rilanciata da Micromega, punta a trasformare il disastro in opportunità di rigenerazione urbana.

Quale futuro per Niscemi dopo la frana? La risposta arriva dal mondo accademico e rifiuta categoricamente le logiche emergenziali del passato. I professori dell’Università di Catania Paolo La Greca, Francesco Martinico e Carmelo Nigrelli, attraverso un articolo pubblicato su Micromega dal titolo “Green City versus New Town”, lanciano una proposta “sostenibile” che ribalta la narrazione della catastrofe come pura perdita.

Ispirandosi al concetto di “catastrofismo emancipativo” del sociologo Ulrich Beck, gli autori si chiedono se il trauma collettivo possa generare uno “spillover” positivo nella pianificazione del territorio. La tesi è netta: no alla New Town o al riuso acritico dei borghi rurali, modelli che storicamente hanno prodotto sradicamento sociale e degrado. La visione proposta è quella di una “Green City”, basata su un’analisi rigorosa dei dati demografici ed edilizi che evidenzia un paradosso tipico dei contesti siciliani: una popolazione in calo a fronte di un patrimonio immobiliare sovradimensionato e spesso inutilizzato.

Secondo gli urbanisti, le risorse abitative per accogliere gli sfollati esistono già all’interno del tessuto urbano consolidato. Costruire nuovi insediamenti sarebbe non solo superfluo, ma dannoso. La strategia delineata punta quindi al recupero dell’esistente, alla rigenerazione delle periferie e alla creazione di una rete verde, con un obiettivo di consumo di suolo pari a zero. Un approccio che valorizza anche la dimensione comunitaria e attori locali come don Cafà, mirando a “ricucire” la città rafforzandone l’identità e la coesione sociale, senza sradicare gli abitanti dai luoghi del loro vissuto.