Dalla “Bersagliera” alle “minnuzze”: viaggio nei segreti della festa di Sant’Agata
Sant’Agata, i misteri della festa: dalle “Candelore” che ballano al velo che ferma la lava. Viaggio tra le leggende meno note, dai dolci tipici all’enigmatica scritta sulla Cattedrale.
Tra fede e folklore, scopriamo i segreti dei “Cerei”, il miracolo del colore del velo e il perché delle tradizionali “minnuzze”.
Se il fercolo è il cuore pulsante della processione, le Candelore ne sono l’anima danzante. Questi enormi ceri di legno, che rappresentano le antiche corporazioni di mestiere, non si limitano a sfilare: “annacano”, ovvero ondeggiano con un passo tipico che è un misto di fatica e devozione. Ogni Candelora ha una sua personalità: la più celebre è forse quella dei Pescivendoli, soprannominata “la Bersagliera” per la sua andatura agile e la corona di fiori che oscilla a ritmo di musica, quasi in sfida alla gravità. Al polo opposto c’è quella dei Panificatori, la più pesante di tutte, chiamata affettuosamente “la Mamma”: un colosso in stile liberty trasportato da ben 12 portatori che richiede uno sforzo immane per ogni passo.
Un altro mistero avvolge la reliquia più preziosa dopo il busto: il Velo di Sant’Agata. La tradizione narra che questo tessuto, utilizzato più volte nei secoli per fermare le colate laviche dell’Etna (celebre il miracolo del 1886 con il Beato Dusmet), in origine fosse bianco candido. Sarebbe diventato rosso fuoco, il colore che vediamo oggi, solo dopo essere venuto a contatto con la lava incandescente durante la prima eruzione fermata miracolosamente un anno dopo il martirio, nel 252 d.C..
La devozione passa anche per la tavola, con dolci che raccontano la storia della Santa. Le celebri “minnuzze” (cassatelle di ricotta) ricordano il terribile supplizio dello strappo dei seni subito dalla Martire, mentre le “olivette” di pasta reale di mandorla rimandano a una leggenda più dolce: si dice che, mentre Agata era inseguita dagli uomini di Quinziano, si fermò per allacciarsi un calzare e, improvvisamente, nacque un albero di ulivo per nasconderla e offrirle i suoi frutti. Infine, alzando gli occhi sulla Cattedrale, si nota l’enigmatica sigla M.S.S.H.D.E.P.L.: non è un codice segreto, ma l’acronimo della frase latina che, secondo la leggenda, un angelo incise su una tavoletta di marmo deposta nel sepolcro della Santa: “Mentem Sanctam Spontaneam Honorem Deo Et Patriae Liberationem” (Mente santa e spontanea, onore a Dio e liberazione della patria).
