Riforma enti locali Sicilia: terzo mandato, nuove figure e scontro in Aula

L’Assemblea regionale siciliana torna a discutere la riforma degli enti locali: intesa nella maggioranza su alcuni punti chiave, ma restano divisioni su rappresentanza di genere e assetti di potere nei Comuni.

L’Assemblea regionale siciliana si prepara a riaprire il dossier sulla riforma degli enti locali, uno dei provvedimenti più delicati di questa legislatura. Dopo settimane di confronti interni, il centrodestra avrebbe raggiunto un’intesa politica di massima che potrebbe consentire il ritorno del testo in Aula per il voto finale.

Il percorso resta tuttavia complesso. La riforma incide su nodi centrali della governance municipale, ridisegnando ruoli, funzioni e durata dei mandati negli enti locali. Tra i punti qualificanti del provvedimento figura l’introduzione del consigliere supplente, pensato per garantire continuità amministrativa soprattutto nei Comuni di dimensioni medio-piccole, e la possibilità di un terzo mandato per i sindaci, misura che raccoglie consensi nella maggioranza ma continua a sollevare perplessità.

Secondo quanto emerso dal dibattito parlamentare, l’accelerazione sull’iter sarebbe il risultato di un accordo politico volto a chiudere una riforma attesa da anni e a fornire un quadro normativo più stabile in vista delle prossime scadenze elettorali. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’azione amministrativa degli enti locali, riducendo vuoti decisionali e garantendo maggiore operatività agli esecutivi comunali.

Non mancano però i punti di frizione. In particolare, la norma che introduce l’obbligo del 40% di rappresentanza femminile nelle giunte comunali continua a dividere l’Aula e potrebbe trasformarsi nel terreno di uno scontro politico acceso. Su questo aspetto, una parte della maggioranza appare ancora esitante, mentre l’opposizione chiede di non arretrare su un principio considerato essenziale. Nel pacchetto di misure in discussione rientrano anche interventi sugli emolumenti degli amministratori locali, con l’intento di adeguare compensi e indennità alle responsabilità crescenti di sindaci e consiglieri, soprattutto nei Comuni più popolosi. Un capitolo che alimenta le critiche delle opposizioni, secondo cui la riforma rischierebbe di tradursi in un aumento di incarichi e costi senza reali benefici per i cittadini.

Dai banchi della minoranza si parla apertamente di una norma che moltiplicherebbe le “poltrone”, più che semplificare l’assetto istituzionale. Accuse respinte dalla maggioranza, che rivendica la necessità di rendere più efficiente la macchina amministrativa e di colmare le carenze di rappresentanza politica in molti territori.

Anche sul fronte delle tempistiche il quadro resta incerto. Se l’intenzione del governo regionale è quella di arrivare rapidamente al voto, non si esclude che alcuni articoli possano essere modificati o rinviati per evitare fratture difficili da ricomporre in Aula. La riforma degli enti locali si conferma così un banco di prova cruciale per la tenuta della maggioranza e per gli equilibri politici all’Ars. Un provvedimento che intreccia esigenze amministrative, interessi di coalizione e visioni diverse sul futuro del governo dei territori in Sicilia.