Nel primo Angelus del 2026, Papa Leone XIV ha citato la marcia per la pace svoltasi a Catania, indicandola tra i segni più significativi della Giornata mondiale della Pace.
Catania entra simbolicamente nel cuore del messaggio universale per la pace pronunciato dal Papa nel primo Angelus del nuovo anno. Dalla finestra su piazza San Pietro, davanti a circa 40 mila fedeli, il Pontefice ha voluto esprimere il proprio apprezzamento per le numerose iniziative promosse in tutto il mondo in occasione della Giornata mondiale della Pace, riservando un riferimento esplicito alla marcia nazionale che si è svolta a Catania.
Un richiamo che conferisce particolare rilievo all’iniziativa catanese, inserendola in una rete globale di mobilitazioni che, dal Mediterraneo all’Europa e fino all’America Latina e all’Africa, hanno invocato la fine dei conflitti e la costruzione di un futuro fondato sulla convivenza e sul dialogo. «Esprimo il mio apprezzamento per le innumerevoli iniziative promosse in questa occasione in tutto il mondo – ha affermato il Papa – in particolare ricordo la marcia nazionale che si è svolta ieri sera a Catania».
Il Pontefice ha poi rivolto un saluto ai partecipanti alle iniziative promosse dalla Comunità di Sant’Egidio, protagonista di numerose marce e momenti di preghiera in diverse città italiane ed europee. Un messaggio che ha rafforzato il valore simbolico della mobilitazione etnea, collocandola tra le esperienze più rappresentative di una giornata dedicata alla pace “vissuta” nelle strade e nelle piazze.
Nel suo intervento, Papa Leone XIV ha invitato a leggere l’inizio del nuovo anno come un tempo di responsabilità collettiva. «Iniziamo da oggi a costruire un anno di pace – ha detto – disarmando i nostri cuori e astenendoci da ogni violenza». Un appello che ha toccato non solo le Nazioni insanguinate da guerre e miseria, ma anche le realtà più vicine, «le nostre case e le famiglie ferite dalla violenza e dal dolore».
Nel giorno che apre l’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, il Papa ha affidato ai fedeli una benedizione tratta dalla Scrittura: «Il Signore ti benedica e ti custodisca… e ti dia pace», indicando nel messaggio francescano una bussola ancora attuale per il mondo contemporaneo.
Il riferimento a Catania assume così un valore che va oltre il singolo evento, restituendo alla città il ruolo di crocevia simbolico nel Mediterraneo e di spazio capace di esprimere, attraverso la partecipazione civile, una domanda di pace che attraversa popoli e generazioni. La marcia catanese si inserisce in un mosaico più ampio di iniziative che hanno coinvolto città come Roma, Messina, Milano, Napoli, Genova e numerosi centri europei, fino ad arrivare in Africa e in America Latina.
Un segnale forte, quello arrivato da piazza San Pietro, che lega il nome di Catania a un messaggio universale e riafferma il valore delle piazze come luoghi di testimonianza, dialogo e impegno civile. In un tempo segnato da conflitti e tensioni, il richiamo del Papa restituisce centralità a un gesto collettivo che parla di pace, responsabilità e speranza.
