Nucleare avanzato Sicilia, il convegno a Catania per HEYSUN

All’Expo della Transizione Energetica un panel con l’Università di Catania su nucleare avanzato e fonti rinnovabili nel nuovo mix energetico.

Nucleare avanzato e fonti rinnovabili come pezzi complementari di uno stesso sistema energetico. Ne hanno discusso docenti ed enti di ricerca nel panel «Nucleare avanzato e fonti rinnovabili: sinergie strategiche per la transizione energetica», ospitato nell’ambito di HEYSUN, l’Expo della Transizione Energetica che ha coinvolto l’Università degli Studi di Catania insieme a enti di ricerca nazionali, con un focus sul ruolo del nucleare avanzato in Sicilia accanto alle rinnovabili.

Il convegno arriva a pochi giorni da un passaggio normativo: il 30 settembre è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 29 settembre 2026, n. 169, che delega il Governo in materia di energia nucleare sostenibile e apre la strada a un nuovo quadro normativo nazionale sul tema.

Il mix energetico tra solare, eolico e nucleare

Al centro del dibattito la costruzione di un sistema capace di integrare fonti diverse. La Sicilia dispone di un potenziale solare ed eolico elevato, mentre la domanda crescente di energia richiede continuità e stabilità della rete. Da qui l’attenzione verso un mix che affianchi fotovoltaico, eolico, sistemi di accumulo e tecnologie nucleari avanzate.

«Rinnovabili e nucleare possono concorrere alla costruzione di un sistema energetico più stabile, sicuro e resiliente. La Sicilia dispone di una grande risorsa solare ed eolica, sulla quale occorre continuare a investire. L’integrazione con fonti programmabili può rafforzare la continuità della produzione e contribuire a un’architettura energetica capace di sostenere il ruolo della Sicilia e del Mezzogiorno nel Mediterraneo», dice Francesco Nocera, docente dell’Università di Catania.

Il costo dell’energia e la competitività delle imprese

Il tema riguarda direttamente la competitività del sistema produttivo. Il costo dell’energia incide sulla capacità di investimento di famiglie e imprese e resta un fattore decisivo per le attività industriali ad alta intensità energetica. Una maggiore disponibilità di energia stabile e a basse emissioni può favorire nuovi investimenti nei settori più energivori, dai grandi centri di calcolo alle applicazioni legate all’intelligenza artificiale.

La formazione delle nuove competenze

L’Università di Catania fa parte dell’alleanza industriale europea sul nucleare e guarda alla formazione delle professionalità che una nuova filiera richiederebbe. «La ripresa del nucleare richiederà competenze nuove e trasversali e l’Università di Catania ha tutte le condizioni per svolgere un ruolo di primo piano nella formazione. Parliamo di ingegneria, edilizia, sistemi di controllo, diagnostica, applicazioni biomediche e cliniche. La presenza a Catania dell’Ateneo, degli enti di ricerca e di un sistema industriale avanzato può creare un ecosistema capace di attrarre investimenti e offrire nuove opportunità ai giovani», dice Giacomo Cuttone, dirigente di ricerca dei Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN.

Le applicazioni in medicina

Il confronto ha toccato anche la ricerca biomedica, la diagnostica e i trattamenti oncologici, cardiovascolari e neurodegenerativi, ambiti in cui le tecnologie nucleari trovano già applicazioni consolidate. Per l’Università di Catania il nuovo mix energetico si lega così a ricerca, formazione, innovazione e sviluppo industriale.