Uccisa dal marito a Belsito, l’ultimo dono di Alessandra Bruno: cinque pazienti salvati dai trapianti

Medici che operano (cataniaoggi.it-pexels)

Medici che operano (cataniaoggi.it-pexels)

Il tragico femminicidio di Misterbianco si trasforma in un estremo gesto di generosità e speranza. Gli organi di Alessandra Bruno, la quarantanovenne deceduta in ospedale a causa delle gravi percosse subite dal coniuge, sono stati prelevati e trapiantati con successo, permettendo di salvare cinque vite in Sicilia e nel resto d’Italia.

Il dramma familiare consumatosi a fine maggio all’interno delle mura domestiche della periferia etnea lascia spazio a un commovente capitolo di solidarietà e impegno civile. Alessandra Bruno, la donna di 49 anni rimasta vittima della feroce aggressione da parte del marito nell’abitazione di via Delle Rose a Belsito, era deceduta l’1 giugno presso il nosocomio dove si trovava ricoverata in condizioni disperate. Nelle scorse ore, la volontà espressa in vita dalla donna ha trovato concreta attuazione attraverso una complessa operazione medica di prelievo e successiva ridistribuzione degli organi.

Il consenso sulla carta d’identità e la macchina dei trapianti

La possibilità di ridare speranza a cinque pazienti in lista d’attesa è scaturita da una scelta consapevole effettuata in passato dalla vittima. Alessandra Bruno aveva infatti formalizzato il proprio assenso alla donazione degli organi in un momento burocratico ordinario, ovvero in occasione del rinnovo della propria carta d’identità.

I delicati interventi chirurgici di espianto sono stati eseguiti presso l’ospedale “Garibaldi” di Catania. Da qui, l’intera macchina dei soccorsi e della logistica sanitaria si è messa in moto sotto la supervisione e il coordinamento del Centro regionale trapianti, che ha provveduto a instradare gli organi verso i riceventi ritenuti compatibili, dislocati sia nelle strutture cliniche della Sicilia sia in altre regioni del territorio nazionale.

La reazione delle istituzioni e il commento dell’assessore

Il caso ha sollevato profonda commozione non solo nell’opinione pubblica locale ma anche all’interno dei quadri governativi regionali. Sull’alto valore civile del gesto è intervenuto l’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, il quale ha voluto rendere omaggio alla memoria della quarantanovenne catanese: «In quella che è un’immensa tragedia, che come istituzioni ci richiama a fare ancora di più contro i femminicidi, dobbiamo essere grati ad Alessandra Bruno per il gesto di grande generosità che ha permesso di salvare cinque vite. La sua scelta di donare gli organi rappresenta la testimonianza concreta di una cultura della donazione sempre più radicata in Sicilia».

L’esponente della giunta ha poi concluso sottolineando il valore educativo di questa dolorosa vicenda: «Alessandra Bruno ci ha mostrato cosa significhi dare speranza e salvare vite, invitandoci a riflettere sui valori della solidarietà e della generosità e a contribuire, tutti quanti, per il bene comune. Un esempio che siamo chiamati a seguire». Nel frattempo, sul fronte giudiziario, prosegue l’attività d’indagine coordinata dalla Procura di Catania nei confronti del marito cinquantatreenne, la cui posizione penale si è aggravata a seguito del decesso della consorte, ferma restando la presunzione di non colpevolezza dell’indagato fino a eventuale sentenza definitiva.