Referendum Giustizia: scrutinio in Sicilia, No al 61,5% con affluenza definitiva al 46,15%

Referendum Giustizia: la Sicilia respinge la riforma con un “No” schiacciante, ma l’Isola segna il record negativo di partecipazione. Con oltre il 56% delle sezioni scrutinate, il fronte del dissenso si attesta al 61,5%, consolidando un distacco incolmabile mentre l’affluenza definitiva certifica il distacco dei cittadini siciliani dalle urne, fermandosi al 46,15%.

Il verdetto che emerge dalle urne siciliane nel pomeriggio di oggi, 23 marzo 2026, delinea un quadro politico di netta contrapposizione tra il corpo elettorale dell’Isola e il progetto di riforma costituzionale della giustizia. Quando lo scrutinio ha ormai superato la boa delle tremila sezioni (3.010 su 5.306), la tendenza appare cristallizzata: il No domina con il 61,5% delle preferenze, lasciando al una quota del 38,5%. Si tratta di uno scarto superiore ai ventitré punti percentuali che trasforma la consultazione in una sonora bocciatura del provvedimento da parte dei votanti siciliani.

L’astensionismo record: Sicilia “maglia nera” d’Italia

Se il risultato nel merito è netto, altrettanto lo è il dato sulla partecipazione, che pone la Sicilia all’ultimo posto tra le regioni italiane per affluenza. Il dato definitivo regionale si è attestato al 46,15%, ben lontano dalla media nazionale del 58,9%. Nonostante la riapertura dei seggi nella mattinata odierna, l’Isola non è riuscita a invertire una tendenza all’astensionismo che l’ha vista costantemente in coda rispetto al resto del Paese fin dalle prime rilevazioni domenicali.

Analizzando il dettaglio provinciale, emerge un’Isola a più velocità:

  • Messina si conferma la provincia più “virtuosa” con un’affluenza di poco superiore al 49%.
  • Ragusa ed Enna seguono rispettivamente con il 47,6% e il 47,4%.
  • Catania e Palermo mostrano una sostanziale uniformità, attestandosi entrambe intorno al 46,4%.
  • In fondo alla classifica si posizionano Agrigento (43,3%) e Caltanissetta, fanalino di coda con il 42,6%.

Un segnale politico oltre lo scrutinio

L’ampio margine del “No” ottenuto in Sicilia, pur a fronte di una platea di 3.861.188 aventi diritto che ha disertato in massa i seggi, rappresenta un segnale politico di difficile digestione per i sostenitori della riforma. Il dato suggerisce una profonda diffidenza dei siciliani verso le modifiche proposte all’ordinamento giudiziario, interpretate forse più come una scommessa incerta che come una reale soluzione ai problemi della giustizia nell’Isola. Mentre le restanti 2.296 sezioni vengono elaborate, il distacco consolidato suggerisce che il risultato finale non si discosterà sensibilmente da queste proiezioni.

La Sicilia, ancora una volta, si conferma un laboratorio politico complesso: se da un lato l’astensionismo segnala una crescente disaffezione verso gli strumenti di democrazia diretta, dall’altro la compattezza del voto contrario indica che, quando sollecitato, l’elettorato siciliano tende a premiare la conservazione dell’assetto costituzionale vigente rispetto a innovazioni percepite come calate dall’alto.

Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.