Mafia e sanità, bufera sul Policlinico di Messina: indagato il neo direttore Salvatore Iacolino. Perquisizioni della Dda di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione.
Un terremoto giudiziario scuote i vertici della sanità siciliana. La Procura di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, ha disposto una serie di perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni di Salvatore Iacolino, attuale direttore generale del Policlinico di Messina. L’ex eurodeputato, nominato alla guida del nosocomio cittadino appena la settimana scorsa, risulta indagato nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia. Le ipotesi di reato contestate sono, a vario titolo, concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata.
I magistrati della Procura di Palermo, nel decreto di perquisizione, descrivono il ruolo del manager con accuse precise. Secondo i pm, Iacolino, «quale Dirigente Generale del Dipartimento Pianificazione Strategica – Assessorato della Salute, Regione Sicilia – e quindi pubblico ufficiale, compiva atti contrari ai propri doveri d’ufficio e, in particolare, violava i principi di trasparenza, imparzialità, legalità e buon andamento dell’amministrazione». L’accusa sostiene che il manager avrebbe agito «attraverso continue sollecitazioni nei confronti dei vertici amministrativi dell’Asp di Messina in relazione a procedimenti amministrativi nel settore della sanità pubblica segnalati da Carmelo Vetro», arrestato questa mattina, descritto dai magistrati come «uomo d’onore della famiglia di Favara e già condannato per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p.».
Le carte dell’inchiesta riportano che l’indagato «ometteva di segnalare la violazione del disposto di cui all’art 94 del codice dei contratti pubblici in virtù della precedente condanna per il reato di cui all’art. 416 bis riportata da Vetro». Al contrario, Iacolino avrebbe agevolato «la creazione di canali riservati con altre figure apicali dell’amministrazione regionale al fine di far ottenere a Vetro commesse nel settore pubblico, ricevendo in cambio da Vetro varie utilità, tra cui finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni di lavoratori segnalati direttamente o indirettamente da Iacolino». Per l’accusa, il manager avrebbe agito «con l’aggravante di cui all’art. 416 bis.1 c.p. per avere agito al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa Cosa nostra».
L’inchiesta, che tocca anche figure come il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì, la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo della Protezione civile Salvatore Cocina, ha scatenato immediate reazioni politiche. La deputata del Pd Giovanna Iacono ha commentato duramente: «L’ennesima inchiesta che scuote la Sicilia […] conferma un quadro ormai insostenibile. La Regione siciliana continua a essere attraversata da scandali, opacità e sospetti inquietanti».
Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.
