Oltre la lapide: il coraggio di raccontare la storia dimenticata di Cetti Zerilli
Palazzolo - Pitrella
A Catania Libri, su via Etnea, si è tenuto un incontro denso di emozioni e significati: il giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo ha presentato il suo nuovo romanzo-inchiesta, L’amore in questa città, dialogando con Marco Pitrella. L’evento è iniziato con un omaggio a Natale Bruno, figura centrale del giornalismo di giudiziaria. Il modo rigoroso e onesto di Salvo Palazzolo nel raccontare la realtà fa da bussola all’intera conversazione, ricordando quanto sia delicato per un giornalista avvicinarsi al dolore e ai segreti del potere.
Il libro riporta alla luce una vicenda dimenticata: il caso di Cetti Zerilli, giovane studentessa palermitana rinvenuta senza vita nel settembre del 1935, tra le aule di quella che allora era la Facoltà di Lettere. La cronaca dell’epoca archiviò l’evento come un omicidio-suicidio, ma quella conclusione rapida e silenziosa pareva nascondere le ombre di un potere pronto a censurare ogni voce fuori dal coro. L’autore, attraverso un lavoro di ricerca durato vent’anni, squarcia il velo su una realtà diversa. Tra le carte d’archivio, riemergono le lettere di una ragazza moderna, consapevole, capace di guardare oltre le miserie di una città oppressa dal fascismo. La sua storia si trasforma tra le pagine in un monito potente, che scavalca i decenni per interpellare il lettore di oggi sul valore della libertà e sulla gestione delle verità scomode.
Palazzolo non si limita a ricostruire il passato. La narrazione si fa specchio del presente, tracciando un filo rosso che lega la scomparsa di documenti in epoche lontane alla sparizione di agende e diari di figure iconiche come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Peppino Impastato. La sparizione della memoria collettiva è una ferita aperta che richiede cura. Il fascicolo del magistrato dell’epoca, Nicola Franco, sopravvive come una traccia di onestà intellettuale, testimoniando che l’impegno dei singoli può conservare frammenti di giustizia per le generazioni future. Cercare verità e giustizia non rappresenta una scelta opzionale, ma un atto di cittadinanza attiva che interpella ciascuno di noi.
La riflessione di Palazzolo, tocca corde profonde, richiamando figure come Don Pino Puglisi, suo amico, capace di leggere la realtà di Brancaccio prima di molti altri, e Serafina Battaglia, la prima donna a denunciare il sistema mafioso, coraggio solitario vissuto a pochi passi dai tribunali. Queste esistenze dimostrano come il giornalismo non sia semplice cronaca, ma testimonianza oculare. Il rischio di non vedere ciò che accade accanto a noi, di lasciar scivolare nel buio le ingiustizie quotidiane, è un pericolo costante. La violenza di genere, i fenomeni di stalking, l’indifferenza diffusa, tutto richiede uno sguardo attento e una consapevolezza che non può essere delegata esclusivamente alle aule giudiziarie.
La sfida che viene lanciata dall’autore, si gioca sulla capacità di non ridurre le vittime a epigrafi di pietra. Cetti Zerilli, come Falcone, Borsellino e Dalla Chiesa, chiede di essere immaginata come una presenza viva, portatrice di progetti, amori e speranze. Coprire le vecchie lapidi con una scrittura nuova, capace di narrare le parole taciute, è il compito che l’autore affida ai suoi lettori. Il giornalismo diviene così uno strumento di liberazione, una lente d’ingrandimento capace di isolare i segnali di una mafia che si insinua nelle pieghe della cultura, nel maschilismo, nei testi neomelodici che celebrano i boss. L’impegno per una città più felice passa attraverso la comprensione profonda della propria storia, rendendo onore alla memoria di chi ha combattuto per la verità.
