Giustizia Amministrativa: il Tar annulla il diniego del porto d’armi basato su legami familiari indiretti
Legge 104 (Facebook) Cataniaoggi.it
Il Tar Sicilia accoglie il ricorso di un cittadino dell’Agrigentino: “Non c’è automatismo tra parentela acquisita e inaffidabilità”.
Annullato il provvedimento della Questura che negava il rinnovo per legami familiari della moglie.
Non si può negare il diritto a detenere un’arma per la sola “colpa” di aver sposato una persona appartenente a una famiglia con problemi giudiziari. È questo il principio garantista ribadito dal Tar Sicilia, che ha annullato un provvedimento della Questura di Agrigento. Al centro della vicenda un cittadino della provincia, storico titolare di licenza per il tiro a volo e con la fedina penale immacolata, che si era visto bloccare il rinnovo del titolo di polizia.
La Questura aveva fondato il diniego su un unico elemento: il matrimonio dell’uomo con una donna il cui nucleo familiare d’origine era stato destinatario di misure di prevenzione patrimoniali. Una “parentela acquisita” che, secondo l’autorità di pubblica sicurezza, era sufficiente a far venire meno il requisito fondamentale dell’affidabilità. Contro questa decisione hanno fatto ricorso gli avvocati Girolamo Rubino e Daniele Piazza, ottenendo una sentenza che chiarisce i limiti del potere discrezionale dell’amministrazione.
I giudici amministrativi hanno stabilito che il giudizio di affidabilità non può basarsi su automatismi o su una sorta di “responsabilità oggettiva”, ma deve fondarsi su elementi “personali, concreti e attuali”. In sintesi: un legame di coniugio non basta a giustificare il ritiro della licenza se non ci sono condotte o frequentazioni sospette imputabili direttamente al richiedente. Inoltre, il Tar ha rilevato un grave difetto istruttorio: la Questura aveva erroneamente ignorato le memorie difensive presentate dall’uomo, classificandole come “assenti” e rendendo di fatto il provvedimento privo di una motivazione congrua. Grazie alla sentenza, l’uomo potrà rientrare in possesso della sua licenza.
Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.
