Pranzo della “resistenza azzurra”: Marina Berlusconi media tra Tajani e i dirigenti FI

Forza Italia vive giornate cariche di tensione. Oggi a Milano, un vertice decisivo tra Marina Berlusconi, Antonio Tajani, Pier Silvio Berlusconi e Gianni Letta potrebbe ridisegnare il futuro del partito fondato da Silvio Berlusconi.

Un pranzo dal sapore politico e simbolico, quello previsto per oggi, che molti già definiscono la “resistenza azzurra”. Al tavolo siedono Marina Berlusconi e Antonio Tajani, con Pier Silvio Berlusconi e Gianni Letta nel ruolo di garanti e mediatori. Sul piatto, due questioni chiave: il nodo del capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, e la gestione dei congressi regionali, sempre più contestati dai vertici locali.

Forza Italia appare oggi come una polveriera, divisa tra la volontà di Tajani di accelerare sulla riorganizzazione del partito e le richieste delle strutture regionali di rallentare, per evitare ulteriori fratture. Le rivolte interne si sono ormai estese a più Regioni – dalla Puglia alla Sicilia, passando per la Campania e fino alla Lombardia e alla Sardegna – dove i dirigenti chiedono a gran voce uno stop ai congressi.

Sul fronte parlamentare, la situazione non è meno turbolenta. Dopo il cambio al vertice del gruppo al Senato, caldeggiato da Marina Berlusconi per aprire una nuova fase, nel mirino torna il capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, storico fedelissimo del vicepremier. Le indiscrezioni raccontano che Tajani non avrebbe escluso di rimettere il mandato di leader del partito qualora l’attuale capogruppo fosse sostituito. Un segnale che rende la partita ancora più delicata, a pochi mesi dalle grandi manovre in vista delle prossime elezioni politiche.

Gianni Letta, figura rispettata e sempre in equilibrio tra le anime azzurre, è stato chiamato a mediare tra le richieste della famiglia Berlusconi e la linea del vicepremier. Fra i possibili sostituti di Barelli, circola con insistenza il nome di Enrico Costa, rientrato in Forza Italia nel 2024 dopo due uscite, prima con Angelino Alfano e poi con Carlo Calenda. Una candidatura che divide e non convince tutti: diversi deputati, in forma riservata, lamentano una gestione troppo accentrata e chiedono discontinuità vera.

Lo scenario resta fluido. Se Barelli dovesse opporsi al passo indietro, si parla di una possibile riunione del gruppo con raccolta firme per sfiduciarlo. L’alternativa, per ora solo ipotetica, sarebbe un incarico di governo. In ogni caso, la tensione cresce e il vertice di oggi potrebbe segnare un punto di svolta: o la pacificazione interna, o una nuova frattura in un partito che da mesi cerca un equilibrio dopo la scomparsa del suo fondatore.

Il segnale più atteso resta quello di Marina Berlusconi. Il suo eventuale ingresso diretto nel campo politico, ipotesi finora mai concretamente confermata, sarebbe un terremoto per gli equilibri del centrodestra. Ma anche solo la sua presenza al tavolo di oggi pesa: rappresenta un richiamo simbolico alla memoria e all’eredità politica del padre. Se la “resistenza azzurra” dovesse trasformarsi in un nuovo inizio, la partita di Forza Italia tornerebbe a scriversi a casa Berlusconi.