Velentina Capizzi e Giovanni Ruggeri

La mostra fotografica di Giovanni Ruggeri ai Bassi di Palazzo Ducezio. Ingresso gratuito fino al 7 giugno.

Scendi i gradini di Palazzo Ducezio, entri nei Bassi, e il mare ti viene incontro.

Non è un mare da cartolina. Non è quello delle brochure turistiche o delle foto patinate che raccontano una Sicilia che non esiste. È un mare che graffia, che porta, che toglie. Un mare che sa i nomi di chi è partito e non è tornato, e li ripete sottovoce tra uno scatto e l’altro.

Si chiama “Mare Nostrum” la mostra fotografica di Giovanni Ruggeri inaugurata domenica 24 maggio a Noto, nei Bassi di Palazzo Ducezio. Ingresso gratuito, aperta fino al 7 giugno. Curata da Valentina Capizzi, presidente dell’associazione Donnevietatomorire, nasce con il patrocinio del Comune di Noto e con un obiettivo preciso: raccontare il legame tra i siciliani e il mare. Non spiegarlo. Raccontarlo.

“Mare Nostrum” non arriva dal nulla. È il secondo capitolo di un percorso narrativo che la curatrice d’arte Valentina Capizzi porta avanti a Noto da marzo, quando una prima installazione itinerante di Donnevietatomorire ha attraversato la città raccontando la forza e la dignità femminile. Due progetti diversi in superficie, ma tenuti insieme da una visione precisa.

Mare Nostrum mostra fotografica Noto

Un’immagine dalla mostra “Mare Nostrum” di Giovanni Ruggeri – Bassi di Palazzo Ducezio, Noto

«Sono due progetti diversi, ma profondamente legati da un’unica visione. Con Donnevietatomorire abbiamo scelto di riportare al centro lo sguardo sulle donne, restituendo loro quella dignità e quel rispetto che troppo spesso la storia ha dimenticato. Abbiamo raccontato figure femminili provenienti da epoche e contesti differenti, dalla mitologia greca alle sante, fino alle donne di oggi. Anche la nostra Antigone non appartiene all’antichità, ma è una giovane donna contemporanea, simbolo di tutte quelle donne che ogni giorno affrontano sacrifici, responsabilità e difficoltà con straordinaria forza. Mare Nostrum rappresenta il secondo capitolo di questo percorso narrativo. Al centro c’è il mare, inteso come appartenenza culturale, identità, memoria e radici, ma anche come luogo di attraversamento e speranza. È il mare di chi arriva sulle nostre coste cercando un futuro migliore e di chi, invece, parte inseguendo nuove opportunità. In entrambi i progetti il filo conduttore resta lo stesso: raccontare l’umanità attraverso storie, emozioni e percorsi che parlano di memoria, appartenenza e futuro.»


La scelta dei Bassi di Palazzo Ducezio non è casuale. In una mostra fotografica lo spazio non è mai un dettaglio – è parte del racconto. Capizzi lo tratta come tale, con la stessa cura che riserva alle immagini.

«Lo spazio ha un ruolo fondamentale, soprattutto in una mostra fotografica. Non è semplicemente il luogo che ospita le opere, ma parte integrante del progetto espositivo. Ogni scelta, dall’allestimento alle luci, fino alle distanze tra le fotografie, contribuisce a determinare il modo in cui il pubblico percepisce e interpreta le immagini. Il lavoro curatoriale consiste proprio nel prendersi cura delle opere e dello spazio che le accoglie. Dietro una mostra c’è un’attenta progettazione che mira a costruire un percorso capace di accompagnare il visitatore. Le fotografie devono dialogare tra loro e creare un ritmo, quasi come una composizione musicale, che conduca il pubblico da un’immagine all’altra. Anche la componente sonora contribuisce a questa esperienza: le musiche di Einaudi e Piovani, presenti nell’esposizione, aiutano a creare l’atmosfera e il coinvolgimento emotivo necessari. Per questo motivo lo spazio non è un semplice contenitore, ma uno strumento capace di rafforzare il significato delle opere e amplificarne l’impatto emotivo.»

Einaudi e Piovani tra le mura barocche di Noto, le fotografie di Ruggeri che respirano nelle distanze calibrate, la luce costruita su misura. Non è una mostra. È una partitura.


Tra gli scatti in mostra ce n’è uno che Ruggeri chiama “Ti pensu”. È quello che continua a sorprenderlo, ogni volta che lo rivede.

Ti pensu - Giovanni Ruggeri

“Ti pensu” – lo scatto di Giovanni Ruggeri che racconta l’essenza dei siciliani

«Quando l’ho riguardato ho ritrovato dentro quell’immagine tutto ciò che racconta l’essere siciliani. È una fotografia che parla di noi in modo spontaneo e autentico. Quando arrivano ospiti da fuori, da fuori dall’isola, spesso ci chiedono come siamo davvero. Ecco, in quello scatto ci siamo noi: generosi, veri, reali e autentici. È proprio questa la sua forza. Riesce a raccontare perfettamente il carattere dei siciliani, il nostro modo di stare insieme, di vivere e anche di invecchiare. Dentro quell’immagine ritrovo la verità delle persone, l’essenza della Sicilia e della vita siciliana. Forse è per questo che continua a sorprendermi: perché ogni volta mi restituisce qualcosa che va oltre la fotografia stessa e mi ricorda chi siamo.»

Le fotografie di Ruggeri non cercano di mostrare. Cercano di trasmettere. È un approccio che non nasce da una teoria, ma da un istinto – quello di esserci nel momento giusto, senza aspettare.

«Non so se sia una scelta consapevole, ma sicuramente è il mio modo di vivere la fotografia. Ciò che succede quando scatto non accade per caso. Accade per un impulso che nasce da lontano, da anni di esperienze, di osservazioni, di emozioni accumulate. Poi arriva un momento preciso e io sento di dover andare. Prendo la macchina fotografica e parto, anche lasciando tutti seduti a tavola. Spesso mi chiedono: “Perché proprio in quel momento?”. In realtà non c’è una spiegazione razionale. Sento semplicemente che devo esserci. So che in quel racconto, in quell’istante, accadrà qualcosa che riuscirà a restituire ciò che provo e ciò che sento. Se aspettassi, se tornassi dopo, quella magia non esisterebbe più. In fondo quello che viene definito carpe diem mi rappresenta completamente. Io sono un carpe diem. Vivo l’istante e provo a raccontarlo prima che svanisca.»

“Mare Nostrum” è aperta fino al 7 giugno ai Bassi di Palazzo Ducezio, a Noto. L’ingresso è gratuito.

Basta scendere i gradini e restare abbastanza a lungo da sentire il mare.