Il sondaggio del Sole 24 Ore fotografa una Sicilia spaccata in due

Il Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore premia Basile con un balzo di 68 posizioni, mentre Catania e Trapani scivolano in fondo alla classifica.

Basile, il caso nazionale: da 73° a 5°

La Sicilia del 2026 nel Governance Poll del «Sole 24 Ore» ha due facce difficili da conciliare. Da una parte Federico Basile, sindaco di Messina, che compie il balzo più clamoroso della classifica nazionale: da 73° a 5° posto, guadagnando 68 posizioni in un solo anno. Il suo gradimento passa dal 50% del 2025 al 62%. Dodici punti in più che lo proiettano nella ristretta cerchia dei sindaci più apprezzati d’Italia.

C’è una storia precisa dietro questi numeri. A inizio 2026 Basile si era dimesso con un anno di anticipo, dopo aver perso il sostegno della maggioranza in consiglio comunale. Si è ripresentato, ha vinto al primo turno a maggio con il 58,4% dei voti. Il sondaggio lo fotografa nelle settimane immediatamente successive: la classica luna di miele post-elettorale che gonfia i consensi. Ma anche tenendo conto di questo effetto, il dato rimane significativo. Un sindaco del Sud, espressione di «Sud chiama Nord» di Cateno De Luca, fuori dai grandi schieramenti nazionali, che si installa tra i migliori cinque d’Italia è un fatto che il Governance Poll registra come eccezionale.

Trapani ultima, Catania terzultima

Dall’altra parte dello Stretto, e non solo geograficamente, la situazione è opposta.

Giacomo Tranchida a Trapani chiude la classifica nazionale: ultimo assoluto, maglia nera confermata dopo il 2024. Enrico Trantino a Catania non se la passa meglio: terzultimo in Italia, fermo al 46%. Sotto di lui restano solo Franz Caruso a Cosenza e Damiano Tommasi a Verona. A Catania, scrive il sondaggio, l’aria non è buona.

Roberto Lagalla a Palermo esce invece dalle retrovie. Guadagna undici punti e sale al 50%, lasciandosi alle spalle l’ultimo posto occupato l’anno scorso, ora passato proprio a Tranchida. Giuseppe Cassì a Ragusa si conferma nella parte medio-alta della classifica con il 56%. Walter Calogero Tesauro a Caltanissetta è al 51%, Francesco Italia a Siracusa scende al 50%.

Schifani all’ottavo posto tra i governatori

Sul fronte regionale il Governance Poll colloca Renato Schifani all’ottavo posto tra i presidenti di Regione, a pari merito con il lucano Vito Bardi. In vetta alla classifica dei governatori c’è Antonio Decaro, alla guida della Puglia: un primato che aveva già raggiunto in sei edizioni durante i dieci anni da sindaco di Bari. Alle sue spalle il veneto Alberto Stefani al 65%, poi Massimiliano Fedriga in Friuli-Venezia Giulia e, al quarto posto condiviso, Alberto Cirio in Piemonte e Roberto Occhiuto in Calabria, entrambi al 60%. Attilio Fontana in Lombardia è sesto con il 57%, in aumento di cinque punti rispetto al 2025: la crescita annuale più marcata tra i governatori. Il Mezzogiorno si concentra nella parte medio-bassa della graduatoria. In decima posizione figurano Roberto Fico in Campania e il marchigiano Francesco Acquaroli. Chiudono la classifica Francesco Roberti in Molise e Francesco Rocca nel Lazio, ultimi a pari merito.

Il consenso generale scivola, il sondaggio spiega perché

Il Governance Poll, curato dall’istituto Noto per il quotidiano economico, non è un sondaggio elettorale. Non ci sono avversari, non si misura chi vincerebbe. Misura il rapporto tra un amministratore e i propri concittadini, influenzato da scelte di governo, capacità comunicativa, condizioni sociali ed economiche della città. Quest’anno 74 sindaci su 92 hanno superato la soglia del 50% di gradimento: l’80% del totale, contro l’85% dell’edizione precedente. Un leggero scivolamento generale che segnala qualche tensione nel rapporto tra cittadini e istituzioni locali.

I sindaci, si sa, finiscono spesso a fare da parafulmine su questioni che esulano dalle loro competenze dirette. La sicurezza urbana è l’esempio più frequente: a ogni episodio di cronaca, il primo cittadino viene chiamato a rispondere anche laddove l’intervento del Comune ha margini molto limitati. È un meccanismo che pesa sui numeri, e probabilmente pesa di più nelle città dove i problemi strutturali sono più visibili. Catania, per come la racconta il sondaggio di quest’anno, sembra essere uno di quei casi.