Dai gazebo vuoti al sogno Messina: così la Lega ha conquistato la Sicilia

Dai gazebo semivuoti alla sfida delle amministrative: la Lega prova a trasformare in Sicilia una scommessa politica nata tra diffidenze, contestazioni e risultati modesti. Oggi, con Matteo Salvini che guarda a Messina e rilancia il Ponte sullo Stretto, il Carroccio cerca una nuova svolta nel Mezzogiorno.

Quando oggi Matteo Salvini parla della possibilità di vincere a Messina e indica il Ponte sullo Stretto come simbolo della nuova stagione della Lega nel Mezzogiorno, bisogna ricordare da dove tutto è iniziato. Perché fino a pochi anni fa immaginare il Carroccio radicato in Sicilia sembrava quasi impossibile.

La svolta arriva proprio con Salvini. È lui a trasformare la Lega da partito identitario del Nord a forza politica nazionale, provando ad allargare il consenso anche nel Sud Italia. Un cambio di strategia che passa attraverso temi capaci di intercettare anche l’elettorato meridionale: infrastrutture, sicurezza, lavoro, autonomia energetica, sostegno alle imprese e rilancio dei territori del Mezzogiorno. In Sicilia, però, quella scommessa inizialmente appariva quasi proibitiva.

C’è stata una fase in cui candidarsi con il simbolo della Lega nell’Isola richiedeva coraggio politico. La Lega di Umberto Bossi era stata per anni associata a slogan durissimi contro il Sud e contro i meridionali. Per molti siciliani quel simbolo rappresentava un partito distante, ostile e incapace di comprendere davvero i problemi del Mezzogiorno.

Eppure qualcuno decise di crederci lo stesso. I primi dirigenti e candidati siciliani della Lega furono spesso militanti isolati, amministratori locali e professionisti che scelsero di sostenere il progetto di Salvini quando il consenso era ancora minimo e le contestazioni frequenti.

Furono anni complicati, fatti di gazebo semivuoti, campagne elettorali difficili e risultati modesti. Ma proprio quel lavoro lento e silenzioso ha permesso alla Lega di costruire una presenza sul territorio che oggi consente al partito di parlare apertamente di governo delle città siciliane.

Molti protagonisti di quella prima fase vengono ancora considerati i veri pionieri della Lega siciliana. Figure rimaste fedeli a Salvini quando il progetto meridionale del Carroccio veniva guardato con scetticismo persino dentro il centrodestra.

Tra i primi a credere nel progetto leghista in Sicilia ci furono anche Angelo Attaguile e Carmelo Lo Monte. Attaguile, nel 2014, aderì ufficialmente al neocostituito movimento Noi con Salvini, emanazione della Lega Nord nel Centro e Sud Italia, diventandone nel gennaio 2015 segretario nazionale. Lo Monte, invece, rappresentò uno dei primi collegamenti politici tra autonomismo siciliano e mondo leghista: alle elezioni politiche del 2006 venne eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Sicilia 2 nella lista comune “Lega Nord-Movimento per le Autonomie”.

Tra questi c’è Annalisa Tardino, candidata sindaco a Licata nel 2018 sostenuta da Noi con Salvini e Fratelli d’Italia, oggi alla guida dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale. Oppure Anastasio Carrà, ex sindaco di Motta Sant’Anastasia e oggi deputato della Lega. E ancora Matteo Francilia, tra gli amministratori locali che hanno contribuito al radicamento del partito soprattutto nella Sicilia orientale.

Accanto a loro c’erano anche dirigenti storici come l’ex parlamentare Alessandro Pagano, protagonista della prima fase di crescita del Carroccio nell’Isola. Molti di quei dirigenti, però, nel tempo hanno lasciato la Lega. Una frattura maturata soprattutto dopo l’arrivo nel partito di nuovi ingressi provenienti da altre esperienze politiche e dal centrodestra tradizionale.

Emblematica, in questo senso, è la parabola politica di Nino Minardo. Nel 2022, da segretario regionale della Lega, Minardo rilanciava il ruolo del partito nelle grandi città siciliane, chiedendo unità alla coalizione di centrodestra e immaginando una Lega protagonista nel futuro politico dell’Isola.

Ma proprio Minardo sarebbe poi diventato uno dei simboli della rottura interna. Dopo la stagione dei nuovi ingressi e dei nuovi equilibri costruiti dentro il partito, l’ex segretario ha scelto di lasciare la Lega, chiudendo di fatto una fase politica. Una decisione maturata mentre altri dirigenti, arrivati successivamente nel Carroccio, iniziavano a raccogliere i frutti del lavoro costruito dai pionieri della prima ora.

Oggi il quadro politico si è completamente ribaltato. Nino Minardo si ritrova infatti a guidare, nel ruolo di commissario regionale, Forza Italia, uno dei partiti storici e più radicati della Sicilia. Un passaggio che racconta bene quanto siano cambiati gli equilibri del centrodestra siciliano negli ultimi anni e quanto sia stata complessa la crescita della Lega nell’Isola.

Un’evoluzione politica che fotografa anche la trasformazione del centrodestra in Sicilia, dove alleanze, leadership e riferimenti territoriali sono cambiati rapidamente nel giro di pochi anni.

Perché il Carroccio in Sicilia non è cresciuto attraverso un percorso lineare. È stato un partito costruito tra entusiasmi, scontri interni, nuovi arrivi e addii eccellenti. Eppure, nonostante le divisioni, il lavoro dei primi militanti ha lasciato un segno evidente.

Oggi parlare di un futuro della Lega in Sicilia appare quasi normale. Ma soltanto pochi anni fa non lo era affatto. Ed è per questo che la storia del Carroccio nell’Isola non può essere raccontata soltanto attraverso il tema del Ponte sullo Stretto o le ambizioni elettorali di Salvini. È anche la storia di uomini e donne che hanno scelto di esporsi quando farlo significava andare controcorrente.

Adesso la Lega prova a raccogliere definitivamente i frutti di quel percorso. Il Ponte sullo Stretto, le amministrative di Messina e la presenza sempre più forte nelle istituzioni locali diventano il banco di prova di una nuova identità politica che punta a consolidarsi nel Sud.

Ma proprio con le prossime elezioni amministrative si capirà se quella crescita continuerà davvero ad avere una spinta autonoma e radicata oppure se il partito dovrà fare i conti con le contraddizioni emerse negli ultimi anni. Perché, dopo l’uscita di scena di molti dei pionieri della prima ora e l’ingresso di numerosi esponenti provenienti da altre esperienze politiche e da diversi cambi di casacca, la Lega siciliana si trova davanti a una fase decisiva.

La domanda, oggi, è tutta qui: il Carroccio riuscirà a mantenere viva quella crescita nata quando in pochi credevano nel progetto oppure rischierà di trasformarsi in uno dei tanti contenitori politici del centrodestra siciliano?