Catania: arrestato dalla Squadra Mobile il presunto autore della sparatoria a San Cristoforo
Svolta nelle indagini sulla sparatoria di San Cristoforo: la Squadra Mobile di Catania ha tratto in arresto un 22enne, presunto autore del ferimento avvenuto lo scorso febbraio davanti a una barberia. L’indagato, nipote di un noto esponente di una famiglia mafiosa, è accusato di lesioni aggravate; secondo la ricostruzione investigativa, i colpi di pistola esplosi in pieno giorno erano destinati a un altro frequentatore del salone, ma hanno colpito un uomo che stava usufruendo di un permesso lavorativo.
La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un giovane di 22 anni, ritenuto il presunto responsabile del ferimento a colpi d’arma da fuoco avvenuto il 10 febbraio scorso nel quartiere San Cristoforo. L’episodio, consumatosi alla luce del sole davanti a una barberia di via della Concordia, aveva destato particolare allarme sociale per la spregiudicatezza dell’azione.
Le indagini e il profilo dell’arrestato
Le attività investigative, coordinate dalla Procura etnea e condotte dalla Squadra Mobile, si sono avvalse di un articolato impianto probatorio:
- Videosorveglianza e intercettazioni: le immagini delle telecamere di zona avrebbero permesso di ricostruire le fasi dell’agguato, supportate successivamente da riscontri tecnici e intercettazioni ambientali.
- Lo scooter abbandonato: l’analisi del mezzo utilizzato per la fuga, lasciato poco distante dal luogo del delitto, ha fornito elementi decisivi per l’identificazione del sospettato.
- Legami familiari: l’indagato è stato identificato come il nipote del capo di una storica famiglia mafiosa del capoluogo, elemento che inserisce l’episodio in un contesto di particolare rilievo investigativo.
Dinamica dell’agguato e vittima
Le indagini hanno chiarito che la vittima, un uomo giunto in ospedale con ferite da arma da fuoco, non era il reale obiettivo del sicario. Il ferito si trovava presso la barberia grazie a un permesso lavorativo, essendo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari. Secondo l’ipotesi investigativa, l’azione di fuoco era indirizzata verso un altro soggetto che abitualmente frequentava il salone da barba.
L’indagato, che dopo il fatto era sparito per tre giorni prima di consegnarsi spontaneamente alle autorità, è stato trasferito presso la casa circondariale di Piazza Lanza. Restano da accertare con precisione i motivi del contendere che avrebbero scatenato la spedizione punitiva, da verificare nel prosieguo del procedimento giudiziario.
Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.
