Una chiamata al 112 ha evitato una tragedia: una quindicenne ha dato l’allarme mentre la madre della piccola tentava di soffocarla. La neonata è ricoverata, la donna sottoposta a Tso.

Una domenica pomeriggio che rischiava di trasformarsi in tragedia si è conclusa con il salvataggio di una neonata di cinque mesi, grazie al sangue freddo e al coraggio di una ragazzina di appena 15 anni.

È accaduto a Catania. Una giovane madre di 20 anni, di origine bengalese, in evidente stato di agitazione, si è chiusa a chiave nella camera da letto e si è avvicinata alla culla dove la figlia stava dormendo, tentando di soffocarla con un cuscino.

Pochi istanti prima del gesto, la donna aveva inviato un messaggio alla sorella minore, manifestando l’intenzione di fare del male alla bambina. Un segnale che la quindicenne ha compreso immediatamente, decidendo di chiamare il numero unico per le emergenze 112.

L’intervento dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile del Comando provinciale di Catania è stato tempestivo. I militari hanno fatto irruzione nell’abitazione, forzando la porta della stanza, trovando la donna mentre stava ancora tentando di soffocare la piccola. La madre è stata immediatamente bloccata, mentre la neonata è stata presa in consegna e messa in sicurezza.

La bambina, pur non presentando lesioni gravi, è stata ricoverata nel reparto di Pediatria per un principio di strangolamento. Le sue condizioni sono state giudicate buone. La donna è stata invece affidata al personale del 118 e accompagnata al Ospedale San Marco, dove è stata sottoposta anche a valutazioni psichiatriche e ricoverata in regime di trattamento sanitario obbligatorio (Tso).

La vicenda è ora al vaglio della Procura della Repubblica di Catania per gli aspetti penali e della Procura per i minorenni, chiamata a valutare eventuali provvedimenti a tutela della bambina. L’inchiesta è coordinata dal pm Tiziana Laudani. Al momento non sono state adottate misure cautelari, anche in considerazione delle condizioni cliniche della donna Dietro i fatti, una storia di fragilità, solitudine e disagio. La madre viveva con la figlia all’ultimo piano dell’edificio, mentre negli altri appartamenti risiedevano i nonni materni e la giovane zia che ha lanciato l’allarme. Il marito della donna, secondo quanto emerso, si era allontanato volontariamente da casa da alcuni giorni.

In quella che dovrebbe essere la dimensione più protetta, quella familiare, si è consumato un dramma silenzioso, fermato solo dall’intuizione e dal coraggio di una ragazza che ha capito in tempo cosa stava per accadere.

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Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.