Catania, ancora colpi d’arma da fuoco contro attività commerciali

Catania vive giorni di paura, stretta in una spirale di violenza che sembra inarrestabile. Nel cuore del centro storico, in via Garibaldi, ignoti hanno esploso oltre venti colpi di pistola contro un centro estetico gestito dalla figlia a quanto pare di un noto esponente della criminalità locale. Poche ore prima, altri cinque proiettili erano stati sparati in via Calabrò, nei pressi dell’abitazione della donna e del compagno, con precedenti. Una sequenza ravvicinata che lascia pochi dubbi sulla natura intimidatoria del gesto e che si inserisce in un contesto cittadino già segnato da regolamenti di conti a colpi d’arma da fuoco. L’indomani, un’altra attività è stata colpita: in via Plebiscito, arteria affollata di locali e negozi, la vetrina di un’agenzia di noleggio scooter e mini-auto è stata crivellata di proiettili. Le Volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico hanno repertato i bossoli e acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza, alla ricerca di collegamenti con intimidazioni recenti avvenute anche a Misterbianco e Trappeto Nord.

Per la quarta notte di fila Catania si è svegliata sotto il segno della violenza. A finire nel mirino sono state nuovamente saracinesche e vetrine di esercizi commerciali. L’ultimo episodio ha riguardato una panineria-gelateria, in via dell’Agricoltore, nella zona di via Fossa della Creta. Poche ore più tardi, un’altra segnalazione è arrivata da via XXXI Maggio, traversa del viale Mario Rapisardi, dove due colpi hanno infranto la vetrata di un bar tabacchi. Una sequenza inquietante che accresce il senso di insicurezza in città e tiene alta la preoccupazione di residenti e commercianti, mentre la Procura coordina un indagine ad ampio raggio.

La Prefettura ha fatto sapere che «l’attenzione è massima» e che la questione è stata affrontata nel Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunitosi a Palazzo Minoriti con i vertici delle forze dell’ordine. Al termine dell’incontro sono state decise misure straordinarie: tra queste, controlli interforze con l’obiettivo di presidiare i quartieri più sensibili. Ma mentre le strade sono teatro di sparatorie, un altro fronte desta preoccupazione: quello delle carceri. Nei giorni scorsi, tre giovani, tra cui un minorenne sono stati sorpresi mentre tentavano di introdurre telefoni cellulari in un istituto penitenziario servendosi di droni. Un espediente sempre più diffuso tra le organizzazioni criminali per mantenere i contatti con l’esterno nonostante le restrizioni ai detenuti. Il tentativo è stato sventato grazie all’intervento della polizia, che ha intercettato l’auto con a bordo i tre ragazzi, bloccando l’operazione.

La città appare così stretta in una morsa: da un lato le raffiche di colpi che insanguinano le notti, dall’altro le nuove tecnologie messe al servizio delle organizzazioni pericolose. La sfida per lo Stato è doppia: riprendere il controllo delle strade e impedire che i boss continuino a gestire i propri affari anche da dietro le sbarre.