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Caccia al boss Messina Denaro, eseguiti 21 fermi

Su disposizione della Procura distrettuale di Palermo, i Carabinieri, polizia e Dia hanno eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di 22 presunti affiliati alle famiglie mafiose di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna. Tra le accuse contestate, associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione di armi e intestazione fittizia di beni, reati aggravati dalle modalita’ mafiose. L’operazione portata a termine questa mattina, denominata “Anno zero”,  si inserisce nel quadro della manovra investigativa finalizzata alla cattura del latitante Matteo Messina Denaro. Le indagini hanno confermato sia il ruolo di vertice del boss sulla provincia di Trapani sia quello del cognato, reggente del mandamento di Castelvetrano in seguito  all’arresto di altri familiari.  Da pedinamenti, appostamenti e intercettazioni e’ emersa la conferma di come Cosa nostra eserciti un controllo capillare del territorio e ricorra sistematicamente alle intimidazioni per infiltrare il tessuto economico e sociale.

Tra i destinatari del provvedimento, anche il superlatitante Messina Denaro,  ma anche, fedelissimi e fiancheggiatori, tutti  catturati tra Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna. Tra gli arrestati i due cognati di Messina Denaro – Gaspare Como e Rosario Allegra, mariti di Giovanna e Bice, sorelle del capomafia – che avrebbero gestito i suoi principali affari: erano l’interfaccia del latitante, i registi degli interessi economici e della rete di comunicazione tra il padrino di Castelvetrano e i suoi uomini che assicurano il flusso di pizzini nei suoi movimenti che lo collocherebbero, almeno in una certa fase, tra la Sicilia e la Calabria. L’operazione di stamattina, è stata coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Claudio Camilleri, Gianluca De Leo, Francesca Dessi’, Geri Ferrara, Carlo Marzella e Alessia Sinatra.

Secondo le indagini, stava per scoppiare una nuova guerra di mafia tra i clan trapanesi, questo ha convinto la Procura di Palermo a chiudere le indagini in pochissimo tempo. “A partire dal 2015, – si legge nel provvedimento della Dda – si registra un lento progetto di espansione territoriale da parte della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, che ha riguardato anche il territorio di Castelvetrano, divenuto ‘vulnerabile’ a causa, per un verso, della mancanza su quel territorio di soggetti mafiosi di rango in libertà, e, per altro, dalla scelta di Messina Denaro che, nonostante gli arresti dei suoi uomini di fiducia e dei suoi più stretti familiari, non ha autorizzato omicidi e azioni violente, come invece auspicato da buona parte del popolo mafioso di quei territori”. Proprio Marcianò si era molto lamentato del comportamento del latitante. “Da tale pericolosissimo contesto (certamente idoneo, come la tragica storia di Cosa nostra insegna, a scatenare reazioni cruente contrapposte, e quindi dare il via ad una lunga scia di sangue) – scrivono i pm – in uno col pericolo di fuga manifestato da alcuni indagati, si è imposta la necessità dell’adozione del fermo”.

Le cimici degli investigatori, il 19 novembre del 2017. Registrano  una conversazione dove alcuni dei fermati commentato la vicenda del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, rapito e sciolto nell’acido per indurre il padre a ritrattare: “Allora ha sciolto a quello nell’acido, non ha fatto bene? Ha fatto bene”. “Se la stirpe è quella… suo padre perché ha cantato?”, conviene l’interlocutore. Il mafioso rincara la dose, esaltando la decisione di Riina di eliminare il bambino di soli 13 anni come giusta ritorsione rispetto al pentimento del padre, colpevole di avere danneggiato Cosa nostra. “Ha rovinato mezza Palermo quello… allora perfetto”. “Il bambino è giusto che non si tocca – aggiunge l’altro – però aspetta un minuto … perché se no a due giorni lo poteva sciogliere … settecento giorni sono due anni … tu perché non ritrattavi tutte cose? se tenevi a tuo figlio, allora sei tu che non ci tenevi”. “Giusto! perfetto!…e allora … fuori dai coglioni – gli fa eco l’altro – dice: ‘io sono in una zona segreta, sono protetto, non mi possono fare niente’…si a te… però ricordati coglione che una persona la puoi ammazzare una volta, ma la puoi far soffrire un mare di volte”.

Differenziata: “uno strumento di crescita del nostro sistema di rifiuti in Sicilia”

 “La raccolta differenziata e’ uno degli strumenti di crescita del nostro sistema di rifiuti in Sicilia. Siamo l’ultima Regione d’Italia e abbiamo il dovere di recuperare il terreno perduto. Per farlo serve il coinvolgimento dei Comuni e delle comunita’”. Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, a Catania, intervenendo alla premiazione dei Comuni virtuosi nella raccolta differenziata. “Serve la consapevolezza della gente – ha aggiunto Musuneci -: fare la differenziata significa non solo compiere un atto di civismo, e quello dei cittadini e’ uno dei mestieri piu’ difficili, ma significa anche puntare al risparmio. Perche’ piu’ alta e’ la differenziata, minore e’ il tasso che bisogna pagare sui servizi di raccolta dei rifiuti. Siamo gia’ a buon punto, quasi la meta’ dei Comuni siciliani ha superato il 50% di differenziata, la legge dice che e’ necessario il 67% ma c’e’ anche chi ha raggiunto l’80%. Eppure ci sono grandi citta’ come Palermo, Messina, Catania dove la differenziata e’ al 10-15%. Quindi da un lato premiamo i Comuni che costituiscono un modello, un esempio, dall’altro stimoliamo quelli che ancora non l’hanno fatto. Il Governo regionale sta disponendo il Piano dei rifiuti e stiamo sollecitando la realizzazione di nuovi impianti per il trattamento dei rifiuti. Quello che dai noi e’ un problema, il rifiuto, altrove e’ una risorsa. Cerchiamo che anche da noi diventi un opportunita’ di crescita”, ha concluso Musumeci.

“Buono a Sapersi”, con ELISA ISOARDI si parlerà di PESCE SPADA

Venerdì 13 aprile a “Buono a Sapersi”, alle 11.05 su RAI UNO, con ELISA ISOARDI si parlerà di PESCE SPADA, ricco di proteine e povero di grassi, utile per chi soffre di coliche renali.

DAVIDE VALSECCHI, esperto ittico, spiegherà le caratteristiche del pesce spada, dando consigli utili su come usarlo in cucina. MARIA CASSANO, nutrizionista, illustrerà le proprietà benefiche del pesce spada, con un occhio alle preparazioni più salutari.

Il Professor ANTONIO CARBONE, Docente di Urologia all’Università “Sapienza” di Roma, motiverà l’importanza del potassio contenuto nel pesca spada per attenuare le coliche renali. MASSIMO MARTINA, maestro di cucina, preparerà tre salse per condire il pesce spada. Gli farà eco la collega CRISTINA LUNARDINI, che, invece, proporrà tortini di pesce spada  con verdure al lime.

Non mancherà un collegamento con l’inviato IVAN BACCHI, ospite di una pescheria a Milazzo (Messina), alla scoperta della tradizione del pesce spada. Spazio anche al “borsino” della spesa, con le quotazioni di Mr. Prezzo, CLAUDIO GUERRINI, dai banchi del mercato “Orientale” di Genova.

La mafia pianificava di uccidere il giornalista Paolo Borrometi

giornalista Paolo Borrometi

La mafia pianificava di uccidere il giornalista Paolo Borrometi, direttore del sito la spia.it. E’ quanto emerge dall’inchiesta che ha portato all’arresto di quattro persone per un attentato dinamitardo all’auto di un curatore fallimentare, l’avvocato Adriana Quattropani. Nell’ordinanza del gip del Tribunale di Catania si fa riferimento ad una intercettazione che riporta un inquietante dialogo tra il boss della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, ed un altro esponente di spicco, Giuseppe Vizzini, tra i destinatari del provvedimento. Una perentoria richiesta di “eliminare lo scomodo giornalista”.

L’Unione nazionale cronisti italiani esprime solidarieta’ e vicinanza a Borrometi ed invita le forze dell’ordine a rafforzare ulteriormente la tutela al collega che ormai da diversi anni e’ costretto a vivere sotto scorta. A progettare l’omicidio sarebbe stato un clan catanese che avrebbe ricevuto una richiesta di un boss del Siracusano “per eliminare – scrive il gip Giuliana Sammartino – lo scomodo giornalista”.

“Invitiamo tutte le Istituzioni – afferma il presidente dell’Unci, Alessandro Galimberti – a non lasciare soli i giornalisti che, come Borrometi, rischiano quotidianamente la vita solo per svolgere il dovere di informare. Questo ulteriore episodio, a pochi giorni dalle minacce via posta ricevute da Federica Angeli, destinataria di una gravissima intimidazione, deve far riflettere tutti, politici, amministratori e la stessa magistratura sulla irresponsabilita’ di contribuire a un clima di sospetto e intolleranza verso chi occupa un ruolo di frontiera, come i cronisti”.

La Sicilia? Interessa a tanti, ma ai Siciliani interessa?

Nelle ultime vacanze pasquali la Sicilia ha registrato un vero “boom” di turisti: da un capo all’altro dell’Isola migliaia di stranieri e, anche, connazionali provenienti dal Nord. Il numero dei passeggeri in arrivo nei due aeroporti principali, quelli di Catania e Palermo e pure lo scalo di Comiso, hanno dimostrato che una delle mete privilegiate in Europa è proprio la Sicilia, e non soltanto per quest’ultimo periodo di vacanze. Il flusso turistico dallo scorso anno, infatti, è stato in continua crescita. Purtroppo ai forestieri sono stati offerti (e si offrono) pochi servizi e molta spazzatura per le strade dei due capoluoghi, Catania e Palermo: come dire che i Siciliani non sono ancora attrezzati per l’accoglienza turistica e, inoltre, tengono in scarsa considerazione lo stesso territorio in cui risiedono e vivono.

È un paradosso non sapere valorizzare l’inestimabile patrimonio storico e artistico che l’Isola possiede e che attira e interessa migliaia e migliaia di stranieri. Certo non possono essere nascoste le responsabilità di chi governa la Sicilia sia a livello regionale, sia nelle singole province, o nei capoluoghi, o nella città piccole e grandi, così come non si possono ignorare le carenze imprenditoriali private che il turismo dovrebbero favorire con gli strumenti e i mezzi che già esistono.

C’è qualcosa di perverso nella mancanza di una concreta politica che indirizzi e pianifichi le mille e mille iniziative che possono essere intraprese per tramutare in realtà produttiva ciò che, al momento, può essere considerato solo potenziale. Eppure la “prova/provata” che il “potenziale” può diventare concretezza lo mostra chiaramente la strategia di ampliamento delle “rotte aeree” che ha posto in atto l’attuale management dell’aeroporto di Catania: incrementato fino al possibile il numero dei voli, perché oltre non si può andare per le limitazioni “militari” imposte dall’intensa attività del vicino scalo di Sigonella, in special modo da quando sono in forte operatività i droni Global Hawks statunitensi.

Carenze e limitazioni i punti negativi che “rallentano” lo sviluppo del comparto turistico in Sicilia? Non solo: c’è la diffusa apatia da parte degli stessi Siciliani a reagire alle negatività che li porta ad accettare ciò che proviene dai “piani superiori”. E di esempi possono, ovviamente, trovarsi non solo per quanto concerne il turismo, ma in tutti i settori dell’amministrazione della Cosa pubblica, che ricadono sistematicamente su una collettività. È come se ai Siciliani interessasse poco della loro Terra?

I segreti antichi di Casa nostra devono restare “segreti”

La morte di Salvatore Giuliano

Molti degli avvenimenti che si verificano oggi in Italia – ma non sappiamo perché e per come – sembrano legati al passato, recente e lontano. Abbiamo sempre ritenuto (scritto e detto) che non ci sono segreti, ma “verità” nascoste: ne eravamo convinti, ne siamo convinti. Da qualunque lato si voglia prendere la matassa, quel che sfugge è la “ragione” principale (o secondaria?) per la quale “un” passato riesca a influire sul presente, anche se (e, ripetiamo, di ciò siamo convinti) il presente inevitabilmente deriva dal passato, recente o lontano poco cambia.

Di esempi se ne possono portare tamti: fa ancora paura parlare di Salvatore Giuliano (un personaggio del quale i giovani, magari, non lo hanno mai sentito nominare), e prima di Salvatore Giuliano, Antonio Canepa (ucciso il 17 giugno del 1945, presumibilmente il primo “delitto di Stato” quando ancora non era nata l’attuale Repubblica Italiana). E poi la strage di Portella della Ginestra. E poi la fine di Enrico Mattei. E poi gli “Anni di piombo” colorati di rosso e nero, il “caso Moro”, i delitti La Torre, Mattarella, Dalla Chiesa, le stragi di Capaci e via D’Amelio. E poi, dopo,  (ma che c’entra?) il flusso di migranti, la fine di Gheddafi, l’occupazione militare no-stop della Sicilia da parte degli Stati Uniti d’America con il bene placido dei Governi nazionale e regionale. E poi tante altre situazioni.

Presente e passato si mescolano in una trama che mostra sfaccettature contraddittorie, dove affiorano trasversalità che rendono maggiormente confuso lo scenario. Quel che appare certa (ma fino a che punto?) e la “centralità” della Sicilia non solo in riferimento ad avvenimenti “nazionali”, ma anche “internazionali”.

C’è un “passato” che si vuol cancellare in maniera drastica, un passato che porta alla Sicilia, quella Terra dove le alchimie hanno dominato costantemente la colletività. Un passato che può (scusate, che “potrebbe”…) dimostrare le “vere” origini della nostra Repubblica, un passato che conduce ai nomi dell’Indipendentista Antonio Canepa e al “bandito” Salvatore Giuliano, due personaggi che hanno concluso la loro vita sotto il fuoco di proiettili “nostrani” in dinamiche che non sono state mai chiarite. Due uccisioni nell’arco di cinque anni, la prima avvenuta a guerra mondiale conclusa, la seconda quando la “ricostruzione” del Paese era stata avviata. Gli atti che riguardano quelle uccisioni dai contorni oscuri sono a tutt’oggi secretati. Chi ha paura, a distanza di oltre settant’anni, di alzare il velo su quegli episodi alle origini della nostra Repubblica? Perché vengono ostacolate le ricerche “storiche” e le pubblicazioni che “tentano” di portare alla luce avvenimenti che potrebbero spiegare (o, quantomeno, far comprendere) ciò che è accaduto alla vigilia del Referendum Monarchia/Repubblica e subito dopo a Referendum concluso? Perché si vogliono tener nascosti fatti che dovrebbero riguardare solo la “storia” del nostro Paese, e non tanto ciò che accade adesso? Quali “interessi” si sono mantenuti e perpetuati fino ai giorni nostri?

La risposta, presumibilmente è semplice (anche se non “chiarisce”) e si conclude con un ennesimo interrogativo: c’è un “filo” che lega il passato a questo presente?

Al rinnovo della Commissione per il prontuario terapeutico

Ruggero Razza

Via libera dall’Assessore regionale per la Salute Ruggero Razza, al rinnovo della Commissione per il prontuario terapeutico. Per adeguare lo strumento alle esigenze di trasparenza e imparzialità e alle linee direttrici anti corruzione, sono chiamati a far parte della Commissione, oltre ai dirigenti dell’assessorato, il presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo, i segretari regionali delle principali organizzazioni dei medici di famiglia (Fimmg, Snami e Smi), i farmacologi Angela Sortino (Università di Catania), Gianluca Trifirò (Università di Messina) e Antonella Viola (Asp di Palermo). “Al fine di colmare l’arretrato – si legge nella direttiva – nella prima fase di attività si invita a dare disposizioni affinché sia dato pronto avvio all’esame dei farmaci innovativi e a raggruppare la trattazione dei farmaci per aree terapeutiche”. I professionisti che vorranno far parte del novero degli specialisti chiamati per integrare la commissione a rotazione, potranno inoltrare il proprio curriculum attraverso le Università siciliane e le direzioni generali delle Aziende del sistema sanitario regionale.

Guerre e clima affamano 124 milioni di esseri umani

Il report delle organizzazioni internazionali: urge azione umanitaria urgente e svela i retroscena della crisi alimentare, che rappresenterebbe una minaccia diretta alla vita o ai mezzi di sostentamento per sempre più persone nel mondo. I Paesi colpiti sono 51, e il fattore più incisivo è la presenza di conflitti. Si consuma tra omertà e interessi un quotidiano, gigantesco olocausto.

La “notizia”: sono almeno 124 milioni le persone in 51 Paesi che vivono una situazione di crisi alimentare tale da “aver bisogno di un’azione umanitaria urgente”.  E’ il dato che emerge dall’ultimo “Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari” curato dalla Rete di informazione sulla sicurezza alimentare, elaborato da Unione Europea e agenzie ONU. Ben 11 milioni in più, rispetto all’anno precedente.

Il rapporto definisce “insicurezza alimentare acuta” un livello di fame tanto grave da rappresentare una minaccia diretta alla vita o ai mezzi di sostentamento delle persone. Un peggioramento della situazione dovuto in larga misura allo scoppio o all’acuirsi di conflitti e instabilità in paesi come il Myanmar, la Nigeria nord-orientale, la Repubblica del Congo, il Sud Sudan e lo Yemen. Non solo: condizioni prolungate di siccità causano il susseguirsi di scarsi raccolti in paesi già colpiti da alti livelli di insicurezza alimentare e malnutrizione in Africa orientale e meridionale.

In breve, le crisi alimentari sono sempre più determinate da cause complesse e che spesso agiscono in contemporanea: conflitti, shock climatici, prezzi alti degli alimenti di base.

Una situazione che impone interventi e azioni urgenti, che “sappiano al tempo stesso salvare vite, salvare i mezzi di sostentamento e affrontare alla radice le cause delle crisi, hanno affermato i partner”.

Le situazioni di conflitto rimangono il fattore principale alla base della grave insicurezza alimentare in diciotto paesi (quindici in Africa e Medio Oriente). Sono dunque guerre e conflitti la causa principale di questa “insicurezza alimentare acuta”, che coinvolge circa 74 milioni di persone. I disastri climatici – e in particolare la siccità – provocano crisi alimentari in 23 paesi, e coinvolgono altri  39 milioni di persone.

Secondo il rapporto nel 2018 guerre e conflitti continueranno a causare crisi alimentari in paesi come Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, il Nord Est della Nigeria, la regione del Lago Chad, il Sud Sudan, Siria, Yemen, Libia, Sahel centrale (Mali e Niger).

In Yemen probabilmente la crisi alimentare più grave al mondo: si prevede un peggioramento della situazione, soprattutto a causa delle difficoltà di accesso, del collasso economico e il dilagare di malattie. Identiche previsioni per l’impatto di condizioni climatiche particolarmente drammatiche su raccolti e la produzione animale: inaspriranno l’insicurezza alimentare in vaste zone della Somalia, dell’Etiopia sud-orientale, del Kenya orientale, in Africa Occidentale e nel Sahel, inclusi Senegal, Chad, Niger, Mali, Mauritania e Burkina Faso.

“La fame e l’insicurezza alimentare”, si legge nel rapporto, “rappresentano una piaga per milioni di persone nel mondo. Di fronte a disastri causati dall’uomo e dalla natura, dovremmo dare corpo a una risposta globale più robusta e strategica alle crisi alimentari”. Crisi destinate a diventare più acute, persistenti e complesse, visti i trend attuali e le cause scatenanti; e comporteranno prevedibili effetti devastanti sulle vite di milioni di persone. “Di fronte a disastri causati dall’uomo e dalla natura, dovremmo forgiare una risposta globale più robusta e strategica alle crisi alimentari”, fa sapere Christos Stylianides, commissario europeo per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi. E Neven Mimica, commissario europeo per la cooperazione internazionale e lo sviluppo avverte che “le crisi alimentari sono destinate a diventare più acute, persistenti e complesse”.

Come in passato, sapere, sappiamo: si consuma tra omertà e interessi, un quotidiano gigantesco olocausto; e sappiamo cosa si dovrebbe fare, cosa si può fare. Ogni ulteriore silenzio e indifferenza sono più colpevoli di sempre.

Sarkozy: il simbolo del “bene” che si riceve contraccambiato con il “male”

Italyphotopress - il presidente francese Nicolas Sarkozy - Foto IPP/imago/IP3press Parigi 10.12.2007 nella foto il presidente francese Nicolas Sarkozy stringe la mano a Muammar al Gheddafi ( leader capo di Stato libico ) - WARNING AVAILABLE ONLY FOR ITALIAN MARKET - Italy Photo Press -

E’ una storia che si ripete da che mondo è mondo: “Fai del bene? Stai sicuro che ti verrà contraccambiato con tutto il male possibile”. Una storia che può toccare chiunque, nella quotidianità del vivere  in qualsiasi società. Il “caso” Nicolas Sarkozy” è emblematico: l’ex presidente francese riceve dall’amico Muammar El Gheddafi ben cinquanta milioni di euro a sostegno della sua campagna elettorale del 2007, ed ecco che l’amico Sarkozy, alla prima occasione utile, lo contraccambia con una guerra che porta alla sua eliminazione fisica e alla distruzione del Paese del quale era indicato come “dittatore”. Le considerazioni postume servono a poco, là dove in quella “guerra privata” (quella appunto animata da Sarkozy contro l’amico libico che lo aveva finanziato e supportato) vennero coinvolti altri Paesi, compresa l’Italia, anch’essa amica della Libia e di Gheddafi. Storia emblematica, allora, questa di Nicolas Sarkozy che dovrebbe essere insegnata nelle scuole per far comprendere ai giovani come gli “interessi” possono distruggere qualsiasi tipo di rapporto, anche quello considerato più solido.

Ora L’ex presidente francese deve rispondere alla magistratura del suo Paese, che dovrà dimostrare i presunti illeciti del quale è accusato. Comunque vada a finire, il “danno” è stato fatto, la Libia è lì a ricordarlo ogni giorno con il caos che la dilania, con due Governi, con le tribù che cercano un leader che le possa riappacificare e ripristinare gli equilibri che Gheddafi era riuscito a mantenere sino al suo assassinio. Una situazione difficile che l’Italia, la Sicilia soprattutto pagano in termini di migranti che dalla Libia sbarcano sul nostro territorio.

Sono trascorsi sette anni dalla guerra portata alla Libia, sette anni di sconvolgimenti in tutta l’area del Mediterraneo. Una guerra che la gente non comprendeva dove l’Italia è stata protagonista grazie alle “volontà” politiche espresse anche dall’allora Capo di Stato Giorgio Napolitano, grazie a quei parlamentari che facevano capo al PD. L’Italia e la Sicilia pagano le conseguenze di quel conflitto esploso per opera di Nicolas Sarkozy che intendeva coprire le sue presunte colpe. “Colpe” che erano state messe in evidenza già in passato, ma cadute nell’indifferenza collettiva europea. I “danni” che non si possono riparare, perché non si può tornare indietro nel tempo, non troverebbero giustificazione in “punizioni” che non possono essere in grado di “risarcire” centinaia e centinaia di vittime e la distruzione di un Paese.

Vale la pena, a questo punto e senza aggiungere altro sul “caso Sarkozy”, andare a rileggere quanto scrivevamo nel 2011, un anno che adesso appare fin troppo lontano, sommerso nei labirinti della memoria.

La Procura di Catania sequestra la nave della Ong spagnola “ProActiva Open Arms”

archivio

E’ stata posta sotto sequestro dalla procura di Catania la nave della Ong spagnola ProActiva Open Arms, da ieri ormeggiata nel porto di Pozzallo (Ragusa), nel quale e’ avvenuto lo sbarco di 218 migranti. E’ il primo approdo in Italia al centro dell’inchiesta per il rifiuto della nave di consegnare i migranti alle motovedette libiche intervenute sul luogo del soccorso o a Malta. Il fermo e’ stato eseguito su indagini della squadra mobile di Ragusa e del Servizio centrale operativo (Sco) di Roma.

La procura di Catania, che ha confermato l’inchiesta e il sequestro, ipotizza il reato di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. Secondo l’accusa ci sarebbe una volonta’ di portare i migranti in Italia anche violando legge e accordi internazionali, non consegnandoli ai libici.

Tre le persone indagate raggiunte da avviso di garanzia: il comandante e il coordinatore a bordo della nave, identificati, e il responsabile della Ong, quest’ultimo e’ ancora in corso di identificazione. La prova, per la procura che indaga, e’ l’ultimo salvataggio della Ong Pro Activa Open Arms, con normative che coinvolgono quattro Paesi: Italia, Spagna, Libia e Malta.

Giovedi’ scorso i volontari soccorrono dei barconi e recuperano 28 migranti. Un intervento che viene contestato dalla Guardia costiera libica, che ritiene sia stato invece compiuto in un’area di salvataggio di sua competenza. L’Ong resiste, anche alle armi puntate contro dai militari, che pero’ smentiscono e accusano la nave spagnola di “comportamento provocatorio” e di “mancato rispetto delle regole”.

La Guardia costiera italiana sottolinea che il coordinamento era stato “assunto dalla Guardia costiera libica” e che la Ong ne era a conoscenza. Ciononostante, e’ la tesi della procura, l’Ong ‘resiste’ e vince, ma facendo aprire un altro fronte: la sede dell’approdo. Tra i migranti ci sono bimbi e persone in condizioni precarie di salute. Risponde all’appello Malta, con una motovedetta che raccoglie una bimba di tre mesi disidratata e con la scabbia e sua madre. Ma ancora nessuna indicazione su dove dirigersi.

La Guardia costiera nel frattempo segnala che nonostante la vicinanza con l’isola di Malta, la nave proseguiva la navigazione verso le coste italiane in attesa di indicazioni dell’autorita’ spagnola. E’ infatti lo Stato di bandiera dell’imbarcazione, in questo caso la Spagna, a dover chiedere all’Italia di permettere l’approdo del mezzo umanitario, secondo quanto previsto dal Codice delle Ong sottoscritto da Proactiva.

Ma dalla nave non arriva nessuna richiesta alle autorita’ spagnole e continua a navigare verso nord. Un comportamento che per la procura di Catania viola leggi e accordi. Fatto volutamente per potere sbarcare in porto italiano. Una volta raggiunto il limite delle nostra acque arriva l’ok a dirigersi verso Pozzallo, dove e’ arrivata ieri. E dove restera’ ferma, sotto sequestro, in attesa della decisione del Gip che dovra’ convalidare il provvedimento disposto dalla procura di Catania.

La Dia sequestra beni per un valore di 300 mila euro

Gli investigatori della DIA di Catania, su delega della Procura della Repubblica diretta dal dott. Carmelo Zuccaro, hanno eseguito un decreto di sequestro, emesso...