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giovedì 22 febbraio 2018

In Sicilia

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Inaugurata la sede della Fondazione Centro Servizi Mare di Bruxelles ad Augusta.

Stamattina, all’interno della sede dell’autorità portuale di sistema di Augusta, il coordinatore Pat Cox, massimo esponente della Commissione Europea per lo sviluppo del Corridoio “Scandinavo-Mediterraneo” delle reti di trasporto trans-europee (TEN-T), con il responsabile Francesco De Rosa, ha inaugurato la prima sede operativa in Italia della Fondazione Centro Servizi per il Mare di Bruxelles. Si tratta di uno spazio dedicato alle imprese pubbliche e private del comparto marittimo per facilitare le connessioni tra l’amministrazione dell’Ue e la logistica intermodale con il relativo bacino di utenti, oltre 350 mila imprese cui si sommano le organizzazioni, pubbliche o private, per lo sviluppo di un sistema logistico moderno ed efficiente nell’area Mediterranea che generi valore ai suoi utenti e al territorio tramite l’accesso diretto al fondo European Connecting Facilities.

“Nella lista europea delle opere di priorità la Sicilia non esiste. Il tasso di conversione delle proposte in progetti è talmente lento che la vostra perde i fondi Ue, i numeri parlano da soli. L’Irlanda era lo stato più povero dell’Ue, oggi sarebbe medaglia d’oro per spesa/progetti realizzati, la Sicilia sarebbe in fondo alla classifica”.

Il coordinatore Pat Cox si è congratulato per l’efficienza dell’Autorità portuale di Augusta e con la Fondazione Centro Servizi per il Mare di Bruxelles che ha seguito gli unici due progetti italiani che hanno avuto accesso al credito comunitario.

“Il Mediterraneo sarà al centro dell’agenda Ue dei prossimi anni, questa sede per l’intera area è già un ponte con l’Europa” ha ribadito il coordinatore del Corridoio ScanMed.

“Oggi che non ci sono più risorse per il pubblico e per il privato, l’unica via d’uscita è il lavoro in sinergia – sottolinea Francesco De Rosa, responsabile del CS Mare di Bruxelles – il primo definisce le strategie e il secondo contribuisce, anche economicamente, ad avviare i progetti che una volta messi in rete restituiscono ricchezza. L’apertura della sede operativa ad Augusta ha un significato simbolico e strategico, perché la Sicilia può rappresentare il punto d’interconnessione di tutta l’area mediterranea, dove passa il 40% del traffico merci mondiale che oggi entra dal Canale di Suez ed esce dallo stretto di Gibilterra. Intercettarlo con un sistema integrato di porti e autostrade del mare vuol dire creare benessere per l’Europa e per l’intero sistema Paese. Come Fondazione crediamo che il rilancio dell’Italia passi dal Meridione e per questo vogliamo essere in prima linea per agevolare le imprese a entrare nel sistema Connecting Europe Facilities, per accedere alle risorse dell’Unione europea”.

All’incontro con il Commissario Ue Pat Cox, tra gli altri, erano presenti il presidente dell’Autorita portuale di sistema della Sicilia orientale Andrea Annunziata, il segretario generale dell’AdSP Mare Sicilia Orientale, Carlo Guglielmi; il direttore marittimo della Sicilia Orientale, contrammiraglio Gaetano Martinez; l’ammiraglio della Marina Militare Nicola De Felice, il comandante del Porto di Augusta Attilio Montalto, il commissario dell’Autorità portuale di Messina Antonino De Simone, la direttrice Affari Europei di WISDO, Alessandra Arcodia, , il rappresentante di Rfi Andrea Esposito, l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone, l’eurodeputato del Ppe e membro della Commissione Tran, Salvo Pogliese, il deputato regionale Di Siracusa, Giovanni Cafeo, il sindaco di Siracusa Cettina Di Pietro, il sindaco di Melilli, Giuseppe Carta, il presidente di Confindustria Siracusa, Diego Bivona e il direttore di Confindustria Catania, Giovanni Grasso. La visita è stata promossa dall’associazione no profit WISDO Public Policy & Management.

“Siamo qui per individuare i punti di non connessione, incoraggiando la multimodalità. Il sistema portuale Malmoe-Copenaghen è un esempio europeo per cooperazione, specializzazione e redditività – ha spiegato il coordinatore europeo Pat Cox – Dovete farlo anche voi nel Meridione d’Italia, al Sud d’Europa avete gli stessi problemi. È tutta La macroregione meridionale che soffre, dovete avere una voce unica e chiunque abbia una rappresentanza politica ha il dovere di essere presente nei luoghi dove l’Europa prende le decisioni. Dimenticate le agende locali e fate come gli scandinavi, 11 milioni di abitanti di Stati diversi che ragionano in un’unica direzione. Fissate le priorità, portatele a Roma, poi noi vi aiuteremo. Non c’è una porta secondaria per entrare a Bruxelles. Prendete questa mia visita come una sorta di sveglia, dobbiamo trovare i meccanismi per lavorare insieme e per venire qui in Sicilia con la stessa frequenza con cui andiamo in Svezia”.

Al termine della giornata, prima di proseguire la sua visita a Messina e a Gioia Tauro, il coordinatore europeo ha voluto esprimere alla Sicilia il proprio ringraziamento alla Sicilia per le azioni di soccorso e accoglienza ai migranti, “la risposta migliore a chi in Europa vuole solo alzare muri e barriere”.

I Testimoni di Geova visitano i migranti nel centro di accoglienza più grande d’Europa

Il centro di accoglienza più grande d’Europa, il C.A.R.A. di Mineo, si trova in Sicilia, nel comune di Mineo. Il centro ospita migliaia di richiedenti asilo provenienti da oltre 40 paesi, tra cui Eritrea, Nigeria, Siria e Somalia.

Da cinque anni i Testimoni di Geova si recano regolarmente al centro di accoglienza (foto in alto) per offrire istruzione biblica gratuita a chi è interessato. Grazie alla stretta collaborazione con l’amministrazione del C.A.R.A. di Mineo, è stato messo a disposizione un autobus da 50 posti per permettere ai migranti che lo desiderano di frequentare le riunioni religiose dei Testimoni. Da allora molti stanno andando ogni settimana al loro luogo di culto, la Sala del Regno. Ivana Galanti, vicedirettrice del C.A.R.A. di Mineo, ha rilasciato alcune significative dichiarazioni a proposito della sua esperienza di collaborazione con i Testimoni di Geova che si possono ascoltare nella  seguente breve video intervista.

Humphrey Osagiede, un uomo nigeriano arrivato al centro di accoglienza nel 2011, ha iniziato a studiare la Bibbia con i Testimoni, e si è battezzato il 23 novembre 2014. Lui stesso dice: “La Bibbia mi ha veramente cambiato la vita. Ho smesso di drogarmi e di vivere una vita immorale. Quando sono arrivato, i Testimoni mi hanno aiutato sia a livello pratico che spirituale. Sono grato anche ai responsabili del campo, che hanno messo a disposizione un mezzo di trasporto per permetterci di frequentare le riunioni religiose dei Testimoni di Geova”. Humphrey Osagiede ora vive e lavora a Palermo, ed è felice di parlare ad altri, migranti inclusi, del messaggio biblico che lo ha aiutato così tanto.

Christian Di Blasio, portavoce dei Testimoni di Geova in Italia, osserva: “L’opera principale che svolgiamo consiste nell’aiutare le persone a capire cosa insegna la Bibbia. La collaborazione tra noi e il personale del C.A.R.A. di Mineo ha dato ai migranti la possibilità di trarre beneficio dall’istruzione biblica, un’istruzione che risponde a molti dei loro bisogni spirituali ed emotivi”.

 

Copyright: Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova”. Si concede l’autorizzazione al solo utilizzo del video, il che non comporta in alcun modo rinuncia al diritto d’autore sul materiale, e si fa espresso divieto di cessione a terzi del video e del diritto di utilizzo dello stesso.

Seconda guerra mondiale, Concluse le operazioni di monitoraggio del relitto

Concluse le operazioni di monitoraggio del relitto della nave da sbarco HMS LST-429 nel Canale di Sicilia, la cui presenza era già nota alla Soprintendenza del Mare, a seguito di segnalazione di Pietro Faggioli e del compianto Andrea Ghisotti, fin dal 2007. Il team di studi composto dal centro subacqueo Blue Dolphins di Lampedusa, guidato da Alessandro Turri, e del centro subacqueo Ecosfera di Messina, guidato da Domenico Majolino.

Nel corso dei sopralluoghi è stato realizzato del materiale video-fotografico utile per la concreta identificazione del relitto e per la valutazione delle condizioni dello stesso. Tutto il materiale è stato consegnato alla Soprintendenza del Mare nell’ambito di una attenta e proficua collaborazione per la preservazione e divulgazione dei beni storici-culturali presenti nelle acque che furono teatro dei violenti scontri durante la seconda guerra mondiale.
La nave da sbarco LST-429, classe mk2, nasce per la Marina Americana presso i cantieri Bethlehem-Fairfield Shipyard Inc. di Baltimora nel 1942. Fu varata l’11 gennaio 1943 e non entrò mai in servizio per gli Stati Uniti in quanto subito trasferita alla Royal Navy Britannica. Il 3 Luglio 1943 affondò nelle acque internazionali del Canale di Sicilia, a causa di un incendio di causa imprecisata (fonti ufficiali).

Il relitto giace su un fondale di circa 38 m, avvolto da reti da pesca, e spezzato in due tronconi. Il troncone di poppa si trova in assetto di navigazione; le due eliche e i due timoni, caratteristici dei mezzi da sbarco, si sono mantenute integre così come la torretta. Alle spalle del ponte di comando sono ben visibili le due difese, ricoperte da fitte concrezioni biologiche. Il troncone prodiero giace parallelo a quello di poppa, capovolto, con la prua rivolta verso le eliche. All’interno sono identificabili i mezzi gommati parte del carico.

Alla spedizione hanno partecipato: Alessandro Turri, Domenico Majolino, Monica Tentori, Mauro Bombaci, Antonio De Carlo, Marco Ruello, Francesco Donato, MariaGiovanna Piro, Stefano Saleri, Giorgia Pelegalli. Per il Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa: “Il monitoraggio del relitto della nave da sbarco della Seconda guera mondiale nel Canale di Sicilia, reso possibile grazie al contributo di volontari, dimostra ancora una volta la giustezza della scelta di questa Soprintendenza nel cercare un rapporto di collaborazione con le associazioni e le istituzioni private. Crediamo che essi rappresentano una grande risorsa per la ricerca, la conoscenza e la salvaguardia dei nostri beni culturali sommersi e un lavoro comune, nel rispetto dei reciproci ruoli, non può che rappresentare la via maestra per il futuro. Il nostro mare è uno straordinario forziere che ospita un patrimonio che va dalla preistoria fino ai nostri giorni e da solo l’ente pubblico, anche per le scarse disponibilità economiche, non può affontare: è quindi necessario e irrinunciabile attivare sinergia con altre realtà. E questo non ha solo un valore tecnico ma anche culturale. Salvaguardare la nostra memoria storica non è un compito demandato solo ad ufficio pubblico ma un impegno a cui ognuno di noi deve dare un piccolo contributo. E riteniamo che a partire da questo confronto con il passato che si può ricostruire una rete di solidarietà, tolleranza e speranza nel futuro”.

Terrorismo: In Italia minaccia jihadista “rimane concreta ed attuale”

Marco Minniti

In Italia la minaccia del terrorismo jihadista “rimane concreta ed attuale”, “diffusa e puntiforme”, e per questo “tanto piu’ imprevedibile”. A lanciare l’allarme e’ l’ultima Relazione annuale al Parlamento dei servizi di intelligence. “Il nostro Paese – spiegano gli analisti – e’ investito dall’attivita’ propagandistica ostile di Daesh, organizzazione che appare determinata ad alimentare il fenomeno della radicalizzazione on-line anche in Italia, ricorrendo in molti casi alla divulgazione di messaggi tradotti o sottotitolati nella nostra lingua. Una pressione di natura istigatoria, questa, che ha continuato a coniugarsi con l’attivismo di ‘islamonauti’ italofoni e di italiani radicalizzati impegnati a diversi livelli: dal proselitismo di base a piu’ significativi contatti con omologhi e militanti attivi all’estero, compresi foreign fighters e soggetti espulsi dall’Italia per motivi di sicurezza”. In particolare, “e’ all’attenzione dell’intelligence il pericolo rappresentato dagli estremisti homegrown, mossi da motivazioni e spinte autonome o pilotati da ‘registi del terrore’. Risultanze dell’attivita’ informativa, sviluppi investigativi, provvedimenti di espulsione ed arresti concorrono a delineare i tratti di una realta’ radicalizzata etnicamente e geograficamente trasversale. Essa trova alimento, oltre che negli ambienti virtuali del web e nel contesto di circuiti parentali/relazionali di difficile penetrazione, anche in centri di aggregazione – grazie all’ascendente di alcuni imam di orientamento estremista, itineranti o stanziali, capaci di stimolare pulsioni anti-occidentali – e negli istituti carcerari, fertile terreno di coltura per il ‘virus’ jihadista, diffuso da estremisti in stato di detenzione”.

Elezioni: che tempo che fa in Sicilia?

Il 2018 non è il “Sessantotto”, in Sicilia ovviamente anche meno, e l’interrogativo “che tempo che fa?” appare inconcludente. O inopportuno.  Eppure in Sicilia, sostengono in tanti, si gioca il risultato elettorale. A conti fatti, però, non si comprende bene come e perché. Anzi: forse di “perché” sul tappeto dei giochi se ne potrebbero trovare tanti e tanti, ma sarebbero tutti a uso e consumo dei protagonisti, vecchi e nuovi, del solito (o insolito) palcoscenico dove si muovono i “cambi casacca” con estrema disinvoltura. Tanto, c’è da dire, l’elettorato “attivo” è sempre lo stesso, quello fortemente legato alle segreterie per obbligato opportunismo dei cosiddetti militanti che sperano nell’altrettanto obbligato contraccambio della cortesia espressa con un voto. Nulla di nuovo, dunque, e quel “tempo che fa?” anche se i tempi sono mutati e variabili (almeno apparentemente) potrebbe essere interpretato come “il tempo di sempre”.

Ogni cosa al condizionale, di certo per il “cittadino/elettore qualunque” che nell’inedita (?) mappa del presente pre-elettorale all’ultimo momento dovrà decidersi ad esprimere le sue preferenze, senza che abbia compreso perfettamente lo stesso meccanismo del voto, (forse) costretto ad affidarsi ai “consigli” di quanti hanno capito meglio, ma in ogni modo più confuso che persuaso sul da farsi.

Dal bipolarismo al tripolarismo? Anche questo quadro sintetico appare nebuloso: c’è coalizione di destra, coalizione di sinistra (quale sinistra?), Movimento 5 stelle, gruppi e gruppetti più o meno aggregati, ci sono candidati in massa e spalmati sul territorio seguendo le certezze e le incertezze della poltrona sicura/insicura. Una perfetta macchina dell’incomprensione politica con candidati che lasciano le posizioni originarie per andarsi a piazzare sulle posizioni opposte.

“Che tempo che fa in Sicilia?”. C’è chi si chiede quale possa essere l’anima del trasformismo, e noi (probabilmente sbagliando) sosteniamo che non si tratti di “trasformismo” ma più semplicemente di “opportunismo”. Cadute le “barriere” ideologiche che potevano essere in passato utili paraventi, non c’è alcun pudore in chi sta scendendo in campo in questa competizione per il rinnovo del Parlamento e del Governo di questa Italia “attuale”. C’è anche da chiedersi se gli stessi candidati credono a queste elezioni, pur lottando fra di loro per la conquista del seggio, oppure considerano questa una fase di passaggio in vista di assestamenti tutti da inventare.

“Che tempo che fa in Sicilia?”: tutto sommato è in vigore la procedura dell’indifferenza e dello scetticismo, con l’aggravante della perniciosa abitudine di delegare ad altri la soluzione dei problemi che sono di tutti. Nessuno che gridi allo “scandalo” là dove si è perduta la pretesa anche di presentare uno straccio di programma per il “dopo” elezioni, a risultato conseguito. Non ci sono programmi da realizzare, restano le “promesse” di una o della parte opposta, alle quali già gli elettori non credono.

Purtroppo non esiste una consapevole auto rottamazione di chi si crede (per auto definizione) leader, anche perché all’orizzonte non si presentano alternative che abbiano un riscontro con la realtà odierna. E pur tuttavia si deve votare, astenersi sarebbe maggiormente dannoso. E pur tuttavia si dovrebbe avere la consapevolezza che a tirare le fila sono sempre gli stessi personaggi… Anche in Sicilia si è accentuata la corsa alla diligenza dell’ex cavaliere Silvio: ufficialmente manca solo Renzi.

La rivoluzione elettorale (non?) silenziosa ma ignorata

Due cittadini comuni, passeggiando sul marciapiede di una strada qualunque, di questo Paese qualunque:

“… Ma Tu per chi voti?”, –

“Scusa, perché si vota?”

“Non fare lo scemo: certo che si vota, fra poco meno di due settimane…”.

“Si vota? E dove e per cosa?…”.

“Ma dove vivi! Ci sono le elezioni per rinnovare Parlamento e Governo d’Italia!”.

“Beh, non me ne ero accorto: da quello che ho visto alla televisione non è che si capisca bene che ci sono le elezioni. Chi me lo doveva far capire che si vota? E poi, non ci sono neanche manifesti appiccicati ai muri. E poi, non ho visto comizi nelle piazze…”.

“Forse non hai tutti i torti dal momento che giornali e televisioni più che chiarirti le idee, le fanno confondere. Comunque sia, il 4 marzo si vota, ora sai anche la data e non Ti puoi sottrarre ai Tuoi doveri di cittadino: devi andare a votare!”.

“E chi dovrei votare? Non è che sia chiaro chi si presenta e chi lo ha presentato, e non è che sia stato spiegato come si vota con questa cosiddetta nuova legge elettorale. E’ tutto un gran casino: caro mio, non so proprio come può andare a finire…”.

“Come vada a finire è un’altra storia…”.

Questo spezzone di dialogo non è frutto di fantasia, ma è stato ascoltato (involontariamente) e riportato nel modo più aderente. Come Fabio Martino alcuni giorni addietro sul quotidiano La Stampa ha annotato c’è una realtà della quale bisogna prendere atto: I manifesti, quei fantasiosi e variopinti pezzi di carta che per 72 anni hanno accompagnato tutte le campagne elettorali, sono scomparsi. Un’immagine che restituisce bene il tono della propaganda di questi giorni, è quella dei tradizionali tabelloni lungo i marciapiedi. Disadorni. Vuoti. Per la prima volta dal 1946 sono spariti i manifesti con faccioni e slogan ammiccanti, che per decenni hanno accompagnato la propaganda di partiti e candidati. Magari torneranno nel rush finale ma per ora l’addio ai manifesti è l’aspetto più immediatamente tangibile di una propaganda elettorale che sta segnalando anche altre novità, che si manifestano attraverso trucchi e messaggi «nascosti» sempre cangianti.

Una campagna elettorale importante per il momento che l’Italia attraversa, con una “propaganda” che si manifesta attraverso trucchi e messaggi «nascosti» sempre cangianti. Con tanto vociare di leader e contro leader dagli schermi televisivi, alla fine risulta una “rivoluzione” silenziosa, dove, a conti fatti, la partecipazione dei cittadini, delle collettività vengono escluse. Probabilmente sarà la vittoria consacrata delle segreterie politiche, quelle che raccolgono i “militanti” di uno schieramento o dell’altro contrapposti. Ma il cittadino è escluso, anche se è chiamato ad esprimere la sua “volontà”. Una “volontà” circoscritta nell’ambito di ciò che a monte è stato deciso e – senza mezzi termini  – imposto. La confusione che imperversa (forse) è stata voluta, progettata e programmata? E’ un interrogativo al quale è difficile dare una risposta, così come è difficile dare credito ai sondaggi, alle analisi che riportano le “quotazioni” (in termini di percentuale) dell’ultima ora delle coalizioni in campo. Coalizioni così complesse nelle loro articolazione da determinare ulteriore confusione. Coalizioni “arroganti” nel loro procedere che non tengono in alcun conto neanche la crescita (possibile) dell’astensionismo.

Tanto basta, a poche settimane dal voto. C’è solo da chiedersi: a chi giova tutto ciò? La risposta si potrà vedere a risultati elettorali conseguiti.

Pietro Agen: Nuovi Governi? Alla fine cambia poco

Dopo il tradizionale periodo delle festività natalizie e di fine anno, riprendiamo i nostri periodici incontri con Pietro Agen, presidente della Camera di Commercio del Sud-Est, Catania, Siracusa, Ragusa. Ed è proprio sulla Super Camera la domanda d’inizio di questa nuova conversazione: “Perché anche il neo governo regionale, con presidente Nello Musumeci, cerca di porsi di traverso, sulle orme del non tanto amato ex governatore Rosario Crocetta?”.

“È solo una questione di mancata conoscenza di leggi e sentenze processuali, oltre di normale routine politica, ma nient’altro di particolare. In fondo non sono ostacoli, ma tentativi di rallentamento delle attività”: niente di “particolare”, quindi, secondo Pietro Agen che fa rientrare le pseudo polemiche sulla Camera di Commercio del Sud Est nella normalità del gioco politico che precede una competizione elettorale, anzi due, quella nazionale (a marzo) e quella per il Comune di Catania (a giugno). La visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Catania? Anche questo episodio nella consueta routine…

A seguire, l’intervista di Salvo Barbagallo a Pietro Agen.

Riprese audio e video di Vincenzo Schillirò.

Agricoltura, la Cia Sicilia Orientale all’incontro a Roma con il ministro Martina

“La Cia della Sicilia orientale sarà a Roma il prossimo 11 gennaio  per discutere al  tavolo  tecnico  convocato dal ministro: il nostro territorio  dove si concentra il 57% delle produzioni nazionali di agrumi, con oltre 10 milioni quintali di arance, 4 milioni di limoni, 600 mila di mandarini e 500 mila quintali di clementine all’anno, contribuisce alle produzioni delle coltivazioni agricole per 2 terzi del raccolto nazionale. Dati ci pongono in una posizione centrale nei tavoli di confronto sia nazionali che europei”.  Lo dichiarano Giuseppe Di Silvestro e Giosuè Catania, presidente e vice presidente Cia Sicilia Orientale, annunciando la loro partecipazione al tavolo di confronto convocato a Roma giovedì prossimo al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, cui parteciperanno i rappresentanti delle Regioni, delle organizzazioni agricole e delle organizzazioni dei produttori oltre alla grande distribuzione.

“Sulla crisi del settore non c’è  che accelerare i tempi per affrontare definitivamente la questione che coinvolge il territorio orientale, in particolare la Piana di Catania, tra il versante siracusano e le propaggini degli Erei, colpita duramente da avversità atmosferiche, siccità oltre che dal virus “Tristeza – sottolineano  Di Silvestro e Catania – da parte nostra, a fine dicembre abbiamo già prodotto al Ministro Martina la documentazione in merito alla complessiva situazione del settore agrumicolo con punti di criticità enormi che si concentrano sui livelli occupazionali, anche dell’indotto, e sull’economia agricola delle imprese a forte rischio”.

“L’essere arrivati a fine legislatura certo non aiuta – aggiungono – alla constatazione del poco finora fatto si aggiunge la preoccupazione  che il Governo che si formerà  all’indomani delle politiche del  4 marzo, non potrà mettere in campo nessuna azione concreta prima di qualche mese, ecco perché confidiamo nel buono esito  dell’incontro di giovedì prossimo  perché possa fissare alcuni punti e fare andare avanti nella programmazione tecnica a breve e medio  periodo”.

“A livello regionale, abbiamo affrontato le questioni  con il neo assessore della giunta firmata Musumeci, Edi Bandiera, nel corso della riunione a Palermo della settimana scorsa – ricordano Di Silvestro e Catania –  cui era presente anche direttore Graziano Scardino”. Nel corso del  suo intervento, Scardino ha fissato alcune priorità  di intervento: la riforma Agea e i mancati  pagamenti, la riforma del consorzi di bonifica per una migliore gestione dell’emergenza idrica, maggiore programmazione e minori pastoie burocratiche, supporto alle giovani aziende e il Psr. “Troppa lentezza nella gestione, il 2020 è dietro l’angolo – aveva dichiarato –  poi si chiede di correre per la chiusura dei progetti.

“Ci auguriamo che l’orizzonte temporale di questo assessorato guardi fino ai prossimi 5 anni – ha commentato Graziano Scardino – perché abbiamo  bisogno di risultati concreti, l’interlocuzione con i soggetti attivi risulta fondamentale per la programmazione di azioni mirate e proficue”.

L’anno della svolta, l’anno che aspettiamo

Il 2017 ci ha salutato ormai da alcune ore, a mezzanotte alzavamo in alto i calici del mondo per salutare il 2018 appena entrato. Come ogni anno tante le aspettative riposte sul cambio data, sull’anno che arriva.

Sarà di certo un anno di svolte quello appena entrato. Se poi le svolte saranno positive o negative solo il futuro potrà dircelo. In atto abbiamo una situazione mondiale che è estremamente fluida e niente -pertanto- è prevedibile con certezza assoluta. I dati per azzardare qualcosa, comunque, ci sono. E allora brindiamo al nuovo anno ma rimaniamo con i piedi per terra, coscienti che sul tavolo ci sono -a tutti i livelli- grandi questioni irrisolte.

Dal conflitto possibile fra Stati Uniti d’America e Corea del Nord (conflitto più dialettico che bellico per fortuna e fino ad adesso, ma appunto esso stesso “fluido”) ai rapporti tesi o semi-tesi fra una parte degli USA e la Russia di Vladimir Putin.

Mentre malumori serpeggiano anche tra USA e Cina (e le motivazioni sono ben differenti dai presunti aiuti alla Corea del Nord da parte cinese). Lo scacchiere internazionale rischia in più parti del mondo e nell’Iran (di parte russa) sono in atto movimenti di piazza violenti che potrebbero innescare (e speriamo ciò non accada) una nuova Siria.
Perché sì, sembra che appena si avvia a soluzione un conflitto da qualche parte, se ne crea uno nuovo in un’altra. E sulla “spontaneità” di questi moti i dubbi sono sempre molto ampi.

Tutti fenomeni che poi spingono alla emigrazione di massa di intere etnie, una sorta di deportazione non assistita, ma certamente ad hoc provocata.

Cosa accadrà non sappiamo qui prevederlo, magari avessimo la sfera di cristallo!

Non diversa la situazione italiana. Il 4 marzo si va alle tanto sospirate elezioni politiche, ma la campagna elettorale già iniziata in una marea di colpi bassi non promette nemmeno in questo caso nulla di buono. Si combattono le fake news dichiarando falsità su falsità. Si formano liste e listini che sulla carta non possono avere nemmeno un punto percentuale di preferenza. In base a quale logica? Semplicemente in base alla logica di confondere l’elettorato e farlo ulteriormente disaffezionare dal desiderio di esercitare il proprio diritto di scelta. Così, moltiplicando l’astensionismo si fa il gioco dei pochi al potere che con una manciata (e una mancetta) restano così come sono. Al potere.

In Sicilia? Forse diventerà bellissima, adesso è un putiferio. Per la situazione ereditata dal passato, ma anche per la situazione che si è creata con una tornata elettorale (quella del 5 novembre scorso) in cui tutti han giocato male le proprie carte. Partiti, Movimenti ed elettori. Lo scrivevamo giorni addietro, lo ripetiamo: forse diventerà bellissima, per adesso temiamo diventerà sempre più un caos.

Abbiamo iniziato però dicendo che la situazione, a tutti i livelli, è molto fluida. Quindi non per forza ciò che oggi appare negativo (ai nostri occhi e a nostro modesto avviso), deve per forza rivelarsi tale. Magari la Sicilia diventerà stupenda (tanto bellissima lo è già di suo), magari dalle urne il 4 marzo uscirà fuori una nuova legislatura capace di attuare serie riforme e ammodernare questo Paese come merita, capace anche di punirne le numerosissime sanguisughe che lo hanno per decenni salassato. E chissà, anche nello scacchiere mondiale potrebbe invece scattare la Pace universale, e per i prossimi anni iniziare un periodo di benessere diffuso intriso di sentimenti di umanità.

Ci crediamo poco all’ultima parte del discorso, ma è Capodanno e vi chiediamo cari lettori: consentiteci di sognare.

Auguri a tutti.

A Le Rocce il primo festival dell’Aquilone

Un inno di gioia, pace e speranza, un entusiasmante viaggio attraverso gli occhi per arrivare al cuore e risvegliare lo stupore che alberga dentro ognuno di noi. La Fondazione Antonio Presti – Fiumara d’Arte e il gruppo Salviamo i Boschi sono i promotori di un evento in programma domenica 31 dicembre alle Rocce di Taormina dalle 10 alle 12.30: di scena il primo Festival dell’Aquilone, una manifestazione nata per salutare il nuovo anno all’insegna della gioia e della condivisione. Un messaggio di libertà, con decine di aquiloni colorati a volteggiare nel cielo del promontorio di Capo Mazzarò, luogo incantevole di straordinaria bellezza paesaggistica. Saranno presenti all’evento i ragazzi dell’Istituto “Alcide De Gasperi” di Aci San Antonio, l’artista dott. Franco Pulvirenti e la sua fisarmonica, Michele La Paglia con le sue melodie senza tempo, il soprano Elisa Moschella, Salvatore Bonanno (esperto ed appassionato di aquiloni), l’Associazione Bimbi e Persone Down di Catania, i boy scout Gli Aquilotti del CAI di Acireale, i rappresentanti del Katane Diving Club, dell’Etna Divers, del Cad Sociale Regione Sicilia, del CAI di Acireale e Catania oltre alle Associazioni La Voce del Mare e Teatro Neon Catania.

Nelle settimane antecedenti l’evento i ragazzi, insieme ai loro insegnanti, hanno realizzato gli aquiloni che, nel giorno di San Silvestro, voleranno alti sopra le Rocce di Capo Mazzarò; alcuni ragazzi con sindrome di Down faranno volare delle colombe bianche in segno di pace e di gioia. L’evento include anche la mostra fotografica Il Bosco: un ecosistema da conoscere e tutelare, un’esposizione nata con lo scopo di sensibilizzare sulle bellezze dei boschi e sui gravissimi danni causati dagli incendi. I partecipanti sono invitati a portare un aquilone e ad indossare la maglietta “Salviamo i boschi”. I più impavidi avranno l’opportunità di fare l’ultimo bagno del 2017 nella spiaggia sottostante alla baia di Mazzarò. La sera, nelle proprie abitazioni, un gruppo di volontari condividerà il cenone di fine anno con i più “fragili e soli” della nostra società: gli anziani. Chi, volontariamente, volesse prendere parte a questa iniziativa, potrà richiedere informazioni direttamente agli organizzatori contattando il numero 3283671712.

Il verde promontorio Le Rocce di Capo Mazzarò, un tempo Perla dello Jonio e fiore all’occhiello di Taormina, è stato consegnato per cinquant’anni al nulla, alla dimenticanza e all’indolenza: oggi rappresenta l’ultima scommessa culturale di Antonio Presti che, evento dopo evento, sta trasformando questo straordinario sito in un centro culturale internazionale con un’accademia e una scuola di restauro: “Voglio presentare alla collettività – dichiara il mecenate – la favola di un luogo rimasto intatto nella sua purezza dopo un lungo incantesimo. Per rianimarlo bastano solo cuore e conoscenza. Questo incontro di fine anno a Le Rocce vuole essere un augurio di vero cuore di Buon Anno con la speranza che porti a tutti gioia, pace e serenità, condizioni universali di bellezza e stati emozionali dell’anima che appartengono al mondo esclusivo di ogni essere umano. I governi di tutto il mondo dovrebbero tener conto delle libere aspirazioni dei cittadini in un percorso che elabori costantemente i concetti di cultura e bellezza. Il Diritto alla gioia e alla felicita’ e’ rivolto soprattutto a tutti quegli uomini che in questo momento si sentono esclusi da questo inalienabile diritto”.

“Salviamo i boschi – afferma Giuseppe Receputo, fondatore del gruppo omonimo – ha lo scopo di sensibilizzare la gente sui gravi danni che la nostra civiltà sta infliggendo alla natura. La nostra Madre Terra è in grave pericolo e va salvaguardata. Noi siamo semplici ospiti in questo pianeta meraviglioso che dobbiamo preservare per le generazioni future. Lanciare gli aquiloni con gioia e pace significa lanciare uno sguardo dall’alto sul fenomeno degli incendi allo scopo di salvaguardare il bene più prezioso che abbiamo: la Terra”. Alla domanda “Cosa hai rappresentato sul tuo aquilone?”, Carmelo, un ragazzo con sindrome di Down studente di una scuola coinvolta nell’evento, ha risposto: “Sul mio aquilone ho disegnato il mare, così quando si alzerà in volo sarà come uno specchio dell’anima che riflette l’universo”.

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Agen: privatizzazioni unico sistema per battere la burocrazia pubblica

I tempi “normali” della burocrazia pubblica, troppo lunghi, finiscono con il bloccare le possibili iniziative volte a ripristinare un regime di sviluppo del territorio....