Schifani prova a tenere insieme la maggioranza mentre il caso Cuffaro si riaccende

La Sicilia attende una settimana intensa tra mozione di sfiducia, legge di stabilità e nuovi sviluppi nell’inchiesta che coinvolge l’ex governatore Totò Cuffaro.

La Sicilia vive giorni sospesi tra politica e magistratura, con una maggioranza che cerca di blindare la legge di stabilità mentre affronta le turbolenze interne e gli effetti della maxi indagine che coinvolge esponenti di primo piano del centrodestra. Al centro della scena resta il presidente Renato Schifani, chiamato a tenere in equilibrio un governo provato dalle tensioni e a difendere la propria leadership in un momento delicatissimo.

Per superare il passaggio parlamentare più rischioso, la giunta ha scelto una mossa distensiva verso la pattuglia dei cuffariani, decisiva nei numeri d’Aula. Dopo giorni di gelo, l’esecutivo ha infatti sbloccato le nomine rimaste congelate: Calogero Valenza all’Iacp di Caltanissetta, Nenè Mangiacavallo al Consorzio universitario Empedocle di Agrigento e Giuseppe Ferrarello alla guida del Parco delle Madonie. Nomine politicamente sensibili, rimaste ferme dopo lo scoppio dell’inchiesta che ha travolto la dirigenza della Democrazia cristiana. «Abbiamo mantenuto impegni politicamente assunti», rivendica Schifani.

Restano però irrisolti i nodi che agitano la maggioranza. Gli autonomisti chiedono uno dei due assessorati oggi nelle mani del presidente – Famiglia e Funzione pubblica – originariamente assegnati alla Dc. E mentre il leader Udc Decio Terrana apre solo in parte a un possibile riavvicinamento (“mai dire mai”), i deputati cuffariani mantengono una linea d’attesa fino all’approvazione della manovra, come ricordato da Ignazio Abbate.

Per calmare le acque, Schifani ha scelto di intervenire pubblicamente con un messaggio personale affidato ai social, ora diventato un passaggio politico chiave: «Io a volte mi arrabbio ma non porto rancore, come tutti ho pregi e difetti. Mi arrabbio quando vedo che qualcosa non funziona ma poi torno a lavorare con i miei collaboratori perché la vita quotidiana del presidente della Regione Siciliana non è semplice, non è una vita facile, non è una vita in discesa. È una vita tutta in salita, su questo mi soffermerò martedì quando parlerò in aula, non voglio anticipare ma questo è il senso di quello che dirò».

Intanto, sul fronte giudiziario, arriva una prima svolta. Il Tribunale del Riesame di Palermo ha annullato il sequestro di circa 39 mila euro a Totò Cuffaro, somme rinvenute nell’abitazione palermitana dell’ex presidente durante la perquisizione dei primi di novembre. Secondo i giudici, mancavano i presupposti per la confisca probatoria: i soldi sarebbero stati regolarmente posseduti. La restante parte del denaro – circa 40 mila euro trovati nella residenza di San Michele di Ganzaria – resta sotto competenza della Procura etnea.

Cuffaro, che ha sempre sostenuto la provenienza lecita delle somme, attende adesso la decisione del Gip sulla richiesta di arresti domiciliari presentata dalla Procura per lui e altri 17 indagati. Nel frattempo proseguono le perizie sui dispositivi sequestrati, mentre i magistrati hanno chiesto alla Camera dei deputati la copia delle chat WhatsApp del leader di Noi Moderati Saverio Romano, anche lui in posizione delicata nel fascicolo.

La tensione resta alta anche all’Assemblea regionale. Il presidente Gaetano Galvagno ha deciso di annullare il tradizionale concerto di Natale del 21 dicembre, ufficialmente per permettere la concentrazione sui lavori della stabilità. Una scelta che, nei corridoi, molti leggono come un segnale di prudenza in attesa dei prossimi sviluppi del fronte giudiziario che coinvolge lo stesso Galvagno. Martedì, tra mozione di sfiducia e manovra economica, si capirà se la maggioranza saprà reggere l’urto di un passaggio politico tra i più complessi della legislatura. In Sicilia, la partita è più aperta che mai.

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