Morto Nitto Santapaola: l’ex boss di Catania si porta nella tomba i segreti delle stragi

È morto all’età di 87 anni Nitto Santapaola, storico boss di Cosa nostra e figura centrale della mafia catanese. Deceduto nel reparto carcerario dell’ospedale San Paolo di Milano, porta con sé segreti mai svelati sulla stagione delle stragi.

Si chiude un capitolo oscuro della storia criminale siciliana. Nitto Santapaola, il capo indiscusso della mafia etnea, è deceduto per cause naturali in stato di detenzione, regime al quale era sottoposto da anni sotto il 41 bis. La Procura di Milano ha disposto l’autopsia sul corpo del boss, che per decenni ha guidato l’organizzazione in un’espansione economica senza precedenti, infiltrando il tessuto degli appalti pubblici, delle estorsioni e del traffico di droga, trasformando la consorteria di Catania in una vera holding del crimine.

Un’eredità di segreti e dolore

La sua scomparsa riapre ferite mai del tutto rimarginate. Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo, ha commentato la notizia con amarezza: la morte di Santapaola rappresenta la perdita di un altro custode di segreti, portando nella tomba verità su rapporti oscuri tra mafia e pezzi dello Stato. Un sentimento condiviso da Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni, che ha preferito non commentare l’aspetto umano della vicenda, ribadendo che la mafia si combatte con gli strumenti della legge e non con i necrologi.

Santapaola è stato protagonista indiscusso della stagione corleonese. Rimasto fedele alleato di Totò Riina, ha scelto di non collaborare mai con la giustizia, mantenendo il silenzio fino all’ultimo respiro. Le sentenze definitive lo hanno condannato all’ergastolo per crimini efferati che hanno segnato la storia d’Italia:

  • L’omicidio del giornalista Giuseppe Fava (1984);
  • La strage di Capaci (1992), dove persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta;
  • La strage di Via D’Amelio (1992);
  • L’omicidio dell’ispettore di polizia Giovanni Lizzio (1992).

La fine della latitanza a Mazzarrone

La carriera criminale di Santapaola si interruppe nel 1993, quando fu catturato in un casolare a Mazzarrone, nel Catanese, dopo 11 anni di latitanza. Al momento dell’irruzione delle forze dell’ordine, il boss fu trovato a letto con la moglie, senza opporre alcuna resistenza. Da quel momento, il suo ruolo di vertice a Catania è stato oggetto di innumerevoli inchieste, che hanno cercato di delineare come la sua figura abbia saputo penetrare, con metodi violenti e corruttivi, la politica e l’economia legale dell’Isola.

La sua morte segna un punto fermo nella cronaca giudiziaria, ma lascia aperti interrogativi profondi sulla “zona grigia” che ha caratterizzato la vita siciliana e nazionale. Il boss muore, ma la ricerca della verità sui mandanti e sulle connessioni di quel periodo rimane un obiettivo imprescindibile per la magistratura.

Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.