I ballottaggi nell’Isola aprono una fase di profonda riflessione interna per la maggioranza di governo. I leader delle forze di centrodestra si preparano a un confronto nella Capitale per ridisegnare gli equilibri politici, mentre le opposizioni affilano le armi in vista delle prossime scadenze elettorali regionali.

La corsa alle urne nei cinque Comuni siciliani chiamati al secondo turno delle amministrative accelera le manovre all’interno della coalizione. L’attenzione mediatica si concentra in queste ore su Agrigento, considerata una vera e propria cartina di tornasole per la tenuta dei patti territoriali. Nonostante i tentativi formali di gettare acqua sul fuoco, tra i corridoi dei palazzi regionali serpeggia il timore che l’esito dei faccia a faccia possa lasciare sul campo frizioni destinate a ripercuotersi sulla stabilità del governo dell’Isola fino al termine della legislatura.

Il risiko delle alleanze e la linea dell’opposizione

Nel capoluogo agrigentino, lo scacchiere politico vede la discesa in campo del movimento Noi Moderati a sostegno della candidatura di Dino Alonge. Una scelta formalizzata dal sottosegretario agli Esteri e coordinatore regionale del partito: «Noi Moderati sosterrà Dino Alonge nella sua corsa a sindaco di Agrigento. È questa l’indicazione che daremo al ballottaggio e che prende in considerazione non solo le capacità politiche e le competenze di Alonge, ma anche il valore dell’unità del centrodestra che per tutta la coalizione dovrebbe rappresentare un punto di riferimento».

Dura la reazione dei movimenti d’opposizione. Per il leader di Sud chiama Nord, i contrasti interni alla maggioranza si tradurranno in un voto di scontento da parte dei cittadini: «sarà inutile qualunque tentativo, saranno travolti perché puniti dagli elettori per le loro faide interne. Quello che si prefigurerà ad Agrigento sarà premonitore di quanto avverrà al centrodestra anche a livello regionale». Sulla stessa linea si attesta Ismaele La Vardera, alla guida del movimento Controcorrente, che ha blindato la competizione a Bronte, Ispica e Agrigento respingendo qualsiasi ipotesi di apparentamento, continuando sulla linea del «nessun dialogo con la destra».

I tavoli romani e le fibrillazioni nei territori

Nel tentativo di avviare una mediazione, il coordinatore di Forza Italia Nino Minardo ha radunato la componente giovanile del partito nella sua Modica, ma il vero banco di prova si sposterà a breve fuori dai confini dell’Isola. Subito dopo la festa del 2 giugno, i vertici dei partiti della coalizione si riuniranno a Roma. L’incontro, incentrato sulla gestione dei ballottaggi, vedrà la vistosa assenza del presidente della Regione Renato Schifani e il già preannunciato disimpegno di Raffaele Lombardo.

Il quadro della maggioranza è ulteriormente complicato da movimenti interni e dal diffuso malumore tra i quadri locali, attratti dalle recenti iniziative sul territorio dell’eurodeputato Roberto Vannacci. Le tappe che hanno toccato Catania, Caltanissetta, Palermo e Messina hanno visto la partecipazione di esponenti della galassia di centrodestra delusi dal corso impresso dai vertici regionali, aprendo di fatto nuovi fronti di instabilità per la tenuta dell’esecutivo.