Prodigi, 600 volontari formati in 15 mesi: il bilancio del progetto
In quindici mesi il progetto ha formato 600 volontari, sviluppato la piattaforma NEPTUNE e messo in rete tre associazioni siciliane con il Dipartimento regionale della Protezione Civile
Si è chiuso stamattina, alle 10, nella sede del Dipartimento regionale della Protezione Civile di San Giovanni La Punta, il seminario conclusivo di Prodigi: «Verso un ecosistema connesso e preparato della protezione civile». A moderare l’incontro è stato Biagio Semilia, presidente di Editori Digitali Italiani, diventato negli anni un punto di riferimento visionario per l’editoria digitale non solo in Sicilia. Istituzioni, volontariato e partner del progetto hanno messo sul tavolo i numeri di quindici mesi di lavoro: tre reti del volontariato siciliano, un’istituzione regionale e una piattaforma digitale nuova di zecca. Il bilancio si riassume in una cifra: 600 volontari formati.
I numeri di un progetto imponente
Anpas Sicilia, capofila, insieme a Misericordie Sicilia e all’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo – Coordinamento Sicilia ha costruito con il Dipartimento regionale della Protezione Civile un percorso da 212 edizioni formative. Le ore programmate erano circa 3.000. Quelle effettivamente svolte, tra formazione, accompagnamento e monitoraggio, sono state oltre 19.000. L’attività ha toccato 40 comuni in tre province. Il 60% delle ore è andato alla formazione tecnica, il 25% alle competenze trasversali, il resto al monitoraggio.
Tra i risultati più concreti, 45 volontari hanno conseguito il patentino per il pilotaggio di droni, uno strumento utile nella gestione delle emergenze in un territorio come quello siciliano, esposto a rischi sismici, vulcanici e climatici.
Il corso droni, il pezzo che ha convinto anche il Fondo
Tra le attività formative, Nicosia ha citato in particolare il corso sul pilotaggio dei droni: 45 volontari hanno conseguito il patentino al termine del percorso. Secondo Nicosia è stato uno dei momenti che ha suscitato il maggiore interesse da parte dello stesso Fondo per la Repubblica Digitale, perché ha dato la sensazione, per la prima volta, di non essere di fronte a un esercizio di stile ma a una competenza concreta e realmente spendibile sul campo, applicabile da subito nelle attività operative di monitoraggio e ricognizione in emergenza.
NEPTUNE, la piattaforma che sostituisce i vecchi canali
Al centro del progetto c’è NEPTUNE, sviluppata da Etna Hi-Tech insieme al Dipartimento regionale della Protezione Civile, per coordinare gli interventi e superare la frammentazione di informazioni che per anni ha viaggiato su canali diversi, spesso non comunicanti tra loro. «Con Prodigi abbiamo voluto investire sulle persone prima ancora che sulla tecnologia», ha dichiarato Lorenzo Colaleo, presidente di Anpas Sicilia. «Le emergenze che interessano il nostro territorio richiedono volontari sempre più preparati, capaci di lavorare insieme e di utilizzare strumenti innovativi a supporto delle attività operative».
Anche il Dipartimento regionale della Protezione Civile ha parlato di un salto di qualità. «Il risultato più importante è aver costruito una collaborazione concreta tra organizzazioni di volontariato, istituzioni e partner tecnologici», ha detto il direttore generale Salvo Cocina. «Questa capacità di fare sistema rappresenta oggi uno dei principali punti di forza della Protezione Civile siciliana».
Nicosia: «Avevamo pensato in grande»
A raccontare il progetto dal punto di vista didattico è stato Salvo Nicosia, coordinatore delle attività formative, alle prese con un progetto di dimensioni elefantiache per gli standard regionali. Prodigi è partito dall’ascolto: prima di aprire un solo corso, il gruppo di lavoro ha mappato il patrimonio di competenze già presente nelle associazioni, individuando dove le lacune fossero più gravi. Da quella diagnosi iniziale è nato un percorso in tre tappe, formazione digitale, piattaforma NEPTUNE, diffusione dei risultati. Il monitoraggio ha seguito 212 edizioni fino all’ultima, conclusa il 6 luglio, con il 99% delle ore realizzate rispetto a quelle programmate.
Nicosia ha insistito su un punto: le competenze trasversali contano quanto quelle tecniche. Gestire l’ansia, coordinarsi nel panico, risolvere un problema sotto pressione vale, nella sua lettura, quanto saper usare uno strumento digitale, e per questo il 25% delle ore è finito su quella che ha chiamato «infrastruttura operativa» del volontario. L’innovazione, ha detto, si muove su due direttrici: quella tecnologica degli strumenti e quella umana di chi li usa. Il traguardo dei 600 formati ha sorpreso lo stesso Fondo per la Repubblica Digitale, che si aspettava numeri più contenuti da una regione di dimensioni medie. Per Nicosia il progetto lascia in eredità un modello riusabile, esportabile in altre associazioni e in altri territori del Paese.
Le persone prima degli strumenti
Il progetto ha inserito anche un lavoro specifico sulla gestione dello stress e sulla comunicazione in emergenza, affidato tra gli altri alle psicologhe Lita Bellassai (Anpas Sicilia) ed Elda Mascolino (Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo). Più relatori hanno ribadito lo stesso concetto: un volontario preparato sa reggere la pressione di uno scenario reale, non solo usare un dispositivo.
Il Fondo per la Repubblica Digitale, che ha sostenuto l’iniziativa, è una partnership pubblico-privato tra Governo e Acri, nata nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione del Pnrr. Finanzia progetti di formazione e inclusione digitale rivolti a categorie diverse, dai Neet ai lavoratori a rischio disoccupazione. Prodigi ne è uno dei casi pilota.
