Ciclone Harry in Sicilia: conta dei danni, aiuti bancari e la ricostruzione
Dissesto a San Giovanni li Cuti a Catania
Devastazione da est a ovest, Schifani stanzia i primi fondi ma serve lo Stato. Musumeci: «Procedure rapide o stagione persa».
La conta dei danni in Sicilia, all’indomani del passaggio del Ciclone Harry, restituisce l’immagine di una terra ferita nel profondo. Non si tratta solo di numeri, seppur spaventosi, ma della tenuta stessa del tessuto economico isolano in vista della prossima stagione turistica. Il governatore Renato Schifani non usa mezzi termini: «È stato un evento immane, il più violento da decenni». Mentre l’Isola cerca di rialzarsi, si accende il dibattito sulle risorse, sulla burocrazia e sulle polemiche politiche che, come spesso accade, accompagnano le grandi emergenze.
Un conto salatissimo: il balletto delle cifre
Le stime preliminari sono impietose e, al contempo, oggetto di valutazioni divergenti. Da Palazzo d’Orléans, la Regione ipotizza danni per oltre un miliardo di euro, una cifra che Schifani paragona agli effetti di «una campagna di bombardamenti». Di tono diverso la prudenza del Ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, che in serata, ai microfoni delle tv nazionali, ridimensiona la forbice: «Mi sento di dire che andiamo oltre il mezzo miliardo, ma si potrebbe arrivare a 700-800 milioni», precisando che il calcolo include anche Calabria e Sardegna.
Nel frattempo, la Regione ha dichiarato lo stato di calamità, stanziando subito 70 milioni di euro per le prime urgenze. Una somma che lo stesso presidente definisce insufficiente rispetto al disastro, ma necessaria per la «messa in sicurezza di strutture e territorio». Alla guida della gestione emergenziale è stato posto Salvo Cocina, capo della Protezione Civile regionale, nominato commissario straordinario.
La corsa contro il tempo e l’incubo burocrazia
Il vero nemico, ora, è il calendario. Da Santa Teresa di Riva a Catania, sindaci e imprenditori lanciano un appello unanime: salvare l’estate. [«Non è un problema di risorse, quelle ci sono e ci saranno», ha assicurato Musumeci durante il sopralluogo nelle zone colpite. Il nodo cruciale restano i tempi. I sindaci chiedono poteri speciali e deroghe per ricostruire, temendo che le procedure ordinarie condannino i lungomari a rimanere cantieri aperti per anni. Danilo Lo Giudice, sindaco di Santa Teresa, avverte: «Non si può ricostruire in somma urgenza tutto il lungomare. Anche per la seconda fase, quella della ricostruzione, bisogna immaginare deroghe».
Musumeci, pur invitando alla celerità nella presentazione delle carte per ottenere lo stato di emergenza nazionale dal Consiglio dei Ministri, mette in guardia: «Rispetto al passato dobbiamo chiederci non se, ma quando tornerà il ciclone e farci trovare pronti», puntando il dito contro una pianificazione urbanistica spesso carente.
Imprese tra aiuti bancari e polemiche assicurative
Mentre il settore agricolo conta perdite ingenti con «capannoni distrutti, campagne allagate e colture danneggiate», e la pesca stima danni per 40 milioni, il sistema bancario si muove. Intesa Sanpaolo ha messo sul piatto un plafond da 1 miliardo di euro, UniCredit offre moratorie di 12 mesi e BPER stanzia 300 milioni.
Tuttavia, non mancano le frizioni. Ha sollevato un polverone il richiamo del Ministro Musumeci all’obbligo delle polizze assicurative contro le catastrofi naturali (cat-nat). Confesercenti ha replicato duramente, sottolineando un paradosso normativo: «La polizza “cat nat” obbligatoria per le imprese, per come è stata definita, non copre le mareggiate». Il rischio, denunciano le associazioni, è che chi si è assicurato non venga rimborsato, mentre chi non lo ha fatto potrebbe paradossalmente accedere agli aiuti pubblici.
Dalle “mancette” alla ricostruzione: la sfida politica
Sul fronte politico, si apre uno spiraglio per un gesto di responsabilità. All’Ars si discute la possibilità di dirottare un “tesoretto” di oltre 100 milioni di euro – originariamente destinati a interventi territoriali spesso bollati come mancette – verso un fondo unico per la ricostruzione. Sarebbe un segnale forte, un modo per evitare che le risorse si disperdano in rivoli clientelari mentre l’Isola ha bisogno di ogni centesimo per rialzare la testa. I sindacati CGIL, CISL e UIL incalzano, chiedendo non solo ricostruzione ma anche «ammortizzatori sociali per i lavoratori dei settori colpiti».
