«Mi hanno picchiato per divertimento»: il racconto di Elio a La Sicilia
Aggressione in pieno centro a Catania: Elio, 14 anni, racconta a “La Sicilia” il pestaggio subito da una baby gang.
Un sabato sera tra amici si è trasformato in un incubo per Elio, quattordicenne catanese aggredito in piazza Stesicoro da un gruppo di coetanei. Da tre giorni è ricoverato al reparto Maxillo Facciale del San Marco, assistito costantemente dalla madre, Simona Rita. Il ragazzo ha avuto la forza di raccontare tutto a “La Sicilia”, in edicola oggi, per denunciare pubblicamente quello che ha vissuto e lanciare un appello alla città.
«Doveva essere una serata tranquilla – spiega Elio. La mamma ci ha accompagnati in via Etnea alta, io e un amico. Volevamo prendere un panino e raggiungere altri compagni. Poi, in piazza Turi Ferro, si sono avvicinati in gruppo, erano almeno dodici. Hanno accusato il mio amico di aver picchiato un loro conoscente, ma era solo una scusa per aggredirci».
La violenza è esplosa in pochi secondi. «Hanno cominciato con il mio amico: pugni, calci, lo hanno accerchiato. Quando ho cercato di aiutarlo, mi hanno bloccato e picchiato anche me. Uno mi ha colpito all’occhio con un tirapugni. Poi sono riuscito a scappare e a chiedere aiuto in un fast food. Il vigilantes è stato il primo ad aiutarmi, ha chiamato la polizia e l’ambulanza.»
Elio è ancora sotto choc. «Mi hanno picchiato per divertimento. Ne sento parlare, ma non pensi mai che possa capitare a te. Invece è successo.» Il giovane, nonostante tutto, trova il coraggio di parlare per fare luce su ciò che accade nelle vie più frequentate del centro di Catania, ormai teatro di episodi sempre più violenti.
I medici del San Marco hanno diagnosticato una frattura all’orbita oculare destra, il setto nasale rotto e lesioni alla retina dovute al colpo. Nonostante le ferite, i sanitari restano ottimisti: la giovane età è un fattore favorevole a una guarigione completa.
La madre, Simona Rita, ancora scossa, racconta la paura di quella notte: «Alle 8 lo avevo appena lasciato, alle 8.25 mi ha chiamato gridando che lo avevano colpito. In cinque minuti è stato massacrato. Mio figlio è un ragazzo educato e amante dello sport. Non possiamo accettare che i nostri figli rischino così solo per uscire con gli amici. Serve più controllo, più sicurezza e più attenzione nei luoghi dove i giovani si incontrano».
L’aggressione di Elio riapre il dibattito sul pericolo reale del centro cittadino e sul crescente disagio di una generazione senza stimoli e riferimenti, che sfoga la propria rabbia in atti di violenza gratuita. Nessun genitore dovrebbe ricevere una telefonata come quella arrivata a Simona quel sabato sera.
