Giustizia, è scontro totale tra Gratteri e il Governo: “Il Sì al referendum? Voto di indagati e massoni”

Un’intervista infiamma la campagna referendaria: la maggioranza insorge contro Nicola Gratteri, mentre a Palazzo Bachelet si apre un fronte interno tra il Ministro e il vicepresidente Pinelli.

È una vera e propria bufera istituzionale quella scatenatasi nelle ultime ore intorno alle dichiarazioni di Nicola Gratteri. Il Procuratore di Napoli, simbolo della lotta alla ‘ndrangheta, è entrato a gamba tesa nel dibattito sul referendum per la giustizia, innescando una reazione a catena che ha coinvolto i vertici del Governo e il Consiglio Superiore della Magistratura. «Votano per il sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente»: questa la frase, pronunciata ai microfoni del Corriere della Calabria, che ha fatto saltare i nervi alla maggioranza.

La replica del Governo non si è fatta attendere. Il Guardasigilli Carlo Nordio si è detto “sconcertato”, arrivando a evocare la necessità di test psico-attitudinali per i magistrati anche a fine carriera. Durissima la presa di posizione di Matteo Salvini, che ha annunciato l’intenzione di denunciare il magistrato, mentre Ignazio La Russa ha definito le parole “inaudite e offensive”. Anche dal fronte del “No”, rappresentato da Giovanni Bachelet, è arrivata una presa di distanza: «Un commento sbagliato che porterà voti al Sì». Unico tono più pacato quello del Ministro Piantedosi, che ha invitato a contestualizzare l’espressione infelice ricordando la storia di Gratteri.

Lo scontro si è spostato rapidamente nelle stanze di Palazzo Bachelet. Il laico di Forza Italia, Aimi, ha ventilato l’azione disciplinare e il Csm ha aperto una pratica. Tuttavia, si è aperto un fronte interno anche tra il Ministro Nordio e il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, costretto a smentire le accuse del Guardasigilli su una presunta giustizia disciplinare “domestica e lassista”.

In serata, ospite di Piazzapulita, Gratteri non ha fatto passi indietro, pur precisando il suo pensiero: «Non ho detto che tutti quelli che votano sì sono mafiosi, ma non si possono parcellizzare i concetti. Non mi faccio mettere a tacere dalle minacce di interrogazioni o procedimenti disciplinari. Le mie paure le ho superate 35 anni fa». Il magistrato ha ribadito il suo “No” alla riforma, considerata un favore a “ricchi e potenti” a discapito dei cittadini comuni.