Rifiuti bruciati e depuratori inesistenti: sequestrato Etnaland. Sotto inchiesta il titolare Francesco Russello

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Rifiuti bruciati e “tombati” in una discarica abusiva, depuratori fantasma e autorizzazioni scadute: nel mirino della Procura l’imprenditore Francesco Andrea Russello.

Uno scenario di sistematico inquinamento ambientale quello che emerge dall’inchiesta coordinata dalla Procura di Catania, che ha portato al sequestro preventivo di Etnaland, la nota struttura ricreativa di Belpasso. L’indagine, condotta dai militari del Nucleo operativo di polizia ambientale della Guardia Costiera, ipotizza nei confronti del titolare, Francesco Andrea Russello, e della società Etnaland srl, reati che vanno dalla gestione non autorizzata di rifiuti speciali alla combustione illecita, fino al traffico illecito di rifiuti e all’inquinamento ambientale.

Le indagini, avviate nell’agosto del 2022 grazie a un sorvolo aereo, hanno svelato un meccanismo inquietante: ogni pomeriggio, i rifiuti prodotti dal parco venivano trasportati in un terreno adiacente (catastalmente destinato a seminativo) dove venivano metodicamente incendiati e seppelliti di notte in buche profonde. Oltre mille i metri cubi di scarti già sequestrati. Secondo il procuratore Francesco Curcio, tale attività di “tombamento” si sarebbe protratta per lungo tempo, causando un danno ambientale tuttora in fase di quantificazione.

Ma il quadro accusatorio si è aggravato con gli accertamenti tecnici sulla struttura: è emerso infatti che il parco acquatico non sarebbe dotato di adeguati impianti di depurazione né di validi titoli autorizzativi ambientali. La società risulterebbe in possesso di una sola autorizzazione allo scarico rilasciata dal Comune di Belpasso, ma scaduta nel 2019 e mai rinnovata, nonostante i massicci ampliamenti subiti dalla struttura negli anni. Il Gip, nel disporre il sequestro, ha impartito prescrizioni stringenti affinché l’impresa sani le gravissime carenze riscontrate.

Le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. Chiunque voglia esercitare il diritto di replica può farlo nei modi e nei termini previsti dalla legge.