Sant’Agata porterà la croce di Renna. Il gesto che sigilla i 900 anni

La croce pettorale dell’arcivescovo Luigi Renna è stata apposta sul busto reliquiario durante la cerimonia in piazza Duomo. Il cardinale Parolin al termine del pellegrinaggio, «un’esperienza bellissima».

Da oggi il busto reliquiario di sant’Agata custodisce anche la croce pettorale dell’arcivescovo di Catania Luigi Renna. È stata apposta durante la cerimonia in piazza Duomo, subito dopo il ricongiungimento delle reliquie, e resterà lì a segnare il nono centenario del ritorno della patrona in città.

Non è un gesto decorativo. Renna lo ha spiegato mentre le restauratrici lavoravano al reliquiario. «Quando un vescovo dona una croce porta tutta la diocesi su Sant’Agata. Non porta una devozione personale, porta la devozione che ha imparato dal popolo e porta tutte le attese di una comunità».

La croce scelta è quella della sua consacrazione episcopale. «Nella quale ci siete tutti quanti voi», ha detto rivolgendosi ai fedeli. Accanto alle altre, porterà incisa la data del 2026.

«Un busto reliquiario non è da musealizzare»

Nei giorni dell’ostensione qualcuno aveva apprezzato il candido splendore del simulacro appena restaurato, ripulito dalle stratificazioni. Renna ha voluto chiarire perché quella non poteva essere la scelta definitiva.

«Un busto reliquiario non è un busto da musealizzare», ha spiegato. È un oggetto circondato dalla devozione, e la devozione si manifesta anche in tutto ciò che si è depositato attorno nel corso dei secoli. «Per qualcuno sono oggetti di oreficeria, per gli studiosi, per gli amanti. Per noi sono oggetti di devozione».

Nel restauro si è quindi lavorato per conservare l’essenziale e rendere visibile ciò che racconta la storia del reliquiario. Gli stemmi di chi volle il busto, gli smalti con i quattro evangelisti, le immagini delle due sante martiri Lucia e Caterina.

E poi le croci dei vescovi, stratificate nel tempo. La più preziosa resta quella del cardinale Giuseppe Francica-Nava, che a suo tempo scelse di donare il meglio che possedeva. Fu lo stesso Francica-Nava, ricorda l’arcivescovo, a rimuoverne altre per depositarle nel tesoro della Cattedrale, dove sono tuttora conservate.

Parolin dopo il pellegrinaggio, «un’esperienza bellissima»

Al termine dei sette chilometri e mezzo percorsi dall’alba, il cardinale Pietro Parolin ha portato ai fedeli il saluto del Papa che lo ha inviato a Catania. «Un cordiale saluto che è soprattutto il saluto del Papa, Papa Leone quattordicesimo, che mi ha inviato qui a Catania in occasione di queste celebrazioni di Sant’Agata».

Poi una confessione personale. «Questa mattina è stata per me un’esperienza bellissima. Il fatto di aver camminato insieme, un così lungo tratto di strada, cantando, pregando, gioendo di questa nostra riunione».

Nel pellegrinaggio il segretario di Stato Vaticano ha letto un’immagine precisa. «Ho visto in questo camminare l’immagine viva della vita cristiana, perché la vita cristiana è un camminare insieme prima di tutto».

Ha poi guardato la composizione della folla. Bambini, giovani, adulti, anziani. «Ci sono anche tanti giovani tra di voi e questo mi fa un grande piacere», ha detto, sottolineando come persone di ogni condizione fossero «tutti uniti nella medesima fede, condividendo la medesima speranza e cercando di vivere nella carità portando gli uni i pesi degli altri».

Sul senso della devozione ha aggiunto un passaggio che tocca anche la dimensione civile. Imitare Cristo significa alimentarne le virtù, «virtù personali e virtù civiche anche, virtù della città e della società intera». Poi il congedo. «Andiamo a casa con questo pensiero».

La preghiera per la città

Prima della benedizione, Parolin ha guidato una preghiera dedicata alla patrona e a Catania.

«O Dio, fonte di ogni santità, ti rendiamo grazie perché nella gloriosa vergine martire Sant’Agata ci hai donato un luminoso esempio di fede, di fortezza e di amore indefettibile per Cristo. Per la sua potente intercessione proteggi la tua Chiesa, benedici la città di Catania e tutti coloro che con fiducia invocano il suo patrocinio».

Poi le intenzioni. «Concedi ai malati conforto, ai sofferenti speranza, alle famiglie concordia, ai giovani il coraggio della fedeltà al Vangelo e a tutti noi la grazia di perseverare nella fede fino all’incontro con te».

Una festa che ha superato i confini della diocesi

Renna ha voluto sottolineare anche il carattere corale della giornata, che non ha riguardato soltanto Catania. Alle celebrazioni hanno partecipato anche altre diocesi, tra cui Acireale e Gallipoli, in una comunione che va oltre i confini abituali della devozione agatina.

Momenti che, ha osservato l’arcivescovo, sono storici per la ricorrenza dei novecento anni, ma soprattutto significativi per la comunità che si è ritrovata attorno alla patrona.