Più puliti di Copenaghen: i termovalorizzatori siciliani saranno i meno inquinanti d’Europa

Presentati stamattina a Palazzo d’Orleans i due progetti definitivi dei termovalorizzatori di Palermo e Catania. Saranno tra gli impianti con le emissioni più basse d’Europa, più efficienti del celebre Copenhill di Copenaghen, considerato il riferimento mondiale del settore. Il presidente Schifani: «Oggi è uno dei giorni più importanti della mia vita. La macchina è partita e non si torna indietro». I lavori saranno affidati nella primavera del 2027, l’inaugurazione è prevista entro il 2028.

I due impianti – tecnicamente definiti WTE, Waste to Energy, ovvero “dal rifiuto all’energia” – avranno una capacità complessiva di smaltimento di 600.000 tonnellate l’anno e produrranno 469,6 GWh di energia elettrica, pari al fabbisogno di 174.000 famiglie siciliane. Il 10% dell’energia servirà ad autoalimentare gli impianti, il 90% sarà ceduto alla rete elettrica, garantendo un introito che consentirà di abbassare le tariffe di conferimento per i Comuni e, di conseguenza, la Tari per i cittadini. Gli impianti saranno attivi per 8.000 ore l’anno – il 91% del tempo – un primato che li rende tra i più affidabili d’Europa. Il costo complessivo è di 881 milioni di euro a base d’asta, finanziati con le risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

Le emissioni: meno inquinanti di Copenaghen e Bolzano

I dati tecnici illustrati dall’ingegnere Francesco Martino sono netti: gli impianti siciliani emetteranno il 97% in meno di diossine rispetto a Bolzano – fino a oggi il riferimento nazionale – il 96% in meno rispetto a Copenaghen e il 75% in meno rispetto a Roma. Per dare un’idea concreta: l’impianto di Bolzano emette in 9 giorni le stesse diossine che i due siciliani emetteranno in un anno intero. Sul fronte idrico, l’intero fabbisogno sarà coperto da fonti di recupero e ricircolo – acque meteoriche, condense di processo, spurghi del ciclo termico – trattate con osmosi inversa. Per Catania il contributo arriverà dall’effluente del depuratore civile di Pantano d’Arci. Nessun prelievo da falde sotterranee o dall’acquedotto pubblico.

L’impianto di Catania: un parco urbano sul mare

I due impianti sono stati progettati tenendo conto della diversità dei luoghi in cui sorgeranno, come ha spiegato l’architetto Claudio Turrini di Crew. A Catania, inserito in un contesto prevalentemente industriale a tre chilometri dal mare, l’impianto diventerà un parco urbano pubblico sul modello del Copenhill di Copenaghen: verde pensile, specchi d’acqua e un centro visitatori ridisegneranno il quartiere. A Palermo, nell’area di Bellolampo, l’edificio si mimetizzerà con il paesaggio circostante, con facciate in corten – il materiale che riprende i colori della roccia siciliana – e un tetto percorribile.

La fine del sistema delle discariche

Oggi una parte consistente dei rifiuti siciliani viene trasferita al Nord o all’estero, percorrendo oltre mille chilometri, a un costo di circa 380 euro a tonnellata, tre volte la media nazionale. Con i nuovi impianti tutta la componente non riciclabile sarà trattata in Sicilia. I conferimenti in discarica scenderanno da 748.000 tonnellate nel 2027 a 500.000 nel 2028, fino a 140.000 nel 2030. L’obiettivo finale è portare la Sicilia al 65% di recupero di materia e ridurre al 10% il conferimento in discarica, con un risparmio stimato di 100 milioni di euro all’anno per Comuni e famiglie. Schifani non nasconde l’emozione: «Quando ho iniziato questo percorso venivo visto come un alieno. Adesso abbiamo raggiunto un punto di non ritorno. Posso dire che oggi è uno dei giorni più importanti della mia vita».