La Russa sulle preferenze, «al Senato ci mettiamo la faccia, si capirà chi le vuole»

Il presidente del Senato agli ECR Party European Awareness Days di Catania. Dal Piano Mattei al Ponte sullo Stretto fino alla guida della Regione, ma è sulla legge elettorale che arriva l’affondo.

Si è chiusa a Catania la due giorni degli ECR Party European Awareness Days, intitolata «Un Mediterraneo più sicuro per un’Europa più forte». Sala gremita e parterre di ospiti per una giornata che ha ruotato attorno al Piano Mattei, illustrato dall’europarlamentare Ruggero Razza, che ne ha rivendicato l’intuizione di Giorgia Meloni nel mettere in connessione Europa e Africa. «La sfida è passare dalla gestione delle emergenze a una strategia comune, di sviluppo e coesione con i Paesi della sponda meridionale», ha spiegato Antonio Giordano, segretario generale di ECR Party.

Immigrazione, Nato e Ponte sullo Stretto

Sul modello italiano in materia di immigrazione è intervenuto il presidente del Senato Ignazio La Russa, che lo ha definito «un successo dell’Italia», richiamando i tempi in cui erano gli italiani a emigrare in America, ma con una migrazione regolare. «La sicurezza del Mediterraneo è importante, ma la sicurezza dell’Europa, come dimostra l’Ucraina, non è solo nel Mediterraneo. Quello che è importante è che la Nato attribuisca più importanza alla parte Sud dei confini dell’Alleanza». Spazio anche alle infrastrutture, con il Ponte sullo Stretto di cui «anche mio padre, che era nato nel 1913, ne aveva sentito parlare». Un’opera che, secondo il presidente del Senato, «darà più vantaggi di quelli che si possono immaginare».

Il nodo preferenze, «sono il più favorevole»

È però sulla legge elettorale che La Russa si è soffermato più a lungo, a pochi giorni dalla bocciatura dell’emendamento sulle preferenze alla Camera. Il presidente del Senato non ha nascosto l’amarezza per un voto che, pur non essendo di fiducia, «scoria ne lascia», perché ha dimostrato che dentro il centrodestra c’è chi ha privilegiato «il proprio particolare, la propria paura di non essere rieletto» rispetto all’interesse generale.

La Russa ha ricordato di essere stato, cinque anni fa, l’unico esponente di Fratelli d’Italia a presentare emendamenti a favore delle preferenze quando venne varata l’attuale legge. «Per noi prevale il desiderio di dare agli elettori, agli italiani, la possibilità di scegliere i propri rappresentanti», ha dichiarato. E sul percorso a Palazzo Madama non ha lasciato margini di ambiguità. «Se il Parlamento vuole, al Senato si può reintrodurre. Stavolta mettendoci la faccia, perché al Senato si vota in modo palese, si capirà chi vuole e chi non vuole». Se poi l’aula dovesse dire no, ha aggiunto, «se ne farà una ragione».

L’affondo sul premio di governabilità

La parte più politica dell’intervento il presidente del Senato l’ha riservata alla difesa dell’impianto della riforma, respingendo l’accusa che sia una legge cucita su misura per Meloni. La Russa ha spiegato che il meccanismo punta a garantire un governo stabile, in cui chi prende un voto in più ottiene il premio di governabilità e governa finché quella maggioranza regge. Da qui la stoccata alle opposizioni. «Non riesco a capire la enorme bugia e la strumentalizzazione di chi nello stesso momento giura che vincerà col campo largo, ha i sondaggi che dicono che vince, ma non vuole questa legge dicendo che aiuta Meloni. Questa legge fa vincere chi ha un voto in più». La sintesi finale è affilata. «Questa legge evita il pareggio, piace solo a chi è abituato a governare senza vincere».

Regione, la porta socchiusa di Fratelli d’Italia

In chiusura, tra il serio e il faceto, La Russa ha toccato anche la partita per la guida della Regione Siciliana, riaccesa in questi giorni dalle parole di Giorgio Mulè. Il presidente del Senato ha premesso la propria vicinanza a Renato Schifani. «Sono amico di Schifani, è stato un buon presidente della Regione e non abbiamo nulla da lamentarci», ha detto, riprendendo il giudizio già espresso dal coordinatore regionale del partito. Poi ha lasciato aperto uno spiraglio. Qualora Forza Italia decidesse di aprire la discussione sul candidato, ha osservato, «a quel punto ci sarebbero anche dei nomi di Fratelli d’Italia. Non è automaticamente scontato». Un modo per ricordare agli alleati che, in un eventuale confronto sulla ricandidatura, il primo partito della coalizione non resterebbe a guardare.