Il concerto di Morandi: settant’anni di carriera, Catania canta con lui

Gianni Morandi ha chiuso la stagione dei concerti a Villa Bellini con un live che ha unito tre generazioni sotto lo stesso palco

Diciamolo subito, senza girarci intorno: raramente una stagione di concerti si chiude con un finale all’altezza di quello che Gianni Morandi ha regalato a Villa Bellini. Il concerto di Morandi a Catania, tappa del tour «C’era un ragazzo», ha messo la parola fine ai live estivi nel giardino storico della città con uno spettacolo che, a nostro giudizio, mostra come si possa restare rilevanti a 81 anni senza scivolare nella nostalgia.

Un ragazzo che ha ancora l’età di allora

Il titolo del tour richiama uno degli attacchi più celebri della musica leggera italiana, eppure Morandi ha scelto di sorprendere subito il pubblico: invece di aprire con quel giro di chitarra che tutti aspettavano, ha intonato «Vitti na crozza». Una scelta che, a chi scrive, è parsa il segnale più chiaro di tutta la serata: qui non si viene a rivivere un disco, si viene a vedere un artista che decide ancora lui cosa cantare e quando.

La regia dello spettacolo, impeccabile, ha aperto con un video di una quercia piantata dallo stesso Morandi, immagine che accompagna l’intera tournée. Sul palco, vestito di bianco, l’artista ha attraversato repertorio e decenni facendo cantare insieme nonni, genitori e nipoti. Non è un dettaglio da poco: in un’epoca in cui i gusti musicali si frammentano per generazione, vedere tre pubblici diversi intonare le stesse parole dice qualcosa che nessun dato di streaming può misurare.

«Cosa sarebbe il mondo senza la musica?»

A un certo punto della serata Morandi si è rivolto al pubblico chiedendo: «Cosa sarebbe il mondo senza la musica?». Una domanda semplice, forse anche scontata sulla carta, ma che dal vivo, pronunciata da chi la musica la fa da sessant’anni, suona come una sintesi onesta di tutta la carriera. Lo stesso vale per il modo in cui ha parlato della meraviglia: «Non è figlia dell’eternità ma della realtà», ha detto. È una frase che, secondo noi, spiega meglio di qualsiasi biografia perché Morandi continui a riempire le piazze: non insegue un mito di sé stesso, racconta quello che vede oggi.

Durante l’esibizione Morandi non si è mai rifugiato nel ricordo puro, semmai lo ha rievocato con ironia. Raccontando gli anni del Cantagiro ha scherzato: «Negli anni ’60 non erano i ciclisti a girare per le strade d’Italia ma erano i cantanti». Una battuta che restituisce bene il tono di tutta la serata, mai malinconico, sempre giocato sul filo della leggerezza.

L’omaggio a Lucio Dalla

Il momento più toccante del concerto è arrivato con il ricordo di Lucio Dalla. Morandi ha raccontato del 1988, quando l’album «Dalla Morandi» fu scavalcato in classifica da «Jovanotti for President», l’esordio di Lorenzo Cherubini, che negli anni successivi avrebbe scritto canzoni proprio per lui. Sul maxischermo è comparso un vecchio sketch televisivo, una finta boxe tra il «leone di Monghidoro» e il «nano di Bologna», arbitrata ironicamente da Nino Benvenuti. Poi Morandi ha cantato «Piazza Grande» e ha raccontato un episodio dell’amicizia con Dalla: «Durante un concerto, mentre suonava il piano, Dalla mi guardò e mi disse: con me puoi al massimo pareggiare». Una frase che restituisce, meglio di un elogio funebre, il tono di una rivalità che era in realtà affetto.

Il pubblico in piedi e il selfie finale

Il concerto si è chiuso con «Scende la pioggia», il brano con cui Morandi vinse Canzonissima nel 1968, mentre fuori, per fortuna, il cielo uggioso del sabato non ha mantenuto la minaccia. Negli ultimi minuti non c’era più distinzione tra tribuna e platea: tutti in piedi, a ballare su «Banane e lampone». Il finale, però, non ha avuto nulla di vintage: un selfie, condiviso col pubblico, a certificare che l’eterno ragazzo, oggi, sta anche sui social. Ed è probabilmente proprio in questa capacità di stare nel presente, più che nel repertorio, il motivo per cui a Villa Bellini, sabato sera, la stagione dei concerti non poteva chiudersi meglio di così.