Pietro Agen
«Catania è una città che non ha ancora deciso cosa vuole diventare». È netta l’analisi di Pietro Agen, presidente di Confcommercio Catania, intervistato da Marco Benanti. «Sento molti slogan e anche una buona volontà, ma manca un progetto vero, capace di guardare al breve, medio e lungo periodo».
Secondo Agen, oggi «si lavora quasi improvvisando sul breve periodo, e questo è un errore di fondo». Un’impostazione che emerge chiaramente anche nelle politiche di investimento. «Il progetto sulla zona industriale è un’idea intelligentissima, ma parte dalla realizzazione di opere senza un’analisi preventiva di ciò che conviene fare prima». E porta un esempio concreto: «Fare le strade al Centro Commerciale Ringrosso è necessario, ma prima bisognerebbe realizzare i sottoservizi e risolvere il problema degli allagamenti, altrimenti le strade si distruggono».
Sul fronte dell’abusivismo il giudizio è ancora più critico. «Ci sono cose molto strane. Per certi versi sembra che l’abusivismo abbia trovato un modo per regolarizzarsi». Il caso dei chioschi è emblematico: «Una volta erano abusivi, oggi si autorizzano chioschi in posizioni incredibili. Quello davanti al pronto soccorso del Garibaldi è simbolico». E aggiunge: «Essendo su terreno pubblico, si possono dettare regole per garantire la fluidità del traffico. Se piazzi un chiosco in una zona già congestionata, è facile immaginare cosa succede».
Parlando di Piazza 2 Giugno, Agen non usa mezzi termini: «È diventata un mercato all’aperto non autorizzato, H24. Se quello non è un mercato, allora io non mi chiamo Pietro».
Sulla legalità, il presidente di Confcommercio distingue: «Sono convinto che il sindaco ci creda, ma un sindaco non può essere responsabile di tutto». Tuttavia, sottolinea un passaggio decisivo: «Dovrebbe richiamare all’ordine assessori e dirigenti, imponendo e verificando gli andamenti. Le responsabilità devono stare in capo a chi deve controllare e pianificare».
Non mancano, però, i riconoscimenti: «Gli ultimi interventi sulla raccolta dei rifiuti vanno nel senso giusto. Io non voglio essere a priori contro l’amministrazione, sono per aiutarla». Diverso il giudizio sulle piste ciclabili: «Non ho detto che è sbagliato fare le piste ciclabili, ho detto che le hanno fatte sbagliate. Il fatto che una, a distanza di un anno, non sia ancora aperta lo dimostra».
Sulle grandi infrastrutture, Agen invita alla cautela. «Questa città di cemento ne ha fin troppo. Se mi proponi migliaia di metri cubi di costruzioni, dimmi per farci cosa». E sul centro commerciale all’ingrosso afferma: «Rappresenta una vistosa illegalità. È inaudito che dopo 24 anni qualcuno continui a gestire strutture che avrebbero dovuto tornare alla Camera di Commercio».
Catania resta comunque attrattiva. «È una città con un potere di attrazione incredibile, ma rischia di diventare marginale, perché spesso chi viene pubblica fotografie poco simpatiche». Anche la criminalità, secondo Agen, non è scomparsa: «È sempre stata una criminalità imprenditoriale, che usa il pizzo per creare risorse e investimenti». Da qui la preoccupazione sui lidi: «Se andassero a gara, l’infiltrazione mafiosa esploderebbe. Sarebbero centri di riciclaggio difficilissimi da controllare».
Sul fronte economico, però, emerge un’apertura: «Oggi investire a Catania conviene. I prezzi immobiliari sono ancora bassissimi rispetto al potenziale futuro. In alcune aree, in una prospettiva di 10 o 20 anni, si possono fare affari incredibili».
Infine, lo sguardo sul centro storico: «Stanno rimanendo solo bar e ristoranti, i negozi stanno scomparendo». E la provocazione finale: «Invece di diventare Amsterdam, stiamo diventando Bucarest».
Sulle pedonalizzazioni la posizione è chiara: «Sono favorevolissimo, ma prima bisogna fare i parcheggi di vicinato. È quello che fanno tutte le città del centro-nord Europa». Per Agen, la direzione è evidente: «Le idee ci sono, ma senza visione, regole e controlli, Catania continuerà a vivere alla giornata».
