La riforma elettorale rallenta: Meloni prende tempo, Forza Italia frena
La riforma della legge elettorale rallenta. Dopo il vertice di ieri sera a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, emerge un nuovo cronoprogramma: il voto finale dell’Aula della Camera non arriverà prima di settembre. Forza Italia frena, il centrodestra tratta con se stesso.
A Palazzo Chigi, prima di cena, si è riunita la maggioranza per fare il punto sulla riforma elettorale. Seduti al tavolo con la premier Meloni, i vicepremier Salvini e Tajani, il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, Maurizio Lupi, Giovanni Donzelli per FdI e Alessandro Battilocchio per FI. Ufficialmente Meloni ha chiesto di completare la prima lettura prima di agosto. Nei fatti, il piano che circola ai vertici della maggioranza è più cauto: un via libera della sola commissione entro l’estate, con il voto finale dell’emiciclo rinviato a settembre nella migliore delle ipotesi. Si intravedono i primi segnali della frenata imposta da Forza Italia, con Gianni Letta e Tajani che avrebbero chiesto al presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Nazario Pagano, di rallentare per venire incontro ai dubbi della famiglia Berlusconi.
Il dialogo con le opposizioni e i nodi sul merito
La maggioranza ha deciso di lanciare un appello al dialogo con le minoranze. I capigruppo contatteranno le opposizioni nelle prossime ore per avviare un tavolo di confronto sulla stabilità. L’esito, tuttavia, appare scontato: dal centrosinistra non arriverà nessun via libera alla trattativa. Sul merito della riforma, gli azzurri premono per ridurre il premio di maggioranza e modificare il meccanismo del listino bloccato. I meloniani restano cauti. Ma i dettagli contano meno della tempistica, che sembra rallentare.
I tempi e le simulazioni elettorali
Se il centrosinistra alzasse le barricate in Aula, i lavori potrebbero protrarsi fino a ottobre, lasciando al Senato solo poche settimane prima della sessione di bilancio. La nuova legge va approvata preferibilmente entro il 2026: secondo fonti meloniane, il Quirinale preferirebbe evitare modifiche nell’anno elettorale. Intanto circola una simulazione che proietta le attuali percentuali dei sondaggi: se si votasse oggi, il campo largo prevarrebbe di pochi seggi alla Camera – 102-104 – e in maniera più solida al Senato, 210-215. Vincerebbe, ma non troppo. E non è detto, nonostante le dichiarazioni ufficiali, che questo scenario sia davvero così sgradito ai meloniani.
