Escalation criminale a Catania, il procuratore Curcio avverte: «La droga alimenta la mafia»
Giorni di paura e tensione hanno scosso Catania, riportando la città al centro delle cronache giudiziarie e di ordine pubblico. Ieri sera, si è verificata una nuova sparatoria. Questa volta il teatro dell’accaduto è stata via Adone, nel quartiere San Giovanni Galermo, nella zona nord del capoluogo etneo. Sono stati esplosi alcuni colpi di arma da fuoco in aria a quanto pare, ma fortunatamente non si registrano feriti.
Sparatorie notturne in vari quartieri, che hanno fatto temere l’apertura di una nuova stagione di conflitti armati legati secondo alcune ipotesi al traffico di stupefacenti. Colpi di pistola e di mitra esplosi contro le vetrine di attività commerciali, quartieri popolari trasformati in teatri di regolamenti di conti: una sequenza che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza e sulle dinamiche criminali che continuano a gravare sul capoluogo etneo. Le indagini coordinate dalla Procura guidata da Francesco Curcio avrebbero già individuato come pista principale quella dello scontro per il controllo delle piazze di spaccio, un settore che rappresenta da sempre il motore economico più redditizio per i clan. Secondo ipotesi investigative, la recente escalation sarebbe anche la conseguenza della frammentazione dei gruppi criminali catanesi e della competizione per accaparrarsi i profitti milionari derivanti dal commercio di droga. Non mancano però altre ipotesi, come possibili collegamenti con attività estorsive, ma la gestione del narcotraffico rimane al centro delle valutazioni degli inquirenti.
La città vive giornate di crescente allarme. A destare preoccupazione non è soltanto la diffusione della droga, ma anche la facilità con cui circolano armi da fuoco. In diversi episodi i gruppi criminali hanno agito con spregiudicatezza, confermando una disponibilità di pistole e fucili che gli investigatori definiscono un problema storico e radicato. Non va poi sottovalutato l’impiego delle nuove tecnologie da parte delle cosche: emblematica, in tal senso, la vicenda dei tre giovanissimi fermati mentre cercavano di far recapitare telefoni cellulari ai detenuti utilizzando droni, così da permettere loro di comunicare con l’esterno. Di fronte a questo scenario, le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli e le operazioni mirate. Una risposta che dimostra la costante attenzione dello Stato e la volontà di spezzare la spirale di violenza, pur senza riuscire a dissipare del tutto le preoccupazioni diffuse tra i cittadini.
A fare chiarezza e a lanciare un appello diretto alla è stato il procuratore capo di Catania, Francesco Curcio, in un’intervista esclusiva rilasciata al quotidiano La Sicilia. «Chi consuma droga deve sapere che alimenta questo tipo di attività pericolosa», ha affermato il magistrato, sottolineando come i recenti episodi sarebbero il risultato dello scontro tra bande per il predominio criminale sulle piazze di spaccio.
Curcio ha poi ribadito che, sebbene l’escalation violenta non possa essere esclusa, lo Stato è compatto e pronto a reagire: «La risposta non si farà attendere. Prefettura, polizia giudiziaria e forze dell’ordine stanno lavorando insieme». Infine, un monito ai cittadini: «Chi acquista droga rafforza la mafia».
Non è soltanto un problema di immagine per Catania, ma un danno economico enorme. Una città percepita come insicura rischia di allontanare turisti e investitori. Un messaggio netto che chiude una settimana segnata dalla violenza e che, allo stesso tempo, richiama la necessità di un impegno comune: le istituzioni da una parte, la società civile dall’altra. Perché la lotta alla mafia non è solo un compito delle autorità, ma passa anche dalle scelte quotidiane di ogni cittadino.