«Niente fretta sul rimpasto, ma Schifani vuole chiudere»: il braccio di ferro tra Enna e Palermo
Vertice a porte chiuse nel cuore della Sicilia per fare il punto su governo, rimpasto e tensioni interne al centrodestra.
Ad Enna, nel cuore interno dell’Isola, Fratelli d’Italia ha fatto il punto sull’equilibrio politico della Sicilia. Oltre 400 persone tra amministratori, sindaci, consiglieri e parlamentari hanno riempito l’hotel Federico II, per un’assemblea che ha fatto da cassa di risonanza del governo Schifani e delle sue mosse in vista del rimpasto di giunta.
Il format è quello collaudato nelle altre regioni: inizio con l’Inno d’Italia, poi spazio ai territori, ai sindaci, ai deputati, mentre i big nazionali, Arianna Meloni e Giovanni Donzelli, ascoltano più di quanto parlino, lanciando segnali da dentro la sala piuttosto che dai microfoni esterni. Fuori, però, il fuoco è su due questioni politicamente esplosive: la questione morale che riguarda l’assessora Elvira Amata e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, entrambi coinvolti in inchieste, e la riorganizzazione della giunta regionale segnata da processi in corso e da un’agenda di nomine che il governatore Renato Schifani vorrebbe chiudere entro fine mese.
Nel dibattito interno, il commissario regionale di FdI, Luca Sbardella, ribadisce la linea attendista: le decisioni sui casi Amata e Galvagno non si prendono qui. Amata ha già messo le deleghe sul tavolo, lasciando al partito la scelta. Galvagno, invece, sottolinea il proprio impegno per il giudizio immediato e la disponibilità a un passo indietro, se la richiesta verrà formalizzata. Il tema, però, si allarga. Nello Musumeci lo riassume con una metafora: la questione morale in Sicilia “è come l’isola Ferdinandea, ogni tanto emerge e poi viene sommersa”: non basta un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio per equiparare tutto il territorio a una questione di moralità, solo per ridefinire i parametri politici.
Parallelamente, il centrodestra riflette su come riconfigurare il governo senza sciogliere i nodi, ma cercando di trasformarli in un cambio di passo. La deadline di Schifani, fissata al 30 aprile, corre contro il termine amministrativo che rende complicato il blocco di alcune assunzioni, e il tavolo di Enna diventa un banco di prova. Sbardella, pur sottolineando la delicatezza del momento, rilancia un messaggio politico chiaro: il lavoro dei meloniani va fatto con calma e senza fretta, ma con la determinazione di non lasciare incognite strategiche aperte.
Nel frattempo, l’asse politico si sposta. Fratelli d’Italia, per ora, resta in una fase di osservazione e consolidamento, mentre Forza Italia accelera la sua mossa. Il neo commissario Nino Minardo, subentrato nel partito azzurro, ha già incontrato Schifani a Palazzo d’Orleans per definire il quadro di un ampliamento della rappresentanza forzista in giunta, in linea con la crescita del gruppo parlamentare regionale. Il segnale è forte: il partito di Berlusconi vuole un assessore politico, e non solo un tecnico, a guardare il governo dall’interno, con il riferimento esplicito a figure come il capogruppo Stefano Pellegrino o a un profilo come Bernadette Grasso, entrambi considerati colleghi di riferimento negli equilibri interni.
Nel gioco incrociato dei nomi, si parla di un possibile ingresso più limitato del gruppo di deputati azzurri, ma significativo: un assessore, forse due, in cui pesa la necessità di bilanciare politica e competenze, ma anche fazioni interne, tipicamente tra le aree Falcone-Mulè, Cardinale e altre correnti minori. Nella logica di questa mossa, cresce la statura di alcune figure tecniche, come Daniela Faraoni alla Sanità e Alessandro Dagnino all’Economia, che potrebbero tuttavia pagare il prezzo di un ingresso più diretto dei politici nel governo.
Sul piano di genere, il governo Schifani deve tenere a mente l’obbligo di mantenere almeno quattro assessori donne, e questo rilancia la partita sulle quote rosa all’interno del centrodestra, con un occhio di riguardo a chi è già in giunta e a chi potrebbe essere inserito in un secondo tempo. In quest’ottica, Nuccia Albano sale nelle quotazioni per il ruolo di riferimento sui temi lavoro-famiglia, mentre Ignazio Abbate, che ha avuto una forte presenza nel passato, fatica a trovare spazio in un quadro rinnovato.
Nel complesso, il vertice di Enna segna la consapevolezza che il secondo tempo della legislatura in Sicilia non sarà solo un’esercitazione amministrativa, ma un banco di prova per la tenuta politica del centrodestra, tra questione morale, rimpasto di giunta, liste per le amministrative e la presenza di forze come la Dc che, dopo il lungo inverno segnato dal caso Cuffaro, cercano spazio in un’area di governo già molto affollata. In questa partita incerta, Enna diventa un’incognita politica, un palcoscenico in cui il governo Schifani, i meloniani, i forzisti e le minoranze cercano di accordare logiche di fedeltà, competenze e opportunità prima che il calendario amministrativo imponga scelte non più rimandabili.
