Emergenza Niscemi: il piano regionale per la ricostruzione e le indagini della Procura di Gela
Niscemi tra ricostruzione e inchiesta: mentre la Regione pianifica il futuro degli sfollati, la Procura di Gela indaga su eventuali condotte omissive che potrebbero aver causato il disastro.
La città di Niscemi vive giorni di profonda incertezza, stretta tra l’esigenza di una ricostruzione immediata e la ricerca delle responsabilità giudiziarie. La Procura di Gela, guidata da Salvatore Vella, ha avviato un’indagine approfondita che analizzerà migliaia di atti e immagini satellitari a partire dal 1997. L’obiettivo è accertare se il carico edilizio e la gestione delle acque abbiano contribuito al cedimento del pianoro. «Non guarderemo in faccia nessuno. Valuteremo se ci sono state condotte omissive che hanno contribuito a causare l’evento», ha dichiarato il procuratore Vella, assicurando che l’accertamento delle responsabilità avverrà indipendentemente dal livello dei soggetti coinvolti.
Sul fronte amministrativo, il governatore Renato Schifani e il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, hanno delineato i primi criteri per il territorio. Le abitazioni situate nella cosiddetta “zona nera”, entro i 50 metri dalla frana, sono destinate alla demolizione, mentre per quelle tra i 100 e i 150 metri si profila una possibile restituzione ai proprietari. Schifani ha espresso contrarietà all’ipotesi di una “new town”, privilegiando il recupero di case sfitte o il progetto di una “città green”. Nel frattempo, la solidarietà dei cittadini sopperisce alle mancanze logistiche: è il caso della famiglia Battaglia che, in via Seneca, ha accolto ben 14 parenti sfollati dal quartiere Sante Croci.
Mentre il sindaco Massimiliano Conti ha lanciato una raccolta fondi, resta alta la tensione politica sui tempi dei soccorsi. Il vicepremier Antonio Tajani ha rassicurato sulla rapidità degli interventi, promettendo lo sblocco dei primi aiuti entro dieci giorni. Tuttavia, per molti residenti che avevano già vissuto il dramma del 1997, la preoccupazione principale resta il futuro a lungo termine e la reale volontà delle istituzioni di non dimenticare Niscemi una volta spenti i riflettori dell’emergenza.
