Buste paga trasparenti, rivoluzione in azienda: “Diritto di sapere quanto guadagna il collega”
La rivalutazione della tredicesima (Fonte: ANSA Foto) - www.cataniaoggi.it
Via libera al decreto che recepisce la direttiva Ue: vietato chiedere lo storico retributivo ai colloqui. Sindacati divisi sui criteri di applicazione.
Buste paga senza segreti: arriva il diritto di conoscere quanto guadagnano i colleghi per battere il gender gap.
È una svolta culturale prima ancora che normativa. Il governo ha dato il primo via libera allo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva europea del 2023 sulla trasparenza retributiva. L’obiettivo è scardinare uno dei tabù più resistenti del mercato del lavoro: il segreto sullo stipendio, spesso paravento per ingiustificate disparità tra uomini e donne. La logica è ferrea: allo stesso lavoro deve corrispondere la stessa retribuzione. E se così non è, il lavoratore deve avere gli strumenti per scoprirlo.
Il provvedimento, che dovrà ricevere l’ok definitivo entro il prossimo 7 giugno, introduce novità sostanziali. La prima riguarda la fase di assunzione: ai datori di lavoro sarà vietato chiedere ai candidati informazioni sugli stipendi precedenti. Una norma pensata per evitare che il gap salariale accumulato in passato si trascini anche nel nuovo impiego. Una volta assunti, i dipendenti avranno il diritto di conoscere i criteri con cui viene determinato il proprio stipendio e, soprattutto, i livelli retributivi medi dei colleghi che svolgono la stessa mansione, suddivisi per genere. I dati potranno essere forniti tramite intranet o aree riservate, nel rispetto della privacy.
Il decreto fissa anche una soglia di allarme: se emerge un divario retributivo del 5% o superiore tra uomini e donne non giustificato da criteri oggettivi, l’azienda avrà l’obbligo di motivarlo e di avviare una valutazione congiunta con i sindacati e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro per adottare misure correttive. Le imprese con più di 100 dipendenti dovranno inoltre comunicare periodicamente i dati sulla trasparenza.
Soddisfatta la Ministra del Lavoro, Marina Calderone, secondo cui il testo «rafforza gli strumenti per rendere effettiva la parità salariale» e potrà arricchirsi nel passaggio parlamentare, «perché la valorizzazione del talento di tutte e di tutti è una condizione essenziale per un mondo del lavoro moderno e inclusivo». Meno entusiasti i sindacati. Se la Cisl parla di passo necessario ma non sufficiente, Cgil e Uil alzano il tiro criticando le esclusioni (apprendisti, domestici e autonomi restano fuori) e le tempistiche di reportistica per le aziende medie, giudicando la soglia dei 250 dipendenti per l’obbligo triennale «troppo elevata».
